giovedì 6 maggio 2021

Una lettera dal carcere

Icks Borea, che ringraziamo, legge una lettera che ci è arrivata la scorsa settimana per posta ordinaria. E' scritta da un detenuto e rappresenta bene il sentimento e il clima che c'è oggi all'interno degli istituti di pena. L'autore ci chiede anche di pubblicarla con nome e cognome. Per tutelarlo abbiamo invece deciso di omettere il suo nome e anche la città dove si trova il carcere. 
Il testo verrà pubblicato anche sul numero di maggio di Voci di dentro in uscita la prossima settimana. 


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martedì 23 marzo 2021

Perché il carcere? Riflessioni


 

Perché il carcere? Costruire un immaginario che sappia fare a meno del carcere
Riflessioni con l'autrice Elisa Mauri, Ornella  Favero e Francesco Lo Piccolo


Dal retro di copertina del libro, edito da "Sensibili alle foglie:  
"I numerosi interrogativi che questo libro si e ci pone hanno lo scopo di indurci a sospendere il giudizio su chi è in carcere, invitandoci, come a suo tempo Basaglia fece con i manicomializzati, a guardare le persone e non i modelli e le teorie che si hanno in testa. Partendo dai rapporti reali, con persone in carne ed ossa, incontrate nell’ambito della sua attività, l’Autrice si chiede come facciamo a non vedere che le decine di migliaia di persone detenute chiamano in causa le comunità da cui provengono, i servizi, le opportunità e i diritti che lo Stato ha saputo o non ha saputo garantire a tutti. Tra l’altro ci ricorda che “esistono servizi nei nostri territori che restano in piedi e funzionano grazie a chi lavora gratis, come i tirocinanti o i volontari”. Attingendo a Foucault, all’idea che questa istituzione sia figlia di quel “potere normalizzatore” e disciplinare operante all’interno del “regime panoptico”, l’Autrice si chiede se non possa essere immaginata oggi una rivoluzione contro il sistema retributivo, dove si risponde al male del reato perpetrando altro male. Ci invita a parlare di carcere, a renderci conto che le persone che stanno “lì dentro” appartengono alla società, che a lei dovranno tornare e che la soluzione non è la loro ghettizzazione, perché questo non porta né quella rieducazione voluta dalla Costituzione né sicurezza. E ci lascia una domanda: “Perché pensiamo che la sicurezza pubblica dipenda dall’aumento delle sanzioni e del controllo piuttosto che dalla creazione di legami sociali sani e saldi?” 

domenica 7 marzo 2021

Voci di dentro, numero marzo 2021

 

Varianti è il titolo del numero di Marzo di Voci di dentro (56 pagine, compreso l’inserto NewsNoFake progetto finanziato dalla Regione Abruzzo) mensile scritto da detenuti, ex detenuti, volontari ed esperti dell’Associazione di volontariato. In copertina Lorena Fornasier, triestina che ha scelto una parte scomoda, ma che si impone come necessaria: stare dalla parte dell’altro, del migrante, del povero, del detenuto, o di chi ha vissuto il cammino della persecuzione, deportazione e sterminio come è ben raccontato in uno speciale dedicato alla Shoah con interviste a Corradini e Palmerio. Nelle 56 pagine della rivista anche una sezione dedicata alla donna (a ridosso dell’8 marzo) con i racconti di alcune donne detenute e di una mamma col figlio in carcere e alcune pagine sul Congo alla ribalta in questi giorni per la morte dell’ambasciatore Attanasio. Varianti dunque come cambiamenti, modelli e modi diversi di affrontare questa nostra vita; varianti come sfida a vedere le cose da un altro punto di vista per capire e scegliere tra falsi miti e fake news.


   il mensile di Voci di dentro può essere sfogliato qui:  https://www.calameo.com/read/00034215466c0c0a59844

   per avere una copia direttamente a casa:

1) contributo all'associazione (20 euro o più per tutte le 10 copie in programma nel 2021).

2) versamento sul c/c N 95540639 intestato a Voci di dentro Associazione oppure bonifico: IBAN IT17H0760115500000095540639

3) mail a voci@vocididentro.it con estremi del versamento e indirizzo dove si desidera che siano spedite le riviste

 

venerdì 19 febbraio 2021

Focolaio Covid anche nel carcere di Pescara

 

Focolaio Covid anche nel carcere di Pescara. In base ai tamponi effettuati tra i detenuti nei giorni scorsi, dai dati dell’Unità di Medicina penitenziaria della Asl di Pescara, sono risultati positivi 7 detenuti della seconda sezione giudiziaria. Sono stati isolati, come pure sono in isolamento tutti i detenuti della sezione. La preoccupazione è molta, evidentemente non sono bastate le misure messe in atto compreso lo smart working  di  gran parte del personale, educatori compresi.

Stabile al momento la situazione nel carcere di Chieti: sono positivi 51 detenuti, tutti - tranne due che sono stati ricoverati in ospedale - sono asintomatici o pauci asintomatici (raffreddore, un po’ di febbre, malessere vario).  Situazione stabile, ma sempre seria, in pratica è contagiato quasi tutto il carcere perché solo 9 (sempre in base ai dati di ieri comunicati a Voci di dentro dalla Asl Chieti-Lanciano-Vasto) sono negativi. Per quanto riguarda gli agenti, il dato dei giorni scorsi  (dieci positivi) è ridimensionato dall’Istituto di Madonna del Freddo: sarebbero solo cinque gli agenti positivi.

A Chieti e Pescara il clima tra i detenuti è comunque di apprensione: tranquilli, costretti ad abituarsi al peggio. Agenti e direzione stanno facendo il massimo pur essendo anche sotto organico. Nei giorni scorsi  sono anche cominciate le vaccinazioni del personale, innanzitutto gli agenti, spesso persone non giovanissime.

Voci di dentro ribadisce la necessità sempre più urgente di immadiata campagna di vaccinazione per tutti, volontari compresi, misure deflattive contro il sovraffollamento, la riduzione da parte della magistratura di ricorrere alla custodia cautelare se non in casi estremi, l’aumento da 45 giorni a 75 giorni del periodo di pena da ridurre ogni semestre per i detenuti che tengono una buona condotta, i domiciliari per persone malate e a rischio in caso di contagio da Covis, l’invio ai domiciliari di coloro sotto i 4 anni di pena.

martedì 9 febbraio 2021

Nel carcere di Chieti una decina di detenuti sono risultati positivi al virus

Focolaio di Covid nel carcere di Chieti, almeno dieci detenuti sono risultati positivi al virus. La notizia è di poche ore fa e arriva direttamente dai parenti di alcuni detenuti informati per telefono questa mattina. La preoccupazione è molta: la casa circondariale di Chieti è vecchia e fatiscente, ci sono celle anche da sei persone, alcune hanno ancora la turca. La promiscuità, l’impossibilità di mantenere le distanze stanno rischiando di mandare in tilt tutto l’istituto di Madonna del Freddo dove sono rinchiuse un centinaio di persone, molte delle quali malate. Nessuna notizia sullo stato di salute del personale, agenti, impiegati, personale della direzione. Una situazione preoccupante: non ci sono celle per la quarantena, non ci sono stanze dove mettere le persone risultate positive. Una delle ipotesi in via di definizione è lo spostamento di tutti i positivi nella sezione femminile . Al momento la direzione del carcere ha sospeso tutte le attività dei volontari (molto poche a dire il vero) che fino a sabato si tenevano unicamente via skype.

Il focolaio di Chieti e che fa seguito a tanti altri focolai scoppiati in questi ultimi giorni in diversi istituti di pena è frutto di una continua disattenzione e incapacità di tutto il sistema penale. Basti dire che nel carcere di Chieti, ma succede in tanti carceri in Italia, si continuano a portare in cella persone con una pena di pochi mesi o persone che devono scontare carcerazioni per reati compiuti anche dieci anni fa. Uno tra tanti il caso di un detenuto che è stato portato in carcere a Chieti per una pena di pochi mesi, si è fatto la quarantena, poi è stato messo fuori. E’ normale tutto ciò?. Per noi la risposta è no. E le conseguenze oggi si vedono: sovraffollamento, poca sicurezza, e adesso anche il contagio di una decina di persone… che potrebbero finire in ospedale e intasare ancora di più il sistema sanitario con ospedali ormai al completo.

Lo diciamo da sempre e e oggi a maggio ragione: occorre subito una via d’uscita da un luogo-ghetto che appare sempre più sbagliato, inutile e dannoso, addirittura come ha scritto anni fa Bobbio "la più efficace scuola del delitto: riproduce, non elimina, anzi moltiplica il male". Il carcere non deve essere al centro di ogni cosa, ci sono alternative come la messa alla prova, i lavori di pubblica utilità, i domiciliari. E nell'immediato per fronteggiare la pandemia tutte le persone con pene sotto i tre anni devono essere mandate a casa ai domiciliari, e a casa devono essere mandati tutti coloro che hanno più di settant'anni, tutti i malati, le donne (qualche migliaio dentro per reati spesso minori), le persone con dipendenze gravi, i bambini. Blocco degli automatismi ecc.

giovedì 26 novembre 2020

"Già fantasmi prima di morire"


"Detenzione e malattia" è il titolo della prefazione di Sandra Berardi (Associazione Yairaiha Onlus) al libro di “Già fantasmi prima di morire” di Monica Scaglia, ed. Sensibili alle Foglie, 2019 - La riportiamo qui:

Una sera di qualche mese fa ho ricevuto questa mail <<Sono una detenuta in regime di detenzione domiciliare sanitaria provvisoria nelle mani di uno stato assente che non garantisce i diritti inalienabili quali salute e vita. Ho scritto un libro che contiene la mia testimonianza e la testimonianza di altre due detenute. In questo scritto è spiegato molto bene il motivo per cui i medici del carcere preferiscono impegnarsi su come giustificare un decesso piuttosto che relazionare “non curabile in carcere”, potete aiutarmi a pubblicarlo e divulgarlo?>>.

 La mattina successiva chiamo Monica per capire meglio di cosa si trattasse.

Il nuovo numero di voci di dentro

 In stampa e subito ora in rete il nuovo numero di Voci di dentro, 56 pagine. In primo piano il virus e questa "zona rossa" raccontata e vissuta dai detenuti delle carceri di Chieti e Pescara che seguono i laboratori dell'associazione. 

 Ne parliamo nella sezione in primo piano con gli scritti di Ennio, Maurizio, Claudio…  
L'argomento del lockdown, della maschera, del sorriso sospeso è affrontato anche da diversi nostri commentatori (Spedicato, Di Profio, Ferrante, La Morgia, Giancristofaro, Della Penna) e da alcuni disegni di Cadica. Scrive il nostro Blasi: “...La zona rossa è un imbuto che essenzializza e decanta anche le convinzioni vigenti prima del passaggio della linea sottile, rossa appunto, che divide la libertà dalla prigionia. Essere pro o contro il lockdown, sinceramente pentiti e pronti alla redenzione o tracotanti di rabbia per una sentenza ingiusta, non fa alcuna differenza. In sospeso restano anche le ideologie preesistenti; pronte semmai a essere rispolverate e messe in moto quando la prigionia sarà finita. La zona rossa azzera, fa tabula rasa. E' un inferno a un solo piano, possibilmente il più basso…”.

E così Luana Di Profio:  “Sono i giorni delle mie zone rosse, luoghi introspettivi dell’anima che richiamano I miei luoghi oscuri di James Ellroy, uno dei più grandi scrittori di genere noir viventi, un viaggio introspettivo all’interno delle zone oscure dell’anima, delle zone rosse che circoscrivono l’anima quando tutto fuori sembra sospeso in un asse spazio-temporale indefinito, sottratto, assente”.

All’interno della rivista l’inserto n. 5 di in carta libera, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo, con gli scritti di Suela, Natale, Sefora, Marco e di altri. Grande attenzione ovviamente, e come sempre, al racconto, alla scrittura che libera, alle emozioni. E ai problemi del carcere e della giustizia a cominciare dai diritti violati. Nella speranza di un cambiamento. Scrive Ennio: “I problemi quando sono sociali (es. mancanza di lavoro) si affrontano attuando percorsi che possano dare speranza, fiducia, stimolo ad affrontare la durezza della vita che molto spesso non risparmia nessuno, e non acuendo le pene della detenzione”.

 Chiude la rivista un testo di Maurizio: “Non so cosa vedete voi. Ma io dentro il carcere a Foggia vedevo solo paura. Ma non solo paura...ero terrorizzato. In Tv tutti i giorni a tutte le ore parlavano di morti, di ospedali pieni. E io non avevo notizie dei miei familiari. Solo. Dentro. Disperato. Quando ho visto la corsa dei miei compagni, mi sono accodato. E sono scappato. Ho girato da solo per le campagne, a piedi. E sono andato a casa dai miei. Due giorni dopo mi sono costituito in un carcere del nord. Mi hanno accompagnato in auto i miei parenti. Ora sono qui in carcere a Chieti. Fuori si parla solo di Covid. Io vedo solo paura e terrore”.

“L’estratto in quarta – mi scrive a caldo Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Abruzzo -  dice tutto su quello che stanno vivendo i detenuti in questa dannazione che per loro diventa una bolgia infernale”.   (Francesco Lo Piccolo)


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martedì 17 novembre 2020

Oltre il carcere: il culto della cella da demolire

 

Oltre il carcere: il culto della cella da demolire”, terzo e ultimo evento del “Ciclo di Seminari: La tutela dei Diritti dei Detenuti” organizzato dal Direttivo Locale di ELSA (The European Law Students’ Association).

Il seminario si è svolto il 17 Novembre alle ore 10:30 sulla piattaforma Google Meet. Clicca qui per vedere e ascoltare la registrazione del seminario 

Interventi di:

• Chiara Berti: Professoressa di Psicologia Sociale presso l'Università G. D'Annunzio di Chieti; membro dell’Associazione Italiana di Psicologia (A.I.P.), sezione di Psicologia Sociale, dell’International Society for Justice Research (I.S.J.R.) e dell’International Association for Outcome-based Evaluation and Research on Family and Children’s Services;

• Valentina Calderone: Direttrice dell’Associazione A Buon Diritto nonché autrice, insieme a Luigi Manconi, di “Quando hanno aperto la cella” che analizza le storie e le vicende processuali di uomini e donne morti quando si trovavano sotto la tutela dello Stato.

• Francesco Lo Piccolo: Giornalista dal 1980; Presidente di “Voci di Dentro”, rivista scritta dai detenuti che partecipano ai laboratori di scrittura che tiene in alcune carceri abruzzesi nonché fondatore dell’associazione.


sabato 10 ottobre 2020

il numero di ottobre di Voci di dentro

 E' uscito il numero di ottobre di Voci di dentro (clicca e sfoglia tutta la rivista)

 L’EDITORIALE

La violenza (dal caso George Floyd, a Willy, a Maria Paola e Ciro) è di nuovo uno dei temi di questo numero di Voci di dentro, come sempre scritto da persone in stato di detenzione, volontari, amici. Ne parliamo nella prima parte della rivista e l’abbiamo rappresentata in copertina con l’immagine - rielaborata da Stefano D’Ettorre - del manifesto che pubblicizzava la Mostra della Rivoluzione fascista  che si tenne al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 28 ottobre 1932 al 28 ottobre 1934. 

Il manifesto di quella mostra, evento celebrativo della presa del potere del fascismo, ci è sembrato perfetto per rappresentare questi nostri tempi dove al dialogo, alla parola e alla ragione si è sostituito (o forse è sempre stato così)  il corpo-trincea, il suo potenziamento, il culto dello scontro, della sopraffazione, della violenza del corpo sul corpo dell’altro, su quello che è identificato come il disobbediente, il nemico, lo straniero, lo “strano” direbbe Remo Rapino a leggere il suo magico “Bonfiglio Liborio”.

Quei volti statuari che abbiamo messo in copertina sono il simbolo perfetto del razzismo, del classismo e del sessismo, dispositivi di dominio e di profitto raggiunti, oggi come ieri, con la violenza, la costrizione, il terrore.

Quei volti rappresentano il potere,  il potere di dominare, quello che poi spinge degli uomini - in divisa o meno - a picchiare e torturare, come è avvenuto ad esempio nella caserma dei Carabinieri di Piacenza e in alcune carceri italiane, anche durante le proteste di marzo e aprile scoppiate dopo le improvvise e non condivise restrizioni ai colloqui con i familiari. Avvenimenti, questi ultimi,  che continuano ad essere ignorati. Come ignorate, perché considerate vite di scarto, sono le vite di tanti uomini in stato di disagio nei confronti dei quali ci sono ministri che non ritengono neppure necessario dare risposta. Temi che affrontiamo in altre sezioni della rivista e negli articoli che abbiamo caratterizzato col titolo “le mani sulla verità” e dove parliamo tra l’altro di Covid, coprifuoco e disuguaglianze.

In questo numero alcune pagine sono dedicate a Franco Basaglia, al medico che guardava l’uomo, che combatté contro quelle misure che portavano il malato a sentirsi isolato, umiliato, anonimo e che abolì i manicomi “nei quali, come in carcere,  viene tolta la dignità”. Infine nella parte centrale troverete il fascicolo “In carta libera”, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Chiude il giornale  una riflessione legata alla condanna alla pena di trent’anni decisa dai giudici nei confronti di un giovane per omicidio. Parlando della vittima, la nostra Federica scrive: “Mi viene da dubitare che lui avrebbe voluto essere “ripagato” in questo modo. Qualcosa mi suggerisce che avrebbe perdonato, che avrebbe fatto un gesto di riparazione, che avrebbe tentato il dialogo, la comprensione… Forse, chissà. Non vi è gioia nella pena ma solo una profonda tristezza”.

E conclude con un augurio che facciamo nostro: “Mi auguro che la classe politica tenga un po’ più conto  delle linee d’ombra che segnano le strade del nostro paese, che gli amministratori permettano di illuminare la vita sociale, che i rappresentanti non lascino covare l’odio, il rancore, ma che operino attraverso un concreto fare e praticare la civiltà”. (Francesco Lo Piccolo)


lunedì 27 luglio 2020

Reading e cinferorum con Voci di dentro/in carta libera


Riprende nel Tempietto del Tricalle a Chieti, il progetto di Voci di dentro IN CARTA LIBERA”, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo.
In accordo con Fai Chieti e con Sovrintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio dell’Abruzzo, nel giardino della chiesetta, al via Laboratori - Reading pubblici – Cineforum.

·         DAL 27 LUGLIO AL 4 SETTEMBRE (ad eccezione del periodo 1-15 agosto) OGNI LUNEDÌ E VENERDÌ, DALLE ORE 9 ALLE ORE 12, LABORATORI DI GIORNALISMO, GRAFICA, FOTOGRAFIA, DISEGNO                (i laboratori sono riservati a utenti del progetto in carta libera)

·         DAL 31 LUGLIO AL 4 SETTEMBRE READING PUBBLICI E CINEFORUM, ORE 21 (Ingresso gratuito, prenotazione posti obbligatoria, scrivere a voci@vocididentro.it) con il seguente calendario:
VENERDÌ 31 luglio ore 21 - Presentazione in carta libera - film “4 minuti” di C. Kraus (Un carcere. Un'insegnante di piano. Un'allieva omicida che si esprime con l'hip hop)
SABATO 22 agosto ore 21 - Reading in carta libera - film “Io, Daniel Blake” di K. Loach (Vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes 2016. Storia di burocrazia e diritti violati)
VENERDÌ 28 agosto ore 21 - Reading in carta libera - film “Il figlio dell’altra” di L. Lévy (La storia di due famiglie, una palestinese e l’altra israeliana, e di un figlio scambiato per errore dopo la nascita)
VENERDÌ 4 settembre ore 21 - Dibattito in carta libera - film “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey” di M. Newell (struggente storia di un club letterario impegnato a contrastare gli orrori dell'occupazione nazista)

mercoledì 1 luglio 2020

Il nuovo numero di Voci di dentro



I
clicca e sfoglia la rivista
l razzismo e le violenze della polizia contro le minoranze etniche in Usa e in tante altre parti del mondo. Questo uno dei temi di questo numero di giugno  Un tema, questo del razzismo contro le persone dalla pelle nera, che si lega a tante altre forme di violenza contro i poveri, gli stranieri e i carcerati. Più che mai vere le frasi del regista afroamericano Kevin Jerome Everson: se i bianchi commettono un crimine, si tratta sempre dell’azione di un individuo. Se un bianco commette una strage, si tratta di un folle o di malato. Un serial killer bianco è sempre un “lupo solitario”. O un pazzo. Se un afroamericano commette un crimine, allora è tutta la comunità che lo commette. Perché i bianchi si ritengono essenzialmente “buoni”.
 Ne parliamo in queste pagine dedicate a George Floyd, e a tutti gli “esclusi” e anche a Marco Boattini, Salvatore Cuono Piscitelli, Slim Agrebi, Artur Iuzu, Hafedh Chouchane, Lofti Ben Masmia, Ali Bakili, Erial Ahmadi, Ante Culic, Carlo Samir Perez Alvarez, Haitem Kedri, Ghazi Hadidi, Abdellah Rouan, i tredici detenuti morti in seguito alle rivolte di marzo, molti dei quali deceduti durante il trasferimento in altri istituti. Nessuno si era accorto che stavano male.

venerdì 19 giugno 2020

Anteprima "Speciale giugno 2020"

Pubblichiamo in anteprima l'articolo di Francesco Lo Piccolo, direttore di Voci di dentro

Noi siamo George Floyd.

Noi, cittadini di questo mondo che siamo di pelle nera, vite uguali ma considerate disuguali, e nei fatti disuguali, discriminati nel lavoro, nella possibilità di avere un mutuo per la casa, con un’aspettativa di vita inferiore a quella dei bianchi, con una mortalità infantile superiore, rinchiusi nelle periferie e nei ghetti.
Noi, neri uccisi a migliaia in America, uomini e donne,  di Los Angeles, Ferguson, Baltimora, Minneapolis, Atlanta… noi uomini e donne, nomi e cognomi come quelli scritti nel murales dedicato a Floyd: Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, Eric Garner, Trayvon Martin, Jordan Davis, Rekia Boyd, Freddie Grey, Tamir Rice… nomi scanditi dal reverendo Al Sharpton al santuario della North Central University il 4 giugno 2020. Uomini e donne eredi di quei neri che hanno materialmente costruito l’America di oggi, con le sue strade e i suoi grattaceli.

mercoledì 15 aprile 2020

OLTRE LA MASCHERA


“Oltre la maschera” è il titolo del secondo speciale della rivista “Voci di dentro” dedicata alla pandemia da Coronavirus e a questi tempi di mascheramenti, confinamenti, caos e trasformazione. Tempi che non saranno certo corretti (e noi non saremo certo liberati) da un medico con mascherina e lenti di vetro o da uno stato d’emergenza. Sistemi che si limitano a trattare il sintomo, ignorando - volutamente o meno - che il male è molto più profondo, e che può venire curato individuando e rimuovendo la causa (un sistema che vive sullo sfruttamento di gran parte del mondo ad opera di una parte ben più piccola, dove l’uomo è mero strumento della politica e dell’economia, mezzo e non fine).
Anche questo numero speciale, come il precedente, è realizzato con i testi dei detenuti delle nostre redazioni di Chieti e Pescara che ci sono arrivati via Skype e per posta ordinaria. Ma oltre ai loro testi anche i contributi dei volontari dell’associazione e di alcuni nostri commentatori: lo scrittore Giovanni D’Alessandro, l’antropologa Lia Giancristofaro, il professor Giuseppe Mosconi, lo psichiatra Marco Alessandrini. Nella rivista (64 pagine per ora in versione web) interviste alla Presidente del Tribunale di Sorveglianza de L’Aquila Mariarosaria Parruti, alla Direttrice del carcere di Lanciano Maria Lucia Avantaggiato, all’avvocato Marco Femminella, al responsabile osservatorio carcere di Antigone Alessio Scandurra e tante storie sui giorni delle proteste nelle carceri abruzzesi.
In tutti i testi un interrogativo: come sarà il dopo Covid 19? Con la speranza che quanto accaduto sia di insegnamento, Voci di dentro si augura che le voci di dentro e quelle di fuori tornino a parlarsi e a riconoscersi perché “in questa barca che è questo mondo” nessuno si salva da solo. E questa pandemia l’ha mostrato in tutta evidenza.


mercoledì 25 marzo 2020

Lettera dal carcere di Madonna del Freddo (Chieti)


ALMENO LIBERI DI VIVERE

Questo è un urlo straziato che viene dal profondo delle nostre anime. In questo tempo di pandemia tutti voi state provando la privazione: tutti i diritti vengono meno e bisogna solo adempiere a doveri così rigidi che forse, anche se in piccole dosi, ora anche voi state assaggiando cosa vuol dire essere prigioniero.

Questo “nuovo decreto svuota carceri” tutto è tranne che nuovo: esiste già uno strumento legislativo chiamato sfolla carceri ed è “la 199”, che  tutto ha fatto tranne che sfollarle. Altro che indulto mascherato, tanto che il numero di detenuti si aggira attorno alla cifra di 60000 unità. Questo nuovo testo non ha apportato nessuno cambiamento, a parte che lì fuori ha dato una sensazione di aver fatto qualcosa per “quei criminali che hanno distrutto le prigioni” e non è neanche vero!

lunedì 23 marzo 2020

METAMORFOSI, IL NUOVO NUMERO DI VOCI DI DENTRO

copertina speciale n.30
E' on line il numero speciale di Voci di dentro realizzato (in questi tempi di emergenza) utilizzando Skype e telefono. Dal carcere gli scritti ci sono arrivati per posta ordinaria o sono stati dettati ai familiari durante i colloqui telefonici. Tutto il lavoro è frutto dell’impegno di volontari e di esperti che conoscono a fondo gli istituti penitenziari. Non è stato facile, ma il risultato di questo lavoro sono queste 40 pagine. Troverete gli articoli dei detenuti  delle redazioni di Chieti e Pescara dove scrivono delle loro paure, dei loro desideri e delle loro proteste ancora in atto per ottenere dignità, salute e sicurezza. E ci sono le emozioni e i pensieri dei volontari dell’Associazione e le analisi dei nuovi autori di Voci di dentro come lo scrittore Giovanni D’Alessandro, la professoressa Luana Di Profio, Desirè  Memme, Simona Galante e Internal Observer, pseudonimo con il quale (da oggi) si firma un autorevole dipendente dell’Amministrazione penitenziaria.

sabato 14 marzo 2020

Il carcere al tempo del Coronavirus…come vuotare il mare con paletta e secchiello


Comunicato - Il carcere al tempo del Coronavirus…come vuotare il mare con paletta e secchiello

                      Casa circondariale di Pescara: oltre 400 detenuti in una struttura che ne può contenere 270

Casa circondariale di Chieti: oltre 150 detenuti in una struttura che ne può contenere 79

Casa circondariale di Lanciano: oltre 300 detenuti in una struttura che ne può contenere 230

Casa circondariale di Teramo: oltre 430 detenuti in una struttura che ne può contenere 250

Casa di reclusione di Sulmona: oltre 450 detenuti  in una struttura che ne può contenere 303

Sono cominciate anche in Abruzzo, seppure con molta lentezza, le prime azioni di buon senso inviando ai domiciliari persone con pene residue al di sotto dei 18 mesi e detenuti anziani o con gravi patologie. Una corsa ai ripari  in grande affanno per una grave carenza di funzionari giuridici pedagogici (appena 30 su una popolazione di circa 2 mila detenuti), cancellieri del tribunale, magistrati di sorveglianza ora tutti impegnati nell’avvio di pratiche per la chiusura delle sintesi comportamentali e di verifiche dei requisiti. All’improvviso, di fronte all’emergenza, si fanno i conti con un sistema penale più attento alla punizione che alla rieducazione.

Molte e gravi le criticità: nel carcere di Chieti scarseggiano prodotti per l’igiene (rinnoviamo l’invito a enti, associazioni, aziende di portare direttamente in carcere, in via Ianni, saponi, detersivi e disinfettanti, specificando in portineria “offerta con Voci di dentro per i detenuti di Chieti”); nel carcere di Pescara personale medico allo stremo e insufficiente (1 medico e 1 infermiere per turno, 1 specialista a settimana) e detenuti con la febbre “curati” con tachipirina ma non isolati dagli altri; sempre a Pescara chiusi i semiliberi e gli articoli 21; agenti di polizia insufficienti: 1 ogni tre sezioni. Un ispettore ci dichiara: “cerchiamo di parlare con i detenuti, facciamo del nostro meglio, ma la preoccupazione del contagio è altissima”. Una parente di un detenuto: “Le telefonate quotidiane di 10 minuti sono assicurate, almeno quelle, ma Skype non funziona”.

Dal carcere di Chieti scrivono: “ Non è vero che la nostra protesta nasce dalla sospensione dei colloqui con i nostri famigliari: siamo in grado di capire e sufficientemente consapevoli che il blocco dei colloqui è stato deciso per ridurre le possibilità di contagio anche con i nostri cari. Protestiamo con la battitura serale per il diritto alla salute, diritto che ognuno di voi ha ed a noi non viene tutelato. Siamo spaventati a dover immaginare cosa succederebbe nel nostro carcere in caso di contagio da Coronavirus, qui dove conviviamo in 6 o 7 in celle di circa 20 metri quadri. Voi che siete fuori potete disporre di 1 metro attorno evitando gli assembramenti e riunioni; e noi? Possiamo vivere accalcati, ammassati come gregge in un ovile? Possiamo correre il rischio di ammalarci perché siamo detenuti? E questo quello che una società civile ha inserito nel decalogo di vita?

Desideriamo e richiediamo con fermezza che questo tragico momento possa spingere verso una soluzione vera e definitiva di questo sistema carcerario che nei suoi comportamenti punitivi è il più retrogrado tra i paesi civilizzati, prova ne sono le sanzioni ricevute dalla Corte Europea. Per questa ragione è stato indetto lo sciopero della fame, che è in vigore da lunedì 9 marzo. Abbiamo sospeso già da domenica sera l’acquisto dei generi di sopravvitto e per dimostrare coerenza con le nostre dichiarazioni abbiamo inviato alla Caritas di Chieti quanto ognuno dei detenuti aveva come scorte alimentari”.

domenica 8 marzo 2020

EMERGENZA CORONAVIRUS - COMUNICATO DI VOCI DI DENTRO



EMERGENZA CORONAVIRUS -  COMUNICATO DI VOCI DI DENTRO

Nelle condizioni in cui si trovano oggi le carceri italiane (scarsità di cure adeguate, sovraffollamento, acqua calda spesso razionata, poca igiene), per evitare epidemie al suo interno anche in considerazione della fragilità della popolazione con il conseguente trasferimento d’urgenza in ospedale di decine di detenuti eventualmente affetti da Coronavirus  - aggravando perciò il sistema sanitario nazionale sempre più a corto di posti letto e di sale di rianimazione (dopo i tagli alla sanità di questi ultimi anni) -  questi dovrebbero essere i provvedimenti da avviare immediatamente:

1) scarcerazione e invio ai domiciliari di anziani, malati gravi terminali, persone con disfunzioni cardiache o affetti da Aids e epatiti, come del resto dovrebbe essere se davvero si volesse tutelare il diritto alla salute, il rispetto della dignità e l’umanizzazione del trattamento, come è garantito dalla Costituzione, dalla riforma del 1975, dalla legge Gozzini del 1986, dal nuovo regolamento penitenziario del 2000, dalle  tante Raccomandazioni del Consiglio d’Europa;

2) indulto per tutti i detenuti con pene inferiori ai tre anni, provvedimento che riguarda ad esempio persone che hanno già scontato 28 anni e ne devono scontare solo due, oppure persone che sono state recentemente incarcerate per un cumulo di pena di uno, due o tre anni e per un fatto magari accaduto dieci anni prima. Per essere precisi:  8.682 le persone che hanno da scontare in carcere ancora un periodo inferiore a un anno, 8.144 con un residuo di pena di due anni e 6.171 persone che devono restare ancora in carcere per un periodo fra i due e i tre anni;

3) scarcerazione di 54 mamme e dei loro 59 bambini attualmente detenuti in 9 istituti, mettendo così in pratica le tante inutile promesse (“mai più bambini in carcere”) che da almeno un decennio hanno fatto tanti ministri, politici, governanti vari, di tutti i partiti, di tutti i  colori. Nel frattempo, in carcere, quei 59 bambini la prima parola che hanno imparato a dire non è stata “mamma”, ma “ispettore apri”.

4) blocco dei nuovi ingressi per reati minori, pregressi e cumuli di pena,

5) provvedimenti di detenzione domiciliare,

6) affidamento ai servizi sociali del maggior numero di detenuti.

In definitiva  un’azione deflattiva che: 1) eviterebbe concretamente un’altra eventuale emergenza oltre a quella che sta già sopportando l’Italia, 2) verrebbe realmente incontro (e non con divieti o palliativi) alle paure che ci sono tra i detenuti e tra i loro familiari, 3) permetterebbe ai detenuti rimasti all’interno degli istituti di avere cure più adeguate e maggiori possibilità di colloqui via skype e via telefono con i loro parenti.



Il direttivo dell’Associazione Voci di dentro                                                               Chieti, 08/03/2020

martedì 25 febbraio 2020

Pavarini: la pena legale non è stata, non è, né potrà mai essere utile

Riproponiamo un "classico" di Massimo Pavarini scritto nel 1996:


1. Introduzione: alcune utili distinzioni

a) Pene di fatto e pena legale
Una nozione sociologica di pena che si limiti a coglierne i profili descrittivi si articola su alcuni attributi essenziali: la natura afflittiva, programmatica, espressiva e strategica della reazione punitiva. La natura afflittiva si riferisce all'effetto di produzione di deficit nei confronti del punito, come riduzione di diritti e/o del soddisfacimento di bisogni; nel contempo l'azione repressiva deve apparire intenzionale al fine di determinare una relazione di senso - come riprovazione e censura - tra la pena e il soggetto passivo. La natura espressiva della pena coglie invece la dimensione simbolica della reazione punitiva volta a esprimere la pretesa di autorità di chi punisce; essa, infine, si sviluppa in un contesto situazionale come funzione volta alla conservazione di determinati rapporti di potere. Solo la presenza di tutti questi attributi conferisce natura di penalità alla reazione sociale.

lunedì 10 febbraio 2020

Il nuovo numero di voci di dentro

E' in stampa il nuovo numero di Voci di dentro, all'interno l'inserto "In carta libera" progetto finanziato dalla Regione Abruzzo.

L'editoriale del direttore Francesco Lo Piccolo:

Per non continuare a vivere in un Paese ove ogni sentimento d'umanità, di dignità, di civiltà, di coscienza e di pudore sembravano completamente banditi…”.
Giorgio de Chirico, memorie della mia vita.


La scomparsa è il titolo di un’opera di Geoge Perec, autore francese che mi ha accompagnato in appassionate letture tantissimi anni fa. Nel libro si parla della scomparsa di una vocale, di una persona  (Anton Vocal) e di un popolo, il popolo ebraico che il nazifascismo cercò di cancellare dal nostro mondo. Siamo stati al “gioco” letterario di Perec, abbiamo titolato la rivista con “la scomparsa” e l’abbiamo accompagnata da il manichino di Giorgio de Chirico. Manichino senza occhi, senza, bocca, senza orecchie. Come senza occhi, senza bocca e senza orecchie sono i carcerati imprigionati in questi malsani ambienti che chiamiamo carceri e dove l’aria malsana che vi aleggia non fa altro che trasferire tutte le sue patologie su persone e cose.

venerdì 10 gennaio 2020

Dei diritti e delle pene, l'articolo di Luigi Manconi


di Luigi Manconi (La Repubblica, 10 gennaio 2020)



Davvero il carcere, previsto dal diritto penale, è compatibile con il principio di umanità? Forse è ora di trovare soluzioni alternative. Si è appena concluso un anno che ha visto approfondirsi, come mai in passato, il solco tra le scelte della politica e quelle delle istituzioni di garanzia su una materia, quale quella penale, che proprio perché incide su questioni estremamente sensibili (la libertà e la sicurezza), dovrebbe invece sottrarsi da ogni possibile uso di parte.