sabato 1 ottobre 2022

𝙎𝙚 𝙢𝙞 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤, 𝙡𝙚𝙞 𝙚̀ 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙖 𝙫𝙞𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀!

 𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗲 … 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗮.

Ieri pomeriggio a #Pescara negli interventi che hanno scandito la prima giornata del Congresso straordinario dell’Unione 1elle Camere penali italiane non poteva mancare una riflessione sul #carcere.

"La sentenza Torregiani nel 2013 con la dura condanna da parte della Cedu aveva scosso la politica. Era il momento della speranza… una speranza subito svanita… slogan come lo svuota carceri – come se le carceri fossero delle cantine piene di cose e non di persone – hanno riportato le carceri e tutto il sistema dell’esecuzione penale in uno stato di emergenza infinita“. E’ stato questo uno dei passaggi dell’intervento di #RiccardoPolidoro, coresponsabile dell’Osservatorio carcere dell’UCPI assieme a quelli del capo del Dap #CarloRenoldi, del professor Giovanni Fiandaca, docente di diritto penale e garante dei detenuti della Sicilia e di Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino.

Indignato e preoccupato, Polidoro ha ricordato che nel programma elettorale del Pd c’erano provvedimenti per far uscire il carcere dall’emergenza che avrebbero dovuto essere applicati da anni. Ma la preoccupazione maggiore è stata evidenziata ricordando che Fratelli d’Italia si definisce “garantista nel processo, giustizialista nell’esecuzione della pena” (come se fossimo - pensiamo noi - nell'Argentina di Peron e al tempo delle esecuzioni sommarie) e che Giorgia Meloni, premier in pectore, firmò la proposta della riforma dell’articolo 27 "sottolineando la necessità che la pena più che rieducare debba garantire sicurezza ai cittadini".

🔉 Interessante l’intervento di #CarloRenoldi che si è definito come uno che ha sempre coltivato il dubbio come categoria dello spirito. Dopo aver precisato che la pena del carcere non è l’unica pena, concetto ormai riconosciuto da tutti - forse un po’ meno dal punto di vista culturale – Renoldi ha ribadito che “non esistono sistemi che si fondano solo sul carcere e che la politica penale e penitenziaria non può fare a meno di un sistema articolato e aperto a tante altre misure di sanzione, come del resto ben avviato con la riforma Cartabia”.
🔉Tre gli assi sui quali lavorare per risolvere la crisi e l’emergenza in cui si trova il carcere e sui quali dovrà lavorare il nuovo governo uscito dalla elezioni del 25 settembre.
- Il primo asse riguarda il personale: ecco quindi l’assunzione di 57 nuovi direttori, di 200 nuovi educatori, di 140 funzionari contabili e di 3 mila nuovi agenti entro la fine del prossimo anno.
- Il secondo pilastro per Renoldi riguarda il tema caldo dell’edilizia con una politica che prevede la chiusura di vecchi edifici non a norma e l’apertura di nuovi perché l’obiettivo è quello di renderli adatti alla funzione primaria che è quella di fare trattamento e reinserire nella società chi vi è finito dentro.
- Terzo asse, secondo il capo del Dap, è il collegamento del carcere col territorio per cui i Comuni devono capire che il carcere ne fa parte a pieno titolo e che anche gli enti locali devono adoperarsi per il reinserimento col lavoro anche grazie alle agevolazioni della legge Smuraglia e una maggiore attenzione alla salute dentro il carcere.
🔉 Dal canto suo, il professor Fiandaca ha incentrato le sue considerazioni sulla funzione del carcere, che è quella dei reinserimento e del recupero. Quindi non avrebbe senso occuparsi delle criticità essenziali (per es. l’annoso problema del sovraffollamento), ma occorre porsi la domanda: «Quale funzione intendiamo attribuire al carcere?».
“Bene i 200 nuovi educatori – ha detto il professore – ma attenzione che gran parte sono laureati in giurisprudenza, mentre occorrono figure specialistiche del trattamento. con competenze autentiche per questo scopo”.
Più risorse dunque, aumento di spese in questo settore, “per ridare al carcere la sua funzione rieducativa, per farlo rientrare nella legalità e farlo uscire dalla camera oscura in cui si trova”.
🔉 Sull’infinita emergenza che non possiamo risolvere nel semplicistico conflitto garantismo-giustizialismo, si è inserito il racconto-testimonianza di #RitaBernardini sul carcere di Ascoli Piceno. Celle con bagno a vista e spioncino. Addirittura "legalizzate" perché secondo la Cassazione servono a prevenire le intenzioni suicidarie. Niente scuola, attività e la rieducazione - principio dell’art 27 della nostra Costituzione - ridotta a qualche piantina coltivata in vasi, cui si dà il nome di orto sociale. Nessun permesso premio ai detenuti giunti a scontare gli ultimi mesi di pena.
Detenuti che però sempre di più mostrano consapevolezza dei loro diritti. Per esempio, perché essere pagati sempre meno delle ore lavorate?
#RitaBernardini conclude con una certa rabbia: “Allora - se permettete- il primo a violare la legalità è lo stesso stato italiano!”

