venerdì 21 gennaio 2022

il volto del carcere


Scatti in bianco e nero di un mondo rinchiuso per mostrare il vero volto del carcere: senza ritocchi e senza pregiudizi. Le foto della mostra "Come sabbia sotto il tappeto".

Mostra fotografica "Come sabbia sotto al tappeto" della Camera Penale di Pisa, in collaborazione con la direzione della casa circondariale Don Bosco, patrocinata dall’Unione delle Camere Penali, dal Comune di Pisa e dall’Ordine degli Avvocati.

Il reportage è stato realizzato nel 2015 all’interno del Don Bosco di Pisa da Serena Caputo, avvocato penalista del foro di Pisa, segretario della Camera penale (promotrice del progetto), Veronica Croccia, co-direttrice della scuola di fotografia Fotografando di Montopoli in Val d’Arno, e Francesca Fascione, laurea in ingegneria edile-architettura e la passione per la fotografia urbana.


lunedì 17 gennaio 2022

Emozioni in ricordo di Valentino


E’ stata una giornata intensa e ricca di emozioni quella celebrata ieri - domenica 16 gennaio -  in ricordo di Valentino Di Bartolomeo, Comandante della Polizia Penitenziaria morto per causa del Covid lo scorso anno. Organizzata dall’Associazione Voci di dentro sono stare esposte in mostra all’ex tempietto del Tricalle , ora Centro di Produzione Tricalle Sistema Cultura, decine di oggetti raccolti negli anni da Di Bartolomeo e realizzati dai detenuti, vere e proprie testimonianze del Fai da te carcerario: scatole di sigarette o saponette trasformate in portacenere, pezzi di latta bucherellata usati come grattugia, vecchi walkman usati come motore per le macchinette per tatuaggi. Poliziotti, la regista Paola Capone, il presidente dell’Anppe Antonio Mariano, il direttore della Casa Circondariale di Chieti Franco Pettinelli, la moglie e i figli dello stesso Valentino  e decine di persone, tra loro tanti studenti, hanno partecipato all’evento assieme ai volontari di Voci di dentro.

Francesco Lo Piccolo, Presidente di Voci di dentro, in apertura della mostra ha ricordato la figura del Comandante: “E stato un grande amico di Voci di dentro, mi ha aiutato e ci ha aiutato a comprendere la realtà del carcere. Scriveva spesso nella rivista e credeva in quello che facevamo, ben convinto che la funzione della polizia penitenziaria fosse, tra le altre, quella di garantire lo svolgimento delle attività come quelle messe in atto da Voci di dentro. Attività che portano conoscenza e cultura”.

Nel corso della giornata l’associazione ha anche presentato i progetti in corso a cominciare da “#piazzabbracci” finanziato dalla Regione Abruzzo: in continuità con altre iniziative passate, con #"piazzabbracci" Voci di dentro parte dal “cuore” dei problemi attuali, legati alla pandemia - disagio, disoccupazione, svantaggio sociale, povertà e solitudine -, per arrivare alla “mente” delle persone, con interventi di supporto, ascolto e psico-aiuto. Ha aggiunto Lo Piccolo: “Il carcere è un luogo di sofferenza e sempre più al suo interno vi finiscono persone ai margini come tossicodipendenti, poveri, disabili, privi di risorse. Da qui il lavoro dell’associazione dentro e fuori. Dentro con i nostri laboratori di scrittura e altro, fuori con sportelli itineranti di psico-aiuto”. 

Ma anche il teatro, oltre alla rivista bimestrale scritta da detenuti ed esperti del sistema penale, è al centro di Voci di dentro. Ancora Lo Piccolo: “Grazie a un  bando della Tavola Valdese, l’associazione sta avviando “semi d’autunno” una rappresentazione teatrale rielaborata da Carla Viola, insegnante, che vedrà sul palco  detenuti del carcere di Pescara, ex detenuti e studenti”. 

Anche questo in ricordo di Valentino Di Bartolomeo promotore della compagnia di teatro del carcere di Chieti, diretta da Paola Capone, formata da agenti di polizia penitenziaria e detenuti.

domenica 16 gennaio 2022

Il progetto #piazzabbracci

Al via #piazzabbracci. Con #piazzabbracci, il nuovo progetto finanziato dalla Regione Abruzzo (art. 5 Cod. Terzo Settore) l’Associazione Voci di dentro parte dal “cuore” dei problemi attuali, legati alla pandemia - disagio, disoccupazione, svantaggio sociale, povertà e solitudine -, per arrivare alla “mente” delle persone, con interventi di supporto, ascolto e psico-aiuto.

domenica 26 dicembre 2021

Voci di dentro a Rete 8


Paola De Simone (Rete8) intervista Francesco Lo Piccolo presidente di Voci di dentro e direttore dell'omonimo bimestrale: una chiacchierata di venti minuti sull'Associazione, sulla rivista e sui problemi del carcere, dal sovraffollamento alla mancanza di personale ( educatori, psicologi) facendo venir meno il dettato costituzionale secondo il quale le pene devono tendere alla rieducazione e al reinserimento (Art. 27).


giovedì 28 ottobre 2021

L'inchiesta: cosa si mangia in carcere

 

 Vitto e sopravvitto

di CLAUDIO TUCCI



Foto di Serena Caputo, dalla mostra fotografica "Come sabbia sotto al tappeto" reportage della Camera penale di Pisa.



Latte allungato con acqua, carne andata a male, un litro di olio per 80 detenuti. Questo è ciò che è emerso dalle testimonianze della Food Services, l’azienda che, in piena emergenza covid, ha gestito la cucina del carcere di Chieti nei mesi di febbraio e marzo del 2020.  (Ne abbiamo parlato nel numero della nostra rivista del mese di luglio).

 Dopo aver ascoltato le parole dell’imprenditrice Angela De Massis e del capo-cuoco Stefano Di Febo, quella che si presentava davanti agli occhi  era l’immagine terribile di uomini e  donne costretti ad accettare una alimentazione scarsa e di bassa qualità. Ma lo stupore iniziale nel conoscere una situazione simile è andato via via diminuendo per fare spazio all’incredulità di un ennesimo e italianissimo “segreto di Pulcinella”: il vitto e il sopravvitto all’interno del sistema carcere.

 Come si mangia, quindi, nell’inferno dei vivi? Saranno proprio detenuti (ed ex) a raccontarlo, a farci entrare all’interno di uno dei momenti più importanti e delicati della vita detentiva, a descriverci, senza risparmiare i dettagli più crudi e ripugnanti, la realtà delle cucine, del carrello e di tutto ciò che comprende l’alimentazione del carcerato. Ci sarà il parere di Stefano Anastasia, Garante dei detenuti della Regione Lazio, una delle prime voci a sollevarsi per denunciare una situazione che la politica e la classe dirigente ha sempre snobbato.

martedì 26 ottobre 2021

L'essenza del carcere

 L'essenza del carcere. convegno 23 ottobre 2021. Chieti, c/o Tricalle Sistema cultura


Prima parte
: https://fb.watch/8Q_haMJvaF/ (Suela, Lo Piccolo, Pallotta, La Morgia, Armuzzi, Tuzzi, Mauri).
Seconda parte: https://fb.watch/8Q-4doOeCe/ (Paola Di Diego, La Morgia, Esposito, La Morgia, Tucci, Caputo)
Terza parte: https://fb.watch/8Q-kCCdJye/ (Caputo, La Morgia, Montereale, Tucci, Bonvissuto, Lo Piccolo, Mosconi)












lunedì 18 ottobre 2021

𝗟'𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗲

𝑴𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒊𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒐
𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟮𝟯 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟳,𝟬𝟬
Ex Tempietto Tricalle
Tricalle Sistema Cultura, Chieti
📌𝐕𝐨𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨, Associazione attiva da anni sui temi del carcere e operante in progetti sociali con detenuti, ex detenuti e persone libere, ha scelto il mezzo fotografico e il dibattito in un incontro pubblico (nell’ambito del Progetto News No Fake ) per far conoscere il carcere nella sua “essenza”: un mondo a parte, ai margini, che la società non conosce se non in casi che arrivano alla ribalta della cronaca, com’è accaduto di recente per Santa Maria Capua Vetere.
📌 La mostra fotografica (le foto esposte fanno parte del Progetto Come polvere sotto il tappeto promosso dalla Camera Penale di Pisa e sono state pubblicate negli ultimi numeri di Voci di dentro) mette in luce la cronica condizione delle strutture e la vita nelle carceri, una vita dove l’annullamento della persona in spazi ristretti, quasi sempre malsani insieme con l’avvilimento che il sistema detentivo di per sé genera, sono in netto contrasto con il principio di umanità della pena sancito nella nostra Costituzione (art 27).
📌 Ma cos’è veramente il carcere: ovvero questo mondo “fuori dal mondo”? E perché quel cammino storico di civiltà che ci ha portati ad abolire la pena di morte sembra essersi arrestato, continuando ad ammettersi con il carcere che al male commesso dall’uomo altri uomini rispondano – su basi sancite dall’ordinamento – infliggendo altro male?
📌 È dunque necessario andare al cuore del problema. Interrogarsi sulla natura, sulle radici, sul significato e le conseguenze del punire in un modo piuttosto che un altro, con la mera afflizione fisica piuttosto che con l’elevazione morale dei detenuti. Perché questa, purtroppo, è l’esecuzione della pena detentiva oggi: il carcere è sofferenza in un luogo “patibolare”.
📌 Parlare dell’essenza del carcere è la strada per poterne immaginare le riforme, necessarie e urgenti, e per affrontarne – com’è giusto – i numerosi problemi, problemi che alla società, che il carcere non vuole vedere, finiscono col tornare: primo fra tutti, il conto sociale ed economico della recidiva, che in un’altissima percentuale (75%) si verifica dopo l’esperienza della detenzione.
📌 𝗩𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 offre un’occasione di riflessione per la collettività, per una narrazione che deve cominciare dal dialogo stesso sul carcere, e su come esso sia svolto sui media, nelle istituzioni, in ogni ambito culturale che investa la riflessione intorno alla giustizia, all’uomo, la dignità, i suoi diritti.

martedì 10 agosto 2021

UN SALUTO A FRANCESCO M.

 UN SALUTO A FRANCESCO M.

Mi ha telefonato mia figlia alle 10,00 di sera dandomi la notizia tremenda, inaccettabile della morte di Francesco M. Un violento colpo allo stomaco mi ha tolto il respiro e sono rimasto seduto sul divano attonito senza avere la capacità di muovere un solo muscolo. I ricordi, il suo viso mi scorrevano davanti come se stessi rivendo quei momenti nei quali, una forzata convivenza ci ha fatto incontrare, conoscere e scambiare qualche gesto di umana sopportazione. Lui molto più giovane di me passava i giorni impegnandosi nei lavori che gli erano stati affidati e nella cura del suo corpo che voleva mantenere tonico ed atletico a tutti i costi. Ore a percorrere di corsa il perimetro del campetto o coinvolto in mitici scontri di calcio dove la sua abilità emergeva sulla mediocrità degli altri; ecco Francesco era così sempre tirato al massimo curato nell’aspetto come se dovesse andare ad un incontro galante. Pronto allo scherzo, alla battuta viveva integrato nelle regole del gruppo dominante ma non perdeva occasione di dimostrare con puntuali interventi una sensibilità ed intelligenza non comune partecipando agli incontri settimanali che “Voci di dentro” teneva in carcere e scrivendo anche alcuni articoli.

giovedì 8 luglio 2021

Il J'Accuse di Voci di dentro

“Cos’è il carcere? chi va lì? come e perché ci vanno, cosa succede lì? e qual è la vita dei detenuti, e quella, ugualmente, del personale di sorveglianza? come sono gli edifici, il cibo e l'igiene? come funzionano i regolamenti interni, il controllo medico e le officine; come si esce e cosa significa essere, nella nostra società, uno di quelli che sono usciti”. 
 Queste domande se le chiedeva nel ’71 Michel Foucault. Oggi, a 40 anni da allora, dobbiamo riconoscere che del carcere, e cioè che cosa sia e da chi sia popolato sappiamo ben poco o nulla. Sommersi da montagne di informazioni e notizie, ancora oggi la realtà resta ben nascosta. “Mascherata”. Davvero, se la pena del carcere fosse visibile allora nessuno invocherebbe il carcere…per nessuno. 
Perciò, ecco le fotografie e i testi che provano a raccontare il carcere, quello di oggi, quello dove la dignità umana è calpestata in tutte le sue forme, in tutti i suoi momenti. In prima pagina il nostro J’Accuse, come il J’Accuse di Zola apparso su l’Aurore nel 1898, per accusare, ancora una volta, un sistema che permette, nonostante tutto ciò sia noto, il perpetuarsi di questa situazione di violenza dell’uomo sull’uomo, delle istituzioni sull’uomo. Oltre alle immagini, gli articoli di detenuti ed ex detenuti, il testo del professor Ceraudo, autore di “Uomini come bestie. Il medico degli ultimi”. Un “viaggio” nell’illegalità di questo stato che si è preso innanzitutto i corpi di uomini e donne trasformati in folli, come un tempo, prima di Basaglia, si trasformavano in folli donne e uomini e anche bambini. Un viaggio nelle carceri come nei campi di concentramento raccontati in “Se questo è un uomo” da Primo Levi.
In questo numero troverete un’intervista all’Arcivescovo Forte e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze Bortolato, autore con Edoardo Vigna di un libro dal titolo “Vendetta pubblica. Il carcere in Italia”, che ricorda come nel nostro paese i giudici della Sorveglianza sono una sparuta compagine di appena 200 persone. E poi, ancora, le riflessioni del portavoce di Amnesty International Riccardo Noury con il quale approfondiamo anche la vicenda di Zaki, in carcere dal febbraio dello scorso anno. In questo numero, inoltre, un’ampia sezione che abbiamo chiamato “il corpo e il diritto” con un intervento sul Ddl Zan, un approfondimento di un nostro esperto sull’identità di genere, le riflessioni sul potere maschile e sulla donna, sulla disabilità, sull’arte del tatuaggio, e sullo spettacolo teatrale “Stabat Mater” dedicato alla morte di Cristo e al dolore di Maria, dolore che nessuna resurrezione potrà mai cancellare. Eric Salerno, infine ci guida in Israele e Palestina, in un viaggio tra popoli in guerra in terre che la follia umana ha reso inaccessibili, con la speranza che si possa un giorno camminare in questo nostro mondo con più rispetto e meno avidità. Anche in questo numero il doppio inserto “News No Fake” dedicato al Covid frutto di un progetto finanziato dalla Regione Abruzzo.

martedì 22 giugno 2021

Relazione al Parlamento 2021 del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale


 < https://www.radioradicale.it/scheda/640043 da il dubbio: La relazione del Garante Mauro Palma, prima parte: il “populismo penale” La prima parte di divide in diversi capitoli. Nello specifico, il primo riguarda l’analisi del fenomeno del cosiddetto “populismo penale” che secondo il Garante ha trovato espressione nel contrasto alle detenzioni domiciliari concesse per consentire al sistema penitenziario di prevenire il contagio all’interno degli Istituti. Il secondo è quello relativo all’adozione delle navi quarantena per le persone migranti che arrivano irregolarmente in Italia. Il terzo è sulle Residenze sanitarie assistenziali per persone anziane che con il Covid sono divenute manifestamente dei luoghi chiusi. Il quarto capitolo riguarda l’introduzione, in base al decreto-legge 21 ottobre 2020 n. 130, del diritto di reclamo per i migranti trattenuti. Il quinto capitolo dal titolo “Ordine dentro, ordine fuori” è sul rapporto tra le forze di polizia interne agli Istituti penitenziari e quelle che agiscono all’esterno, questione emersa con forza nel dibattito successivo ai gravi disordini scoppiati in carcere nel marzo 2020. Infine si affronta il tema riguardante la designazione in norma primaria del Garante nazionale quale National preventive mechanism (Npm) in base al Protocollo Onu sulla prevenzione della tortura-Opcat e la modifica del nome del Garante nazionale con l’eliminazione del riferimento al termine “detenuti”. I dati: la popolazione detenuta è in flessione Veniamo ai dati che riguardano il tema penale. Il Garante nazionale ne anticipa alcuni. Se il 2020 era iniziato con 60.971 presenze negli Istituti penitenziari, il 2021 è iniziato con 53.329. La popolazione detenuta, quindi, ha avuto una flessione. La decrescita, secondo il Garante, ovviamente è dipesa dai minori ingressi dalla libertà e dal maggiore ricorso alla detenzione domiciliare (principalmente dovuta a maggiore attività della magistratura di sorveglianza, piuttosto che all’efficacia dei provvedimenti governativi adottati). Il Garante nazionale sottolinea la pur limitata ripresa della crescita dei numeri che determina l’attuale registrazione di 53.661 (al 7 giugno 2021) persone, anche se il numero di coloro che sono effettivamente presenti è 52.634, usufruendo gli altri della licenza prolungata nella semilibertà. La capienza è di 50.781 posti, di cui effettivamente disponibili 47.445. La durata delle pene Il Garante anticipa anche due questioni sulla durata delle pene che possono essere utili al dibattito attuale: 26.385 devono rimanere in carcere per meno di tre anni (di questi, 7.123 hanno avuto una pena inflitta inferiore ai tre anni). Gli ergastolani sono 1.779 di cui ostativi 1.259; la liberazione condizionale di cui molto si dibatte è stata data a un ergastolano (ovviamente non ostativo) nel 2019, a quattro nel 2020, a nessuno nel 2021.Degna di nota la quarta parte denominata “Orizzonti”. Lo sguardo è rivolto al futuro e alle linee di azioni che il Garante intende aprire o sviluppare nel dialogo con il Parlamento. Il primo tema riguarda l’intervento legislativo che dovrà seguire nel corso dell’anno la pronuncia della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo; il secondo tratta la nota questione del riconoscimento della cittadinanza delle cosiddette “seconde generazioni”; il terzo è relativo alla necessità di portare a compimento il Regolamento unico dei Centri per il rimpatrio; il quarto concerne l’esigenza di rivedere complessivamente il sistema delle misure di sicurezza e in particolare di superare le problematicità delle Residenze per le misure di sicurezza di tipo psichiatrico (Rems) senza snaturarne le caratteristiche che hanno segnato il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, ciò anche in considerazione dell’imminente pronuncia della Corte europea dei diritti umani. L’ultimo argomento attiene alla necessità di un intervento regolativo che renda effettiva applicazione ai principi della cosiddetta “Legge Zampa” sulla determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati.

giovedì 6 maggio 2021

Una lettera dal carcere

Icks Borea, che ringraziamo, legge una lettera che ci è arrivata la scorsa settimana per posta ordinaria. E' scritta da un detenuto e rappresenta bene il sentimento e il clima che c'è oggi all'interno degli istituti di pena. L'autore ci chiede anche di pubblicarla con nome e cognome. Per tutelarlo abbiamo invece deciso di omettere il suo nome e anche la città dove si trova il carcere. 
Il testo verrà pubblicato anche sul numero di maggio di Voci di dentro in uscita la prossima settimana. 


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martedì 23 marzo 2021

Perché il carcere? Riflessioni


 

Perché il carcere? Costruire un immaginario che sappia fare a meno del carcere
Riflessioni con l'autrice Elisa Mauri, Ornella  Favero e Francesco Lo Piccolo


Dal retro di copertina del libro, edito da "Sensibili alle foglie:  
"I numerosi interrogativi che questo libro si e ci pone hanno lo scopo di indurci a sospendere il giudizio su chi è in carcere, invitandoci, come a suo tempo Basaglia fece con i manicomializzati, a guardare le persone e non i modelli e le teorie che si hanno in testa. Partendo dai rapporti reali, con persone in carne ed ossa, incontrate nell’ambito della sua attività, l’Autrice si chiede come facciamo a non vedere che le decine di migliaia di persone detenute chiamano in causa le comunità da cui provengono, i servizi, le opportunità e i diritti che lo Stato ha saputo o non ha saputo garantire a tutti. Tra l’altro ci ricorda che “esistono servizi nei nostri territori che restano in piedi e funzionano grazie a chi lavora gratis, come i tirocinanti o i volontari”. Attingendo a Foucault, all’idea che questa istituzione sia figlia di quel “potere normalizzatore” e disciplinare operante all’interno del “regime panoptico”, l’Autrice si chiede se non possa essere immaginata oggi una rivoluzione contro il sistema retributivo, dove si risponde al male del reato perpetrando altro male. Ci invita a parlare di carcere, a renderci conto che le persone che stanno “lì dentro” appartengono alla società, che a lei dovranno tornare e che la soluzione non è la loro ghettizzazione, perché questo non porta né quella rieducazione voluta dalla Costituzione né sicurezza. E ci lascia una domanda: “Perché pensiamo che la sicurezza pubblica dipenda dall’aumento delle sanzioni e del controllo piuttosto che dalla creazione di legami sociali sani e saldi?” 

domenica 7 marzo 2021

Voci di dentro, numero marzo 2021

 

Varianti è il titolo del numero di Marzo di Voci di dentro (56 pagine, compreso l’inserto NewsNoFake progetto finanziato dalla Regione Abruzzo) mensile scritto da detenuti, ex detenuti, volontari ed esperti dell’Associazione di volontariato. In copertina Lorena Fornasier, triestina che ha scelto una parte scomoda, ma che si impone come necessaria: stare dalla parte dell’altro, del migrante, del povero, del detenuto, o di chi ha vissuto il cammino della persecuzione, deportazione e sterminio come è ben raccontato in uno speciale dedicato alla Shoah con interviste a Corradini e Palmerio. Nelle 56 pagine della rivista anche una sezione dedicata alla donna (a ridosso dell’8 marzo) con i racconti di alcune donne detenute e di una mamma col figlio in carcere e alcune pagine sul Congo alla ribalta in questi giorni per la morte dell’ambasciatore Attanasio. Varianti dunque come cambiamenti, modelli e modi diversi di affrontare questa nostra vita; varianti come sfida a vedere le cose da un altro punto di vista per capire e scegliere tra falsi miti e fake news.


   il mensile di Voci di dentro può essere sfogliato qui:  https://www.calameo.com/read/00034215466c0c0a59844

   per avere una copia direttamente a casa:

1) contributo all'associazione (20 euro o più per tutte le 10 copie in programma nel 2021).

2) versamento sul c/c N 95540639 intestato a Voci di dentro Associazione oppure bonifico: IBAN IT17H0760115500000095540639

3) mail a voci@vocididentro.it con estremi del versamento e indirizzo dove si desidera che siano spedite le riviste

 

venerdì 19 febbraio 2021

Focolaio Covid anche nel carcere di Pescara

 

Focolaio Covid anche nel carcere di Pescara. In base ai tamponi effettuati tra i detenuti nei giorni scorsi, dai dati dell’Unità di Medicina penitenziaria della Asl di Pescara, sono risultati positivi 7 detenuti della seconda sezione giudiziaria. Sono stati isolati, come pure sono in isolamento tutti i detenuti della sezione. La preoccupazione è molta, evidentemente non sono bastate le misure messe in atto compreso lo smart working  di  gran parte del personale, educatori compresi.

Stabile al momento la situazione nel carcere di Chieti: sono positivi 51 detenuti, tutti - tranne due che sono stati ricoverati in ospedale - sono asintomatici o pauci asintomatici (raffreddore, un po’ di febbre, malessere vario).  Situazione stabile, ma sempre seria, in pratica è contagiato quasi tutto il carcere perché solo 9 (sempre in base ai dati di ieri comunicati a Voci di dentro dalla Asl Chieti-Lanciano-Vasto) sono negativi. Per quanto riguarda gli agenti, il dato dei giorni scorsi  (dieci positivi) è ridimensionato dall’Istituto di Madonna del Freddo: sarebbero solo cinque gli agenti positivi.

A Chieti e Pescara il clima tra i detenuti è comunque di apprensione: tranquilli, costretti ad abituarsi al peggio. Agenti e direzione stanno facendo il massimo pur essendo anche sotto organico. Nei giorni scorsi  sono anche cominciate le vaccinazioni del personale, innanzitutto gli agenti, spesso persone non giovanissime.

Voci di dentro ribadisce la necessità sempre più urgente di immadiata campagna di vaccinazione per tutti, volontari compresi, misure deflattive contro il sovraffollamento, la riduzione da parte della magistratura di ricorrere alla custodia cautelare se non in casi estremi, l’aumento da 45 giorni a 75 giorni del periodo di pena da ridurre ogni semestre per i detenuti che tengono una buona condotta, i domiciliari per persone malate e a rischio in caso di contagio da Covis, l’invio ai domiciliari di coloro sotto i 4 anni di pena.

martedì 9 febbraio 2021

Nel carcere di Chieti una decina di detenuti sono risultati positivi al virus

Focolaio di Covid nel carcere di Chieti, almeno dieci detenuti sono risultati positivi al virus. La notizia è di poche ore fa e arriva direttamente dai parenti di alcuni detenuti informati per telefono questa mattina. La preoccupazione è molta: la casa circondariale di Chieti è vecchia e fatiscente, ci sono celle anche da sei persone, alcune hanno ancora la turca. La promiscuità, l’impossibilità di mantenere le distanze stanno rischiando di mandare in tilt tutto l’istituto di Madonna del Freddo dove sono rinchiuse un centinaio di persone, molte delle quali malate. Nessuna notizia sullo stato di salute del personale, agenti, impiegati, personale della direzione. Una situazione preoccupante: non ci sono celle per la quarantena, non ci sono stanze dove mettere le persone risultate positive. Una delle ipotesi in via di definizione è lo spostamento di tutti i positivi nella sezione femminile . Al momento la direzione del carcere ha sospeso tutte le attività dei volontari (molto poche a dire il vero) che fino a sabato si tenevano unicamente via skype.

Il focolaio di Chieti e che fa seguito a tanti altri focolai scoppiati in questi ultimi giorni in diversi istituti di pena è frutto di una continua disattenzione e incapacità di tutto il sistema penale. Basti dire che nel carcere di Chieti, ma succede in tanti carceri in Italia, si continuano a portare in cella persone con una pena di pochi mesi o persone che devono scontare carcerazioni per reati compiuti anche dieci anni fa. Uno tra tanti il caso di un detenuto che è stato portato in carcere a Chieti per una pena di pochi mesi, si è fatto la quarantena, poi è stato messo fuori. E’ normale tutto ciò?. Per noi la risposta è no. E le conseguenze oggi si vedono: sovraffollamento, poca sicurezza, e adesso anche il contagio di una decina di persone… che potrebbero finire in ospedale e intasare ancora di più il sistema sanitario con ospedali ormai al completo.

Lo diciamo da sempre e e oggi a maggio ragione: occorre subito una via d’uscita da un luogo-ghetto che appare sempre più sbagliato, inutile e dannoso, addirittura come ha scritto anni fa Bobbio "la più efficace scuola del delitto: riproduce, non elimina, anzi moltiplica il male". Il carcere non deve essere al centro di ogni cosa, ci sono alternative come la messa alla prova, i lavori di pubblica utilità, i domiciliari. E nell'immediato per fronteggiare la pandemia tutte le persone con pene sotto i tre anni devono essere mandate a casa ai domiciliari, e a casa devono essere mandati tutti coloro che hanno più di settant'anni, tutti i malati, le donne (qualche migliaio dentro per reati spesso minori), le persone con dipendenze gravi, i bambini. Blocco degli automatismi ecc.

giovedì 26 novembre 2020

"Già fantasmi prima di morire"


"Detenzione e malattia" è il titolo della prefazione di Sandra Berardi (Associazione Yairaiha Onlus) al libro di “Già fantasmi prima di morire” di Monica Scaglia, ed. Sensibili alle Foglie, 2019 - La riportiamo qui:

Una sera di qualche mese fa ho ricevuto questa mail <<Sono una detenuta in regime di detenzione domiciliare sanitaria provvisoria nelle mani di uno stato assente che non garantisce i diritti inalienabili quali salute e vita. Ho scritto un libro che contiene la mia testimonianza e la testimonianza di altre due detenute. In questo scritto è spiegato molto bene il motivo per cui i medici del carcere preferiscono impegnarsi su come giustificare un decesso piuttosto che relazionare “non curabile in carcere”, potete aiutarmi a pubblicarlo e divulgarlo?>>.

 La mattina successiva chiamo Monica per capire meglio di cosa si trattasse.

Il nuovo numero di voci di dentro

 In stampa e subito ora in rete il nuovo numero di Voci di dentro, 56 pagine. In primo piano il virus e questa "zona rossa" raccontata e vissuta dai detenuti delle carceri di Chieti e Pescara che seguono i laboratori dell'associazione. 

 Ne parliamo nella sezione in primo piano con gli scritti di Ennio, Maurizio, Claudio…  
L'argomento del lockdown, della maschera, del sorriso sospeso è affrontato anche da diversi nostri commentatori (Spedicato, Di Profio, Ferrante, La Morgia, Giancristofaro, Della Penna) e da alcuni disegni di Cadica. Scrive il nostro Blasi: “...La zona rossa è un imbuto che essenzializza e decanta anche le convinzioni vigenti prima del passaggio della linea sottile, rossa appunto, che divide la libertà dalla prigionia. Essere pro o contro il lockdown, sinceramente pentiti e pronti alla redenzione o tracotanti di rabbia per una sentenza ingiusta, non fa alcuna differenza. In sospeso restano anche le ideologie preesistenti; pronte semmai a essere rispolverate e messe in moto quando la prigionia sarà finita. La zona rossa azzera, fa tabula rasa. E' un inferno a un solo piano, possibilmente il più basso…”.

E così Luana Di Profio:  “Sono i giorni delle mie zone rosse, luoghi introspettivi dell’anima che richiamano I miei luoghi oscuri di James Ellroy, uno dei più grandi scrittori di genere noir viventi, un viaggio introspettivo all’interno delle zone oscure dell’anima, delle zone rosse che circoscrivono l’anima quando tutto fuori sembra sospeso in un asse spazio-temporale indefinito, sottratto, assente”.

All’interno della rivista l’inserto n. 5 di in carta libera, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo, con gli scritti di Suela, Natale, Sefora, Marco e di altri. Grande attenzione ovviamente, e come sempre, al racconto, alla scrittura che libera, alle emozioni. E ai problemi del carcere e della giustizia a cominciare dai diritti violati. Nella speranza di un cambiamento. Scrive Ennio: “I problemi quando sono sociali (es. mancanza di lavoro) si affrontano attuando percorsi che possano dare speranza, fiducia, stimolo ad affrontare la durezza della vita che molto spesso non risparmia nessuno, e non acuendo le pene della detenzione”.

 Chiude la rivista un testo di Maurizio: “Non so cosa vedete voi. Ma io dentro il carcere a Foggia vedevo solo paura. Ma non solo paura...ero terrorizzato. In Tv tutti i giorni a tutte le ore parlavano di morti, di ospedali pieni. E io non avevo notizie dei miei familiari. Solo. Dentro. Disperato. Quando ho visto la corsa dei miei compagni, mi sono accodato. E sono scappato. Ho girato da solo per le campagne, a piedi. E sono andato a casa dai miei. Due giorni dopo mi sono costituito in un carcere del nord. Mi hanno accompagnato in auto i miei parenti. Ora sono qui in carcere a Chieti. Fuori si parla solo di Covid. Io vedo solo paura e terrore”.

“L’estratto in quarta – mi scrive a caldo Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Abruzzo -  dice tutto su quello che stanno vivendo i detenuti in questa dannazione che per loro diventa una bolgia infernale”.   (Francesco Lo Piccolo)


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martedì 17 novembre 2020

Oltre il carcere: il culto della cella da demolire

 

Oltre il carcere: il culto della cella da demolire”, terzo e ultimo evento del “Ciclo di Seminari: La tutela dei Diritti dei Detenuti” organizzato dal Direttivo Locale di ELSA (The European Law Students’ Association).

Il seminario si è svolto il 17 Novembre alle ore 10:30 sulla piattaforma Google Meet. Clicca qui per vedere e ascoltare la registrazione del seminario 

Interventi di:

• Chiara Berti: Professoressa di Psicologia Sociale presso l'Università G. D'Annunzio di Chieti; membro dell’Associazione Italiana di Psicologia (A.I.P.), sezione di Psicologia Sociale, dell’International Society for Justice Research (I.S.J.R.) e dell’International Association for Outcome-based Evaluation and Research on Family and Children’s Services;

• Valentina Calderone: Direttrice dell’Associazione A Buon Diritto nonché autrice, insieme a Luigi Manconi, di “Quando hanno aperto la cella” che analizza le storie e le vicende processuali di uomini e donne morti quando si trovavano sotto la tutela dello Stato.

• Francesco Lo Piccolo: Giornalista dal 1980; Presidente di “Voci di Dentro”, rivista scritta dai detenuti che partecipano ai laboratori di scrittura che tiene in alcune carceri abruzzesi nonché fondatore dell’associazione.


sabato 10 ottobre 2020

il numero di ottobre di Voci di dentro

 E' uscito il numero di ottobre di Voci di dentro (clicca e sfoglia tutta la rivista)

 L’EDITORIALE

La violenza (dal caso George Floyd, a Willy, a Maria Paola e Ciro) è di nuovo uno dei temi di questo numero di Voci di dentro, come sempre scritto da persone in stato di detenzione, volontari, amici. Ne parliamo nella prima parte della rivista e l’abbiamo rappresentata in copertina con l’immagine - rielaborata da Stefano D’Ettorre - del manifesto che pubblicizzava la Mostra della Rivoluzione fascista  che si tenne al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 28 ottobre 1932 al 28 ottobre 1934. 

Il manifesto di quella mostra, evento celebrativo della presa del potere del fascismo, ci è sembrato perfetto per rappresentare questi nostri tempi dove al dialogo, alla parola e alla ragione si è sostituito (o forse è sempre stato così)  il corpo-trincea, il suo potenziamento, il culto dello scontro, della sopraffazione, della violenza del corpo sul corpo dell’altro, su quello che è identificato come il disobbediente, il nemico, lo straniero, lo “strano” direbbe Remo Rapino a leggere il suo magico “Bonfiglio Liborio”.

Quei volti statuari che abbiamo messo in copertina sono il simbolo perfetto del razzismo, del classismo e del sessismo, dispositivi di dominio e di profitto raggiunti, oggi come ieri, con la violenza, la costrizione, il terrore.

Quei volti rappresentano il potere,  il potere di dominare, quello che poi spinge degli uomini - in divisa o meno - a picchiare e torturare, come è avvenuto ad esempio nella caserma dei Carabinieri di Piacenza e in alcune carceri italiane, anche durante le proteste di marzo e aprile scoppiate dopo le improvvise e non condivise restrizioni ai colloqui con i familiari. Avvenimenti, questi ultimi,  che continuano ad essere ignorati. Come ignorate, perché considerate vite di scarto, sono le vite di tanti uomini in stato di disagio nei confronti dei quali ci sono ministri che non ritengono neppure necessario dare risposta. Temi che affrontiamo in altre sezioni della rivista e negli articoli che abbiamo caratterizzato col titolo “le mani sulla verità” e dove parliamo tra l’altro di Covid, coprifuoco e disuguaglianze.

In questo numero alcune pagine sono dedicate a Franco Basaglia, al medico che guardava l’uomo, che combatté contro quelle misure che portavano il malato a sentirsi isolato, umiliato, anonimo e che abolì i manicomi “nei quali, come in carcere,  viene tolta la dignità”. Infine nella parte centrale troverete il fascicolo “In carta libera”, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Chiude il giornale  una riflessione legata alla condanna alla pena di trent’anni decisa dai giudici nei confronti di un giovane per omicidio. Parlando della vittima, la nostra Federica scrive: “Mi viene da dubitare che lui avrebbe voluto essere “ripagato” in questo modo. Qualcosa mi suggerisce che avrebbe perdonato, che avrebbe fatto un gesto di riparazione, che avrebbe tentato il dialogo, la comprensione… Forse, chissà. Non vi è gioia nella pena ma solo una profonda tristezza”.

E conclude con un augurio che facciamo nostro: “Mi auguro che la classe politica tenga un po’ più conto  delle linee d’ombra che segnano le strade del nostro paese, che gli amministratori permettano di illuminare la vita sociale, che i rappresentanti non lascino covare l’odio, il rancore, ma che operino attraverso un concreto fare e praticare la civiltà”. (Francesco Lo Piccolo)


lunedì 27 luglio 2020

Reading e cinferorum con Voci di dentro/in carta libera


Riprende nel Tempietto del Tricalle a Chieti, il progetto di Voci di dentro IN CARTA LIBERA”, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo.
In accordo con Fai Chieti e con Sovrintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio dell’Abruzzo, nel giardino della chiesetta, al via Laboratori - Reading pubblici – Cineforum.

·         DAL 27 LUGLIO AL 4 SETTEMBRE (ad eccezione del periodo 1-15 agosto) OGNI LUNEDÌ E VENERDÌ, DALLE ORE 9 ALLE ORE 12, LABORATORI DI GIORNALISMO, GRAFICA, FOTOGRAFIA, DISEGNO                (i laboratori sono riservati a utenti del progetto in carta libera)

·         DAL 31 LUGLIO AL 4 SETTEMBRE READING PUBBLICI E CINEFORUM, ORE 21 (Ingresso gratuito, prenotazione posti obbligatoria, scrivere a voci@vocididentro.it) con il seguente calendario:
VENERDÌ 31 luglio ore 21 - Presentazione in carta libera - film “4 minuti” di C. Kraus (Un carcere. Un'insegnante di piano. Un'allieva omicida che si esprime con l'hip hop)
SABATO 22 agosto ore 21 - Reading in carta libera - film “Io, Daniel Blake” di K. Loach (Vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes 2016. Storia di burocrazia e diritti violati)
VENERDÌ 28 agosto ore 21 - Reading in carta libera - film “Il figlio dell’altra” di L. Lévy (La storia di due famiglie, una palestinese e l’altra israeliana, e di un figlio scambiato per errore dopo la nascita)
VENERDÌ 4 settembre ore 21 - Dibattito in carta libera - film “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey” di M. Newell (struggente storia di un club letterario impegnato a contrastare gli orrori dell'occupazione nazista)

mercoledì 1 luglio 2020

Il nuovo numero di Voci di dentro



I
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l razzismo e le violenze della polizia contro le minoranze etniche in Usa e in tante altre parti del mondo. Questo uno dei temi di questo numero di giugno  Un tema, questo del razzismo contro le persone dalla pelle nera, che si lega a tante altre forme di violenza contro i poveri, gli stranieri e i carcerati. Più che mai vere le frasi del regista afroamericano Kevin Jerome Everson: se i bianchi commettono un crimine, si tratta sempre dell’azione di un individuo. Se un bianco commette una strage, si tratta di un folle o di malato. Un serial killer bianco è sempre un “lupo solitario”. O un pazzo. Se un afroamericano commette un crimine, allora è tutta la comunità che lo commette. Perché i bianchi si ritengono essenzialmente “buoni”.
 Ne parliamo in queste pagine dedicate a George Floyd, e a tutti gli “esclusi” e anche a Marco Boattini, Salvatore Cuono Piscitelli, Slim Agrebi, Artur Iuzu, Hafedh Chouchane, Lofti Ben Masmia, Ali Bakili, Erial Ahmadi, Ante Culic, Carlo Samir Perez Alvarez, Haitem Kedri, Ghazi Hadidi, Abdellah Rouan, i tredici detenuti morti in seguito alle rivolte di marzo, molti dei quali deceduti durante il trasferimento in altri istituti. Nessuno si era accorto che stavano male.