mercoledì 18 gennaio 2023

Il doppio dramma

86 nel 2022

Non sono semplici numeri, questi numeri indicano il numero delle persone che si sono tolte la vita mentre erano ristrette in carcere; sempre di più fino ad arrivare alle 86 del 2022. Una strage. Ad eccezione di un po' di clamore, il più delle volte è stata una strage ignorata e erroneamente considerata "nel suo insieme" come frutto di sofferenze e fragilità.

Nell'ultimo numero della nostra rivista abbiamo ricordato le parole di Margara: "SENTIRE TUTTI LA RESPONSABILITÀ DI QUESTI MORTI E DEL CARCERE CHE LI PRODUCE È UNA SCELTA ETICA DESUETA". Margara disse così nel 2009, ma quel sentimento, quell'invito a sentirsi responsabili continua a restare inascoltato. E questo è l'altro dramma di questa strage. (grafico e dati Voci di dentro)

mercoledì 4 gennaio 2023

Porte, portoni, portoncini

di CLAUDIO BOTTAN

...Sfuggire al cambiamento
vorrebbe dire sprecare il dolore

 Si può entrare in galera e uscirne da una "porta" di cambiamento che qualcuno ha aperto? 

Non faccio buonismo, tutt’altro. Il carcere cambia per sempre ed è innegabile, ma sfuggire al cambiamento vorrebbe dire sprecare il dolore.

L'illogicità che la detenzione lascia addosso una logica ce l'ha, tutta sua: vera galera non sono le sbarre, il cemento. La galera, quella che piega la roccia, è lo stare esposti alle domande, reggere l'urto del passato senza defilarsi: le domande dei più giovani (non potevi pensarci prima?), le domande di mio figlio (papà, perché?), gli sguardi della gente, le loro attenzioni, i miei rimpianti: questa è la galera che mi tormenta. Mai l'avrei immaginato mentre ero là dentro. 

Allora devono spalancarsi le porte su quel luogo buio, fermo nel tempo, ma in cui il tempo è l'unica cosa a contare davvero. Il carcere ha bisogno di essere raccontato, deve essere ascoltato dalla voce di chi ha avuto la dolorosa sventura di passarci per la pena; deve essere condiviso con chi ha scelto di entrarci per alleviare la pena di altre persone. Incontrare i volontari significa restituire parte del calore umano ricevuto; il solo fatto di sentirsi chiamare per nome, in un luogo ingessato dai ruoli che impongono distanze tra buoni e cattivi, è una porta aperta verso il cambiamento. Ci vuole il coraggio di varcarla quella porta, volontariamente.

sabato 31 dicembre 2022

Fuga dal Beccaria. Quei “ragazzi Papillon” chiedono anche a noi di oltrepassare i muri del carcere

di ANTONELLA LA MORGIA 

La fuga di sette ragazzi dal carcere minorile Beccaria non andrebbe letta come la conseguenza di cosa mancava- e avrebbe dovuto esserci - al penitenziario in cui erano reclusi. Cioè, l’assenza di punti vulnerabili di cui è stato facile approfittare: le impalcature e le protezioni di un cantiere nell’edificio i cui lavori non erano terminati. O la scarsa sorveglianza degli agenti per un organico insufficiente.

D’accordo. Mettiamo più personale di polizia a guardarli come cani e pastori un gregge. Oggi solo a qualche illuminato direttore, ai cappellani, ai pochi educatori e ancora ai sempre meno numerosi volontari va riconosciuta la lodevole missione – laica o evangelica che sia - di riprendere quelle vite smarrite, come pecore. E mettiamo muri più alti, a chiudere ancora più aria, luce, cielo di quanto non filtri, per sognare di rubarli nel giorno di Natale. 

Questo episodio piuttosto che evidenziare cosa mancava, ci dice invece cosa c’era in quel carcere. Spesso, quasi sempre, cosa c’è in ogni carcere. Solitudine, vuoto, negazione di diritti diversi da quell’integrità della libertà personale che la pena detentiva principalmente aggredisce, poi però portandosi dietro molte altre e afflittive privazioni, che investono affetti, occupazioni, direzioni e impegni, aspettative, desideri, interessi.

sabato 24 dicembre 2022

Speciale Natale 2022

Questo numero speciale di Voci di dentro dal titolo Natale 22 è nato nelle redazioni delle carceri di Chieti e Pescara. Sono pensieri e riflessioni a ridosso della festività del Natale, un giorno di festa per tanti, ma non per tutti. Non per le persone che vivono in paesi in guerra, non per i migranti che a bordo di piccole imbarcazioni cercano salvezze in terre straniere. Un giorno che non è uguale per tutti in questo mondo di ingiustizie e di disuguaglianze.  Nonostante gli appelli alla pace. In questi pensieri ritorna costante la sofferenza di chi si trova in carcere e che  è stato diviso dalla famiglia, dagli affetti più cari, soprattutto dai figli. Sono circa ventimila i detenuti  rinchiusi nelle carceri italiane che hanno figli. A loro, padri e madri  in carcere, e ai loro figli, è dedicata questa pubblicazione che mettiamo in rete.   per sfogliare clicca qui: Natale 2022 (calameo.com)  Qui sotto il podcast di Carlotta Toschi: 


sabato 10 dicembre 2022

Gli eventi di Voci di dentro questa settimana

 Il calendario 2023 "Volti di dentro", gli incontri pubblici con Simona e Claudio, distribuzione di vestiti e abiti caldi per le persone detenute, un convegno a L’Aquila, la distribuzione del nuovo numero della rivista dedicato ad Assange. E’ davvero un programma  fitto di iniziative quello che impegna Voci di dentro da domani, domenica 11, fino alla fine del 2022. Tutto all’insegna della solidarietà e della la cultura in difesa dei diritti continuamente violati. In tutti i campi.

Domenica 11 dicembre dalle ore 10.30 banchetto di promozione e vendita del Calendario 2023 "Volti di dentro".  A Ripa Teatina. Con le fotografe Irene Ciafardone e Marzia Cotugno. “Volti” racchiude fotografie di detenuti ed ex detenuti in affidamento all’associazione. Si pone l’obiettivo di cambiare la prospettiva e gli stereotipi che troppo spesso si hanno nei loro confronti. Persone, volti, sentimenti e quotidianità prima di ogni altra cosa. Sono i volti della sofferenza, gli stessi volti che amano la vita, i loro compagni, i loro famigliari, i loro animali, i loro amici. Sono persone che hanno voglia di riscattarsi. Sono occhi che ricordano il passato ma che cercano di portare speranza nel loro futuro. Cercano di tornare a fare del bene. 


Lunedì 12 dicembre
dalle ore 10 distribuzione alle persone detenute del carcere di Pescara di giubbotti, felpe, tute, maglie e calzettoni
. L’iniziativa avviene nell’ambito della Tombolata organizzata dalla Croce Rossa. Grazie all’ETS Spazi o Popolare Anna Campbell di Pesaro che da anni raccoglie e distribuisce indumenti, giocattoli e soprattutto aiuto di ogni genere e calore umano alle persone in stato di disagio. Iniziativa in adesione a una campagna di Sbarre di zucchero (gruppo fb).




Martedì 13 dicembre e mercoledì 14 dicembre.
A Chieti.  
“Una storia semplice e straordinaria”. Ospiti di Voci di dentro, Simona Anedda e Claudio Bottan racconteranno la loro storia prima agli studenti dell’Istituto Galiani (martedì ore 10.30) e poi a conclusione della loro tappa abruzzese al Teatro Marrucino nell’ambito della rassegna “Amami Teatro” (ore 16). Simona è affetta da sclerosi multipla e sogna di arrivare fino all’Himalaya sulla sua sedia a rotelle, Claudio è un ex detenuto che ha deciso di spendersi in modo definitivo e totale per gli altri. Due storie di fragilità ed esclusione che insieme si completano diventando una sola Storia, semplice e straordinaria: “È difficile raccontare le emozioni e la commozione che si leggono sul volto delle persone che li ascoltano mentre parlano di come si sono conosciuti e del legame che si è creato. Per capire bisogna solo ascoltarli. Simona non muove più braccia e gambe, ma con la sua tenacia e grazie al suo “angelo custode” continua a progettare nuove sfide. Francesco Lo Piccolo: “Simona e Claudio sono speranza, positività e resilienza. Nella loro storia c’è la  sintesi dei valori dell’associazione Voci di dentro: reinserimento sociale, diritti, uguaglianza. Voci di dentro è la loro “casa”. Antonella La Morgia: “Senza retorica o lacrime da talk show è la storia di chi impara nuovamente a vivere, nonostante tutti gli imprevisti in cui si può cadere. E’ la storia di chi impara di nuovo a camminare malgrado i molti ostacoli” . Per l’occasione, Simona, Claudio e Voci di dentro doneranno al Comune una carrozzina per disabili. L’incontro al Galiani è riservato agli studenti, l’incontro al Teatro Marrucino è aperto alla cittadinanza che è invitata a partecipare.  In collaborazione con Csv, Ist. Galiani, User, FAI, CNA, e col patrocinio del Comune di Chieti. 



Venerdì 16 dicembre. A L’Aquila. Sala Rivera Palazzo Fibbioni. Ore 10:30. Incontro pubblico “Al di là del muro - Riflessioni sulla Giustizia di Comunità”.
Interventi di Federico Congiu (Fraterna Tau), Luana Tunno (Direttore Uepe L’Aquila, Angelo Bleve (Il Germoglio ODV), Cinzia Carlone (coordinatrice sezione staccata Centro giustizia minorile per Lazio, Abruzzo e Molise). Nell’occasione sarà presentato il calendario 2023 “VOLTI DI DENTRO”.  Con Francesco Lo Piccolo e le fotografe Irene Ciafardone e Marzia Cotugno.




mercoledì 30 novembre 2022

La gogna mediatica e gli effetti collaterali

di LUIGI MOLLO

La gogna mediatica “è un processo parallelo punitivo quanto il processo penale”, perché “arma” l’opinione pubblica che non è in grado di utilizzare quelle “armi” in maniera corretta. Nel sistema giudiziario italiano, ci sono già norme che possono evitarlo. Quando si crea l’aspettativa della condanna serve un giudice coraggioso per assolvere anche attraverso un equilibrio nell’informazione che lo renda libero di decidere.

L'editoriale

 In stampa il nuovo numero di voci di dentro.  64 pagine sul carcere, sulle sofferenze, sui suicidi arrivati a quota 81 da inizio 2022, su Iran, su Russia e sul nostro giornalismo, giornalismo d’emergenza


di ANTONELLA LA MORGIA

Se esiste un giornalismo d’emergenza, tal quale la medicina che presta il soccorso urgente e interviene in situazioni critiche come i terremoti, è arrivato il momento di essere quel tipo di giornalisti. È arrivato il momento di presidiare, medicarne le ferite, salvandola dagli attacchi, il poco di professione militante che resta e che sempre molto ha da dire (salvo essere messa a tacere), stando a fianco di chi, se ha scelto di raccontare la verità offrendone le fonti, lo ha fatto fedele a un compito: informare è abbattere i segreti che avvolgono il potere, perché la trasparenza è il presupposto della democrazia.

Sartoria sociale, come ricucire un futuro per abiti e persone


È la prima impresa sociale nata a Palermo in un bene confiscato alla mafia. Una realtà imprenditoriale che offre una opportunità concreta di lavoro a persone svantaggiate o in situazioni di disagio




di Claudio Bottan

Tutti abbiamo avuto le nostre difficoltà. Anzi, “tutti siamo ex di qualcosa” ama ripetere Rosalba Romano, socia fondatrice e volontaria della cooperativa sociale Al Revés di Palermo che ha dato vita a “Sartoria sociale”. Si tratta di un’impresa nel campo del riciclo tessile e sartoriale, che ha sede in un bene confiscato alla mafia e gestisce anche un laboratorio di cucito presso la casa Circondariale Pagliarelli. “Siamo persone che non si vergognano di ammettere le proprie debolezze - aggiunge Rosalba - e che, nello spirito di una rete di solidarietà, si danno e danno una mano. Prova ne è che il nostro servizio non ha chiuso nemmeno un giorno durante la pandemia, che abbiamo affrontato producendo mascherine e portandole ovunque. Siamo persone qualsiasi, cittadini che hanno scelto di non cedere alla crisi depressiva”. 

AM@NETTA, quando il lavoro e la creatività rimettono in carreggiata


Le “t-shirt a due ruote” del carcere di Novara che piacciono ai bikers

di Claudio Bottan

Il tempo libero è il problema dei carcerati! Così pensava il garante dei detenuti del comune di Busto Arsizio durante i primi mesi di incarico, dopo un anno in cui aveva gestito, come volontario, una piccola redazione interna alla casa Circondariale cittadina. Agli occhi di Matteo Tosi, in quei pomeriggi “al fresco”, niente, nemmeno il famigerato sovraffollamento, era sembrato più disumano e disperante dell’essere buttati lì, parcheggiati a non fare niente, senza possibilità di essere utili né di impegnare la testa: davvero “a marcire”, come si augurano solo certi peggiori. Ed era convinto che l’articolo 1 della Costituzione gli desse ragione.

lunedì 21 novembre 2022

Ottanta morti. Una strage


di CLAUDIO BOTTAN

Nelle carceri italiane si sta consumando una strage silenziosa. Qualcosa che mi rimanda continuamente indietro nel tempo, a corpi gettati oltre le sbarre.

 «Mister Robert Sands, un prigioniero nel carcere di Maze, è morto oggi alle 1,17 del mattino. Si è tolto la vita rifiutando cibo e cure mediche per sessantasei giorni». All’alba del 5 maggio 1981 un conciso comunicato del governo britannico annunciava al mondo che l’ineluttabile destino del leader dei ribelli irlandesi si era compiuto. Bobby Sands aveva iniziato uno sciopero della fame come protesta estrema per rivendicare lo status di prigioniero politico che gli era stato negato da Londra, e per affermare il suo desiderio di libertà si era lasciato morire a soli 27 anni. 

Ottanta morti, ottanta persone, ottanta storie. Nelle carceri italiane si sta replicando la storia: persone, individui, fragilità che trovano libertà nella morte gettata in faccia a chi non vuole vedere. Corpi che volano oltre le sbarre e si schiantano sulle nostre coscienze come estrema protesta per attirare l’attenzione sulla solitudine, sulla fragilità, sul disagio psichico degli ultimi. Corpi che pesano.

mercoledì 19 ottobre 2022

Suicidi, nuovi psicologi, caso Ioia. Tre storie nel mondo del carcere. Perché regni la quiete


di FRANCESCO LO PICCOLO
1. Qualche giorno fa ha tentato il suicidio in carcere uno dei tanti detenuti che conosco personalmente e che partecipano ai laboratori di Voci di dentro. Un ragazzone inquieto, appena 25 anni, la vita non gli è stata molto tenera e il carcere è stato per tanto tempo il suo pezzo di mondo. Con noi ha fatto un bel lavoro e ha recitato in uno spettacolo teatrale che abbiamo messo in scena il 23 giugno di quest’anno. Bravissimo a dispetto di chi lo definiva inaffidabile e borderline. Dopo il tentato suicidio - poche ore dopo il gesto - è stato trasferito. Succede sempre così. In tutte le carceri: uno tenta il suicidio a Roma, lo mandano a Velletri. E se succede a Velletri ecco che l’autore del gesto viene trasferito a Roma o in qualsiasi altro carcere. Invece di affrontare i problemi, invece di governarli e curare, la soluzione del sistema carcere è ancora sempre la stessa: rimozione del problema, allontanamento di chi rompe la quiete, quiete solo apparente, come ovvio.
2. Da qualche settimana è al lavoro nelle carceri italiane una pattuglia di giovani laureati. Sono psicologi e criminologi e sono entrati in organico come collaboratori esterni ex articolo 80. Nessuno è a tempo determinato, tutti precari, 64 ore al mese per un periodo di due mesi (massimo tre). Per poter lavorare hanno dovuto aprirsi una partita Iva, il compenso è di 17 euro l’ora lordi. Fino al 31 dicembre, cioè fino ad esaurimento dei fondi trovati dal ministero della Giustizia. Poi tutti a casa a meno che non vengano trovati altri fondi. Anche qui la logica del sistema carcere è sempre la stessa: tamponare il problema, affrontare l’emergenza con quattro soldi trovati nei rimasugli di bilancio. Soluzione del momento. Senza alcuna idea di carcere, non quella della cura che richiede lavoro e risorse, tanto lavoro e tante risorse, ma semplicemente quella della “governance”, per mantenere la quiete, quiete solo apparente, come ovvio.
3. Ieri ho appreso che è stato arrestato il garante comunale dei diritti dei detenuti di Napoli Piero Ioia. Mi spiace, perché è un uomo che si è sempre battuto per i diritti dei detenuti. Ha alle spalle 22 anni di reclusione, è autore di un libro denuncia sulla “cella zero”, una stanza del carcere di Poggioreale utilizzata per pestaggi e violenze sui detenuti. Il suo arresto non era necessario, non c‘era rischio di inquinamento delle prove e neppure rischio di fuga. E per evitare il rischio di reiterazione del reato bastava - come è subito accaduto - la revoca della nomina di garante. Ma è stato arrestato comunque. Così purtroppo si fa, e il clamore e la sentenza (di condanna) sono arrivate prima di tutto, prima del diritto della difesa, entrambi ben cavalcati da certa politica e soliti media. Staremo a vedere. Certo, non c’è bisogno del garante, di un garante come Ioia - garante che dà fastidio per le battaglie che fa - per far sì che in carcere entrino droga e telefonini.Spesso si hanno queste notizie, alle volte sono parenti, altre volte sono agenti… e non solo. Non per questo si eliminano parenti o agenti... ma con i garanti certa politica non ci penserebbe due volte. Anche qu, in realtà, si ignora il nocciolo del problema ovvero il sistema carcere, fallito e sbagliato, e la sua “governance” che è quella - ancora - di mantenere la quiete, quiete solo apparente, come ovvio.
Dall’inizio dell’anno siamo a 800 tentati suicidi in carcere e a 70 suicidi (ma io non li chiamo suicidi). Intanto la politica tace e il sistema carcere non cambia. Come sempre incapace e impossibilitato a vedere un palmo oltre il proprio naso.

sabato 1 ottobre 2022

𝙎𝙚 𝙢𝙞 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤, 𝙡𝙚𝙞 𝙚̀ 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙖 𝙫𝙞𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀!

 𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗲 … 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗮.

Ieri pomeriggio a #Pescara negli interventi che hanno scandito la prima giornata del Congresso straordinario dell’Unione 1elle Camere penali italiane non poteva mancare una riflessione sul #carcere.

"La sentenza Torregiani nel 2013 con la dura condanna da parte della Cedu aveva scosso la politica. Era il momento della speranza… una speranza subito svanita… slogan come lo svuota carceri – come se le carceri fossero delle cantine piene di cose e non di persone – hanno riportato le carceri e tutto il sistema dell’esecuzione penale in uno stato di emergenza infinita“. E’ stato questo uno dei passaggi dell’intervento di #RiccardoPolidoro, coresponsabile dell’Osservatorio carcere dell’UCPI assieme a quelli del capo del Dap #CarloRenoldi, del professor Giovanni Fiandaca, docente di diritto penale e garante dei detenuti della Sicilia e di Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino.

Indignato e preoccupato, Polidoro ha ricordato che nel programma elettorale del Pd c’erano provvedimenti per far uscire il carcere dall’emergenza che avrebbero dovuto essere applicati da anni. Ma la preoccupazione maggiore è stata evidenziata ricordando che Fratelli d’Italia si definisce “garantista nel processo, giustizialista nell’esecuzione della pena” (come se fossimo - pensiamo noi - nell'Argentina di Peron e al tempo delle esecuzioni sommarie) e che Giorgia Meloni, premier in pectore, firmò la proposta della riforma dell’articolo 27 "sottolineando la necessità che la pena più che rieducare debba garantire sicurezza ai cittadini".

🔉 Interessante l’intervento di #CarloRenoldi che si è definito come uno che ha sempre coltivato il dubbio come categoria dello spirito. Dopo aver precisato che la pena del carcere non è l’unica pena, concetto ormai riconosciuto da tutti - forse un po’ meno dal punto di vista culturale – Renoldi ha ribadito che “non esistono sistemi che si fondano solo sul carcere e che la politica penale e penitenziaria non può fare a meno di un sistema articolato e aperto a tante altre misure di sanzione, come del resto ben avviato con la riforma Cartabia”.
🔉Tre gli assi sui quali lavorare per risolvere la crisi e l’emergenza in cui si trova il carcere e sui quali dovrà lavorare il nuovo governo uscito dalla elezioni del 25 settembre.
- Il primo asse riguarda il personale: ecco quindi l’assunzione di 57 nuovi direttori, di 200 nuovi educatori, di 140 funzionari contabili e di 3 mila nuovi agenti entro la fine del prossimo anno.
- Il secondo pilastro per Renoldi riguarda il tema caldo dell’edilizia con una politica che prevede la chiusura di vecchi edifici non a norma e l’apertura di nuovi perché l’obiettivo è quello di renderli adatti alla funzione primaria che è quella di fare trattamento e reinserire nella società chi vi è finito dentro.
- Terzo asse, secondo il capo del Dap, è il collegamento del carcere col territorio per cui i Comuni devono capire che il carcere ne fa parte a pieno titolo e che anche gli enti locali devono adoperarsi per il reinserimento col lavoro anche grazie alle agevolazioni della legge Smuraglia e una maggiore attenzione alla salute dentro il carcere.
🔉 Dal canto suo, il professor Fiandaca ha incentrato le sue considerazioni sulla funzione del carcere, che è quella dei reinserimento e del recupero. Quindi non avrebbe senso occuparsi delle criticità essenziali (per es. l’annoso problema del sovraffollamento), ma occorre porsi la domanda: «Quale funzione intendiamo attribuire al carcere?».
“Bene i 200 nuovi educatori – ha detto il professore – ma attenzione che gran parte sono laureati in giurisprudenza, mentre occorrono figure specialistiche del trattamento. con competenze autentiche per questo scopo”.
Più risorse dunque, aumento di spese in questo settore, “per ridare al carcere la sua funzione rieducativa, per farlo rientrare nella legalità e farlo uscire dalla camera oscura in cui si trova”.
🔉 Sull’infinita emergenza che non possiamo risolvere nel semplicistico conflitto garantismo-giustizialismo, si è inserito il racconto-testimonianza di #RitaBernardini sul carcere di Ascoli Piceno. Celle con bagno a vista e spioncino. Addirittura "legalizzate" perché secondo la Cassazione servono a prevenire le intenzioni suicidarie. Niente scuola, attività e la rieducazione - principio dell’art 27 della nostra Costituzione - ridotta a qualche piantina coltivata in vasi, cui si dà il nome di orto sociale. Nessun permesso premio ai detenuti giunti a scontare gli ultimi mesi di pena.
Detenuti che però sempre di più mostrano consapevolezza dei loro diritti. Per esempio, perché essere pagati sempre meno delle ore lavorate?
#RitaBernardini conclude con una certa rabbia: “Allora - se permettete- il primo a violare la legalità è lo stesso stato italiano!”

martedì 27 settembre 2022

Contro la strage nelle carceri

 


Comunicato stampa sulla strage nelle carceri a firma di Sbarre di Zucchero, Nessuno Tocchi Caino, Voci di dentro, Diritti umani dei detenuti calpestati da uno stato assente, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti. Di fronte a numeri così impressionanti - 65 suicidi dall’inizio dell’anno, uno ogni 4 giorni - denunciamo la disumanità di un sistema che non riesce ad avere attenzione e cura degli esseri umani che gli sono affidati. Il carcere non può essere una sorta di pattumiera dove gettare tutti assieme malati, disagiati, disoccupati, emarginati, stranieri, dipendenti da sostanze, giovani vittime di chi li ha trasformati in manovali della criminalità per i suoi profitti.      In undici punti le nostre richieste.

Prime adesioni: Associazione (R) esistenza Anticamorra, Movimento madri doppiamente disperate, Associazione Loscarcere OdV, Happy Bridge Odv, Associazione Recidiva Zero, Associazione il Viandante, Associazione Il Coraggio, Gioco di squadra OdV, Folsom Prison Blues, Comitato Riforma Giustizia.

altre adesioni al 28/09/2022: ARCI sezione carcere, gruppo Fb "Dalla parte dei detenuti" , Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Friuli Venezia Giulia, Il Carcere Possibile Onlus

altre adesioni al 30 settembre: Organizzazione di volontariato penitenziario nazionale CRIVOP ITALIA ODV


Per nuove adesioni scrivere a: sbarredizucchero@gmail.com

COMUNICATO STAMPA

Mai più una/uno di meno

Non si ferma la strage nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno, in questi 8 mesi e 25 giorni, 65 persone si sono uccise nelle loro celle: 16 avevano tra i 20 e i 37 anni, 8 avevano oltre cinquant’anni, tra loro quattro donne. Una persona ogni 4 giorni ha infilato la testa attorno a un cappio o ha inalato il gas del fornellino. Nel solo mese di agosto una persona si è suicidata ogni due giorni. Morti di solitudine, paura, disperazione, angoscia. Perché senza speranza. Morti di galera.

Persone diventate vittime di un sistema carcere mantenuto in piedi, nonostante i suoi risultati spesso fallimentari, da chi non vuole vedere e da chi non sa gestire  il disagio con i giusti strumenti di una società civile, che dovrebbero essere innanzitutto medici, educatori, insegnanti. E poi con politiche per l’inclusione e per l’inserimento sociale e lavorativo. Morti di galera (certo sappiamo bene che non tutte le carceri sono uguali, ma il dolore è tanto ovunque, e anche la solitudine, e la scarsa attenzione per gli affetti delle persone detenute). Morti in una galera dove con la morte e la sofferenza si convive giorno dopo giorno.

Per questo motivo ci facciamo portavoce delle compagne e dei compagni di queste 65 persone che si sono tolte la vita e delle persone che soffrono nelle carceri italiane, bollenti in estate e gelide in inverno, dove è pesante il degrado reso ancor più insopportabile dal sovraffollamento, e denunciamo la disumanità di un sistema che non riesce ad avere attenzione e cura degli esseri umani che gli sono affidati.

Chiediamo oggi con forza, come del resto lo facciamo da tanto tempo, che la società non si volti dall’altra parte (non tutta ma tanta parte lo fa) e che si renda conto che, suicidio dopo suicidio, si sta reintroducendo di fatto la pena di morte cancellata con l’entrata in vigore della Costituzione italiana il 1 gennaio 1948. Allo stesso tempo chiediamo che sia finalmente applicato l’articolo 27 della Costituzione al secondo e al terzo comma dove si afferma che  “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva e che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Vogliamo che il dolore che queste 65 persone hanno manifestato rinunciando alla propria vita sia finalmente ascoltato e sia messa fine a questa strage, che può terminare quando il carcere cesserà di essere una sorta di pattumiera dove gettare tutti assieme malati, disagiati, disoccupati, emarginati, stranieri, dipendenti da sostanze, giovani vittime di chi li ha trasformati in manovali della criminalità per i suoi profitti.

 Chiediamo innanzitutto

• che si combatta in tutti i modi l’isolamento del sistema carcere, favorendo sempre di più l’ingresso negli istituti della società civile;

 • che le donne in carcere siano rispettate e non schiacciate in un sistema e una organizzazione prettamente maschili;

 • che diventi realtà l’affermazione che nessuna mamma con bambino deve più stare in cella; lo si è detto troppe volte, è ora di tradurlo in pratica;

 • che sia agevolata l’organizzazione di corsi e laboratori gestiti dalle associazioni di volontariato, e la vita delle carceri non finisca alle tre del pomeriggio, come succede ancora in moltissimi istituti;

 • che il sistema sanitario prenda in carico davvero le persone e le curi come meritano tutti gli esseri umani, e che ci si ricordi sempre che chi è malato gravemente non deve stare in carcere;

 • che vengano aumentate le ore di colloqui settimanali e liberalizzate le telefonate come accade in molti paesi d’Europa, con telefonini personali per ciascun detenuto abilitati a chiamare parenti e avvocati: non si tratta di un lusso, ma di un po’ di umanità e di rispetto della sofferenza, anche quella delle famiglie;

 • che vengano assunti in misura adeguata operatori, come psicologi ed educatori, che oggi sono del tutto insufficienti;

 • che venga depenalizzato il consumo di sostanze stupefacenti, perché la legge attuale sulle droghe porta spesso in carcere persone che non ci dovrebbero stare;

 • che venga posto un limite all’uso della custodia cautelare - un vero e proprio abuso visto che l’Italia è il quinto Paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare, il 31%, ovvero un detenuto ogni tre;

 • che venga rispettato lo stesso Ordinamento penitenziario, che a più di quarant’anni dalla sua emanazione è ancora in parte inapplicato, come ad esempio là dove parla di Consigli di aiuto sociale, che dovrebbero occuparsi del reinserimento delle persone detenute nella società e non sono mai stati istituiti;

 • che vengano sviluppati e rafforzati programmi per il reinserimento delle persone che escono dal carcere con le misure di comunità, che poi sono l’unico modo vero per porre un freno alla recidiva.

 

Potremmo continuare all’infinito, perché tante sono le richieste e altrettanti sono i diritti continuamente violati.

Alla base di tutto restano però dei principi di civiltà: la sicurezza si raggiunge facendo prevenzione, la prevenzione si fa migliorando la qualità di vita nelle carceri.

 La strage di quest’anno deve cessare. Mai più una/uno di meno.

 

Sbarre di zucchero, Nessuno Tocchi Caino, Voci di dentro, Diritti umani dei detenuti calpestati da uno stato assente, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti

 


Per adesioni scrivere asbarredizucchero@gmail.com 


mercoledì 21 settembre 2022

La sicurezza si raggiunge facendo prevenzione

 

COMUNICATO STAMPA

 

La sicurezza si raggiunge facendo prevenzione 

La prevenzione si fa migliorando la qualità di vita nelle carceri

 

Di nuovo allarme in carcere e sui media per l’aggressione subita da un agente di polizia per mano di un detenuto. E di nuovo il solito ritornello per il potenziamento degli organici della polizia. Voci di dentro, che conosce bene la realtà, ritiene che le cose debbano essere affrontate da ben altri punti di vista e non certo in un’ottica esclusivamente sicuritaria che non risolve un bel nulla.

Da tre mesi i 1848 detenuti richiusi negli istituti abruzzesi non fanno attività trattamentali, la scuola è ancora chiusa, i laboratori delle associazioni di volontariato non sono ancora ripartiti, il lavoro è ridotto al lumicino. E così 24 ore su 24  i 1848 detenuti sono abbandonati a sé stessi, confinati nelle celle o nei corridoi. Tanti senza futuro e speranza. Tanti (il 70 per cento almeno) sotto terapia tipo Tavor, Valium, Depakin, Rivotril e chissà quale altro psicofarmaco. Abbandonati a se stessi, privi di contatti con le loro famiglie se non per una telefonata di 10 minuti a settimana e a un colloquio di un’ora non tutte le settimane. Bisognosi di tutto, anche di una lettera che tarda ad arrivare o di un pacco viveri di tanto in tanto. Praticamente inesistenti anche gli incontri con gli educatori (appena 4 a Pescara a fronte di 345  detenuti; solo uno a Chieti più un secondo ma solo per due giorni a settimana a fronte di 110 detenuti).

Facile dire (soprattutto per creare allarme) che l’aggressore dell’agente è un detenuto con problemi psichiatrici… Più difficile capire (ma per questo ci vuole più cervello, meno muscoli, e nessun interesse elettorale o di bottega) che  soggetto psichiatrico spesso lo si diventa per dipendenze e perché si viene ristretti in condizioni disumane, perché i medici (anche loro ridotti all’osso, in media gli psichiatri hanno a disposizione per detenuto appena 5 minuti a settimana – dato di Antigone) alla fine sono costretti a barcamenarsi tra il prescrivere o il cercare di contenere l’abuso di psicofarmaci o dire no alle  richieste degli stessi detenuti (e in parte anche degli agenti)  tipo “una pillola dottore, altrimenti non sto tranquillo”. Più difficile capire che una telefonata di 10 minuti in più alla famiglia (telefonata negata all’autore dell’aggressione in carcere a Pescara) può allentare un po’ di tensione. Telefonata vitale. Come ha rimarcato lo stesso capo del Dap, Renoldi. Ricordiamo qui che nelle carceri italiane ci sono stati mille tentati suicidi, che nel solo nel mese di agosto si è ucciso un detenuto un giorno sì e uno no;  che dall’inizio dell’anno si sono uccise 62 persone, uno ogni 4 giorni. Suicidi… anche se noi non li chiamiamo suicidi. Troppo facile definirli così.

In conclusione,  al posto del solito e inutile allarmismo, Voci di dentro ribadisce: più educatori e psicologi; più attività trattamentali e laboratori; più apertura al mondo esterno e più contatti; più lavoro e meno tempo perso. E poi più posti nelle Rems (oggi solo 20 in Abruzzo). Questo per riportare la Costituzione dentro il carcere e per garantire in primis la sicurezza degli stessi detenuti ma anche quella della Polizia Penitenziaria. Sapendo bene che è solo tramite la convergenza tra un potenziamento del lavoro psicopedagogico e quello prettamente di sorveglianza della Polizia Penitenziaria che si può auspicare un cambiamento del sistema carcere.  

venerdì 19 agosto 2022

Tutti per me in carcere sono omicidi

 A oggi sono 53 i suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. Il conteggio di questa strage lo tiene da anni Ristretti Orizzonti con il suo dossier “Morire di carcere”. Numeri impietosi quelli registrati da Ritretti (1.276 da inizio 2000), ma per me anche se fossero la metà, anche se fosse solo uno, per me è, e dunque tutti, sono omicidi di stato. Di uno stato assente, bugiardo e lontano dal territorio che governa, uno stato che è solo feroce concentrazione di potere.

Omicidi quotidiani frutto di un sistema carcere che imprigiona in strutture fatiscenti, non diversi dai peggiori canili del peggior paese del mondo, migliaia di persone sofferenti, vittime di disagi sociali ed economici e resi dipendenti da farmaci, sostanze, gratta e vinci compresi. In definitiva persone vittime del profitto di pochi a danno di molti.

Personalmente non mi servono e non mi convincono le dichiarazioni di circostanza di questi giorni perché sono l’ennesima ipocrisia di chi non vuole - e forse non può - comprendere l’assurdità del sistema carcere. Di chi, come ad esempio il sindaco Nardella in visita quattro giorni fa al carcere di Sollicciano, si accorge solo ora che nelle carceri ci sono “corpi mangiati dalle cimici, dai topi, dalle blatte”. Caro sindaco, sono anni, in alcuni casi decenni, che le associazioni, la rivista Voci di dentro, i garanti, Rita Bernardini e altri denunciano questo stato di cose. Sono anni che qualcuno, all’improvviso, si accorge di questo.

Eppure nulla cambia. Mentre migliaia di corpi mangiati dalle cimici, dai topi, dalle blatte, restano a morire in strutture che trasformano i medici in burocrati asserviti al sistema sicurezza, gli educatori in funzionari avviliti e stanchi che hanno introiettato il linguaggio della penitenziaria, i magistrati di sorveglianza in uomini e donne (pochissimi) ingabbiati da leggi e leggine fatte di volta in volta per ottenere voti e consensi elettorali. Mentre migliaia di corpi mangiati dalle cimici, dai topi, dalle blatte non hanno che poche soluzioni: adattarsi al canile, diventare “psichiatrici” e/o mettersi un cappio al collo. Suicidi? No. Per me sono omicidi per mano di chi prima ha trasformato migliaia di persone in devianti, poi in criminali da incarcerare, quindi in psichiatrici anche loro da incarcerare … e ora tutti in “suicidi”…. Il primo dell’anno…il sesto del mese…il 53° dall’inizio dell’anno. Uno o più. Tutti per me in carcere sono omicidi.
Francesco Lo Piccolo, direttore di Voci di dentro, presidente di Voci di dentro OdV

giovedì 21 luglio 2022

L'incontro con Redaelli

Voci di dentro ha presentato ieri il libro di Stefano  Redaelli "Ombra mai più". Un passaggio dell'intervento di Francesco Lo Piccolo: "...Un libro contro pregiudizi nei riguardi dei cosiddetti folli, per abbattere pregiudizi, rifiuti ed esclusioni. E che evidenzia come la scrittura sia terapeutica -  come la libertà scriveva Franco Basaglia. Una scrittura però non fine a se stessa, ma una scrittura di denuncia, come è quella del giornale Voci di dentro; un lavoro di denuncia che è quello che fa la stessa associazione in difesa dei diritti e per il rispetto delle persone...". 

Fotografie di Irene Ciafardone 

lunedì 18 luglio 2022

Scrivere ci salva. Insieme al prenderci cura dell’altro

Rassegna Voci di dentro "Scrivere salva - Vita, coscienza e memoria nella scrittura". Mercoledì 20 luglio, nell'ambito dell'Estate Teatina 2022,  Voci di dentro presenterà in Piazza Vico a Chieti (h 21,00) il romanzo di Stefano Redaelli  Ombra mai più


 
Pubblichiamo una nostra recensione sul libro, che nelle  tematiche affronta diversi problemi (sofferenza psicologica, integrazione, fragilità e condizione degli anziani, precarietà lavorativa, disagio giovanile, bullismo) dei quali ci occupiamo con il progetto #piazzabbracci, avviato quest’anno e ancora in corso, che offre un supporto psicologico alle categorie sociali svantaggiate e maggiormente colpite dagli effetti della pandemia.

                                                        di ANTONELLA LA MORGIA

 Il mondo fuori “è socialmente pericoloso” scrive Stefano Redaelli   nel suo Ombra mai più (Ed. Neo.), il nuovo romanzo che segue Beati gli Inquieti, in cui l’autore aveva affrontato il tema della   follia. Il protagonista Angelantonio Poloni, dopo aver trascorso tre anni in un centro di riabilitazione psichiatrica, scrivendo un romanzo con gli occhi dei pazienti (alla fine si scopre che anche   lui lo è), deve ora affrontare il difficile ritorno alla libertà, anche se “nessuno è più libero dei pazienti della Casa delle farfalle”. 

domenica 17 luglio 2022

troppo tardi

 Troppo tardi. Quando riconosceremo che la punizione del carcere non può avvenire prima di tutto, prima di ogni senso di umanità, sarà sempre troppo tardi.


PS. L’arresto è a seguito di una circolare della Procura di Milano di giugno, nella quale - “per risolvere” il problema dei borseggi a Milano (ingigantito e tipicizzato dai media nella costruzione di una realtà del consenso) - è stato scritto che “le donne incinta pizzicate a rubare, contrariamente a quanto accadeva prima, sarebbero potute finire in carcere”.




Mercoledì 20 luglio incontro con Stefano Redaelli

 

Semplificando, li chiamiamo pazzi, fuori di testa, folli. Stefano Redaelli, più attento e preciso, riesce a riconoscerne la vera natura: inquieti, come tutti noi. Forse per questo motivo i folli e i fragili fanno paura mentre si fanno strada tra pregiudizi di una società che esclude, emargina, rinchiude. Loro e tanti altri. Di questo, di mura e letteratura sapendo bene che dentro le mura delle istituzioni totali, come appunto le carceri, la cultura è assolutamente cancellata, parliamo Mercoledì 20 alle ore 21 in piazza G.B. Vico a Chieti.

L'incontro nell'ambito dell'Estate Teatina 2022, rientra nei nostri incontri sul tema "Scrivere salva" nonostante il carcere, nonostante le istituzioni totali che per la loro essenza, per la loro caratteristica e per esistere cercano di negare vita, sapere e coscienza. L'incontro di mercoledì 20 fa seguito a quello dello scorso 7 luglio alla libreria De Luca con la presentazione di "Lettere d'amore dal carcere" con Tonino di Toro, Rudy De Cesaris, Giuseppe De Pasqua per parlare di sofferenze, speranze, cambiamenti, affetti recisi.... e scoprire storie nascoste e ignorate… questioni che riguardano tutti.

sabato 25 giugno 2022

Come semi d'autunno

 In scena nel carcere di Pescara "Come semi d'autunno" rappresentazione teatrale realizzata dal laboratorio di Voci di dentro nell'ambito del progetto "Voci di dentro-Voci di fuori" finanziato con i fondi dell'otto per mille della Chiesa Valdese. 

Sul palco nove detenuti del carcere di Pescara che hanno frequentato il laboratorio di teatro, quattro tutor e quattro studentesse. I testi sono stati scritti dal gruppo di lavoro di Voci di dentro durante la pandemia: la scena si volge nella strada di una città, di giorno e di notte. In questa strada si incontrano persone di varia età e provenienza che si scambiano battute e racconti sulla propria vita mettendo a confronto idee, pregiudizi, difficoltà delle relazioni. Emergono così i temi della violenza, del rapporto uomo-donna, del dolore, del carcere, del gioco, dello sport, della musica, degli amori e delle occasioni perdute. 

Lo spettacolo si intitola “Come semi d’autunno”, cioè quei semi che vengono messi a dimora d’inverno in attesa del loro germogliare in primavera. Semi d’autunno sono dunque le potenzialità che possono emergere da ogni persona nella introspezione, nel confronto e nello scambio.

La Regia è di Ugo Dragotti, la riduzione dei testi è a cura di Carla Viola.