martedì 27 settembre 2022

Contro la strage nelle carceri

 


Comunicato stampa sulla strage nelle carceri a firma di Sbarre di Zucchero, Nessuno Tocchi Caino, Voci di dentro, Diritti umani dei detenuti calpestati da uno stato assente, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti. Di fronte a numeri così impressionanti - 65 suicidi dall’inizio dell’anno, uno ogni 4 giorni - denunciamo la disumanità di un sistema che non riesce ad avere attenzione e cura degli esseri umani che gli sono affidati. Il carcere non può essere una sorta di pattumiera dove gettare tutti assieme malati, disagiati, disoccupati, emarginati, stranieri, dipendenti da sostanze, giovani vittime di chi li ha trasformati in manovali della criminalità per i suoi profitti.      In undici punti le nostre richieste.

Prime adesioni: Associazione (R) esistenza Anticamorra, Movimento madri doppiamente disperate, Associazione Loscarcere OdV, Happy Bridge Odv, Associazione Recidiva Zero, Associazione il Viandante, Associazione Il Coraggio, Gioco di squadra OdV, Folsom Prison Blues, Comitato Riforma Giustizia.

altre adesioni al 28/09/2022: ARCI sezione carcere, gruppo Fb "Dalla parte dei detenuti" , Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Friuli Venezia Giulia, Il Carcere Possibile Onlus

altre adesioni al 30 settembre: Organizzazione di volontariato penitenziario nazionale CRIVOP ITALIA ODV


Per nuove adesioni scrivere a: sbarredizucchero@gmail.com

COMUNICATO STAMPA

Mai più una/uno di meno

Non si ferma la strage nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno, in questi 8 mesi e 25 giorni, 65 persone si sono uccise nelle loro celle: 16 avevano tra i 20 e i 37 anni, 8 avevano oltre cinquant’anni, tra loro quattro donne. Una persona ogni 4 giorni ha infilato la testa attorno a un cappio o ha inalato il gas del fornellino. Nel solo mese di agosto una persona si è suicidata ogni due giorni. Morti di solitudine, paura, disperazione, angoscia. Perché senza speranza. Morti di galera.

Persone diventate vittime di un sistema carcere mantenuto in piedi, nonostante i suoi risultati spesso fallimentari, da chi non vuole vedere e da chi non sa gestire  il disagio con i giusti strumenti di una società civile, che dovrebbero essere innanzitutto medici, educatori, insegnanti. E poi con politiche per l’inclusione e per l’inserimento sociale e lavorativo. Morti di galera (certo sappiamo bene che non tutte le carceri sono uguali, ma il dolore è tanto ovunque, e anche la solitudine, e la scarsa attenzione per gli affetti delle persone detenute). Morti in una galera dove con la morte e la sofferenza si convive giorno dopo giorno.

Per questo motivo ci facciamo portavoce delle compagne e dei compagni di queste 65 persone che si sono tolte la vita e delle persone che soffrono nelle carceri italiane, bollenti in estate e gelide in inverno, dove è pesante il degrado reso ancor più insopportabile dal sovraffollamento, e denunciamo la disumanità di un sistema che non riesce ad avere attenzione e cura degli esseri umani che gli sono affidati.

Chiediamo oggi con forza, come del resto lo facciamo da tanto tempo, che la società non si volti dall’altra parte (non tutta ma tanta parte lo fa) e che si renda conto che, suicidio dopo suicidio, si sta reintroducendo di fatto la pena di morte cancellata con l’entrata in vigore della Costituzione italiana il 1 gennaio 1948. Allo stesso tempo chiediamo che sia finalmente applicato l’articolo 27 della Costituzione al secondo e al terzo comma dove si afferma che  “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva e che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Vogliamo che il dolore che queste 65 persone hanno manifestato rinunciando alla propria vita sia finalmente ascoltato e sia messa fine a questa strage, che può terminare quando il carcere cesserà di essere una sorta di pattumiera dove gettare tutti assieme malati, disagiati, disoccupati, emarginati, stranieri, dipendenti da sostanze, giovani vittime di chi li ha trasformati in manovali della criminalità per i suoi profitti.

 Chiediamo innanzitutto

• che si combatta in tutti i modi l’isolamento del sistema carcere, favorendo sempre di più l’ingresso negli istituti della società civile;

 • che le donne in carcere siano rispettate e non schiacciate in un sistema e una organizzazione prettamente maschili;

 • che diventi realtà l’affermazione che nessuna mamma con bambino deve più stare in cella; lo si è detto troppe volte, è ora di tradurlo in pratica;

 • che sia agevolata l’organizzazione di corsi e laboratori gestiti dalle associazioni di volontariato, e la vita delle carceri non finisca alle tre del pomeriggio, come succede ancora in moltissimi istituti;

 • che il sistema sanitario prenda in carico davvero le persone e le curi come meritano tutti gli esseri umani, e che ci si ricordi sempre che chi è malato gravemente non deve stare in carcere;

 • che vengano aumentate le ore di colloqui settimanali e liberalizzate le telefonate come accade in molti paesi d’Europa, con telefonini personali per ciascun detenuto abilitati a chiamare parenti e avvocati: non si tratta di un lusso, ma di un po’ di umanità e di rispetto della sofferenza, anche quella delle famiglie;

 • che vengano assunti in misura adeguata operatori, come psicologi ed educatori, che oggi sono del tutto insufficienti;

 • che venga depenalizzato il consumo di sostanze stupefacenti, perché la legge attuale sulle droghe porta spesso in carcere persone che non ci dovrebbero stare;

 • che venga posto un limite all’uso della custodia cautelare - un vero e proprio abuso visto che l’Italia è il quinto Paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare, il 31%, ovvero un detenuto ogni tre;

 • che venga rispettato lo stesso Ordinamento penitenziario, che a più di quarant’anni dalla sua emanazione è ancora in parte inapplicato, come ad esempio là dove parla di Consigli di aiuto sociale, che dovrebbero occuparsi del reinserimento delle persone detenute nella società e non sono mai stati istituiti;

 • che vengano sviluppati e rafforzati programmi per il reinserimento delle persone che escono dal carcere con le misure di comunità, che poi sono l’unico modo vero per porre un freno alla recidiva.

 

Potremmo continuare all’infinito, perché tante sono le richieste e altrettanti sono i diritti continuamente violati.

Alla base di tutto restano però dei principi di civiltà: la sicurezza si raggiunge facendo prevenzione, la prevenzione si fa migliorando la qualità di vita nelle carceri.

 La strage di quest’anno deve cessare. Mai più una/uno di meno.

 

Sbarre di zucchero, Nessuno Tocchi Caino, Voci di dentro, Diritti umani dei detenuti calpestati da uno stato assente, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti

 


Per adesioni scrivere asbarredizucchero@gmail.com 


mercoledì 21 settembre 2022

La sicurezza si raggiunge facendo prevenzione

 

COMUNICATO STAMPA

 

La sicurezza si raggiunge facendo prevenzione 

La prevenzione si fa migliorando la qualità di vita nelle carceri

 

Di nuovo allarme in carcere e sui media per l’aggressione subita da un agente di polizia per mano di un detenuto. E di nuovo il solito ritornello per il potenziamento degli organici della polizia. Voci di dentro, che conosce bene la realtà, ritiene che le cose debbano essere affrontate da ben altri punti di vista e non certo in un’ottica esclusivamente sicuritaria che non risolve un bel nulla.

Da tre mesi i 1848 detenuti richiusi negli istituti abruzzesi non fanno attività trattamentali, la scuola è ancora chiusa, i laboratori delle associazioni di volontariato non sono ancora ripartiti, il lavoro è ridotto al lumicino. E così 24 ore su 24  i 1848 detenuti sono abbandonati a sé stessi, confinati nelle celle o nei corridoi. Tanti senza futuro e speranza. Tanti (il 70 per cento almeno) sotto terapia tipo Tavor, Valium, Depakin, Rivotril e chissà quale altro psicofarmaco. Abbandonati a se stessi, privi di contatti con le loro famiglie se non per una telefonata di 10 minuti a settimana e a un colloquio di un’ora non tutte le settimane. Bisognosi di tutto, anche di una lettera che tarda ad arrivare o di un pacco viveri di tanto in tanto. Praticamente inesistenti anche gli incontri con gli educatori (appena 4 a Pescara a fronte di 345  detenuti; solo uno a Chieti più un secondo ma solo per due giorni a settimana a fronte di 110 detenuti).

Facile dire (soprattutto per creare allarme) che l’aggressore dell’agente è un detenuto con problemi psichiatrici… Più difficile capire (ma per questo ci vuole più cervello, meno muscoli, e nessun interesse elettorale o di bottega) che  soggetto psichiatrico spesso lo si diventa per dipendenze e perché si viene ristretti in condizioni disumane, perché i medici (anche loro ridotti all’osso, in media gli psichiatri hanno a disposizione per detenuto appena 5 minuti a settimana – dato di Antigone) alla fine sono costretti a barcamenarsi tra il prescrivere o il cercare di contenere l’abuso di psicofarmaci o dire no alle  richieste degli stessi detenuti (e in parte anche degli agenti)  tipo “una pillola dottore, altrimenti non sto tranquillo”. Più difficile capire che una telefonata di 10 minuti in più alla famiglia (telefonata negata all’autore dell’aggressione in carcere a Pescara) può allentare un po’ di tensione. Telefonata vitale. Come ha rimarcato lo stesso capo del Dap, Renoldi. Ricordiamo qui che nelle carceri italiane ci sono stati mille tentati suicidi, che nel solo nel mese di agosto si è ucciso un detenuto un giorno sì e uno no;  che dall’inizio dell’anno si sono uccise 62 persone, uno ogni 4 giorni. Suicidi… anche se noi non li chiamiamo suicidi. Troppo facile definirli così.

In conclusione,  al posto del solito e inutile allarmismo, Voci di dentro ribadisce: più educatori e psicologi; più attività trattamentali e laboratori; più apertura al mondo esterno e più contatti; più lavoro e meno tempo perso. E poi più posti nelle Rems (oggi solo 20 in Abruzzo). Questo per riportare la Costituzione dentro il carcere e per garantire in primis la sicurezza degli stessi detenuti ma anche quella della Polizia Penitenziaria. Sapendo bene che è solo tramite la convergenza tra un potenziamento del lavoro psicopedagogico e quello prettamente di sorveglianza della Polizia Penitenziaria che si può auspicare un cambiamento del sistema carcere.  

venerdì 19 agosto 2022

Tutti per me in carcere sono omicidi

 A oggi sono 53 i suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. Il conteggio di questa strage lo tiene da anni Ristretti Orizzonti con il suo dossier “Morire di carcere”. Numeri impietosi quelli registrati da Ritretti (1.276 da inizio 2000), ma per me anche se fossero la metà, anche se fosse solo uno, per me è, e dunque tutti, sono omicidi di stato. Di uno stato assente, bugiardo e lontano dal territorio che governa, uno stato che è solo feroce concentrazione di potere.

Omicidi quotidiani frutto di un sistema carcere che imprigiona in strutture fatiscenti, non diversi dai peggiori canili del peggior paese del mondo, migliaia di persone sofferenti, vittime di disagi sociali ed economici e resi dipendenti da farmaci, sostanze, gratta e vinci compresi. In definitiva persone vittime del profitto di pochi a danno di molti.

Personalmente non mi servono e non mi convincono le dichiarazioni di circostanza di questi giorni perché sono l’ennesima ipocrisia di chi non vuole - e forse non può - comprendere l’assurdità del sistema carcere. Di chi, come ad esempio il sindaco Nardella in visita quattro giorni fa al carcere di Sollicciano, si accorge solo ora che nelle carceri ci sono “corpi mangiati dalle cimici, dai topi, dalle blatte”. Caro sindaco, sono anni, in alcuni casi decenni, che le associazioni, la rivista Voci di dentro, i garanti, Rita Bernardini e altri denunciano questo stato di cose. Sono anni che qualcuno, all’improvviso, si accorge di questo.

Eppure nulla cambia. Mentre migliaia di corpi mangiati dalle cimici, dai topi, dalle blatte, restano a morire in strutture che trasformano i medici in burocrati asserviti al sistema sicurezza, gli educatori in funzionari avviliti e stanchi che hanno introiettato il linguaggio della penitenziaria, i magistrati di sorveglianza in uomini e donne (pochissimi) ingabbiati da leggi e leggine fatte di volta in volta per ottenere voti e consensi elettorali. Mentre migliaia di corpi mangiati dalle cimici, dai topi, dalle blatte non hanno che poche soluzioni: adattarsi al canile, diventare “psichiatrici” e/o mettersi un cappio al collo. Suicidi? No. Per me sono omicidi per mano di chi prima ha trasformato migliaia di persone in devianti, poi in criminali da incarcerare, quindi in psichiatrici anche loro da incarcerare … e ora tutti in “suicidi”…. Il primo dell’anno…il sesto del mese…il 53° dall’inizio dell’anno. Uno o più. Tutti per me in carcere sono omicidi.
Francesco Lo Piccolo, direttore di Voci di dentro, presidente di Voci di dentro OdV

giovedì 21 luglio 2022

L'incontro con Redaelli

Voci di dentro ha presentato ieri il libro di Stefano  Redaelli "Ombra mai più". Un passaggio dell'intervento di Francesco Lo Piccolo: "...Un libro contro pregiudizi nei riguardi dei cosiddetti folli, per abbattere pregiudizi, rifiuti ed esclusioni. E che evidenzia come la scrittura sia terapeutica -  come la libertà scriveva Franco Basaglia. Una scrittura però non fine a se stessa, ma una scrittura di denuncia, come è quella del giornale Voci di dentro; un lavoro di denuncia che è quello che fa la stessa associazione in difesa dei diritti e per il rispetto delle persone...". 

Fotografie di Irene Ciafardone 

lunedì 18 luglio 2022

Scrivere ci salva. Insieme al prenderci cura dell’altro

Rassegna Voci di dentro "Scrivere salva - Vita, coscienza e memoria nella scrittura". Mercoledì 20 luglio, nell'ambito dell'Estate Teatina 2022,  Voci di dentro presenterà in Piazza Vico a Chieti (h 21,00) il romanzo di Stefano Redaelli  Ombra mai più


 
Pubblichiamo una nostra recensione sul libro, che nelle  tematiche affronta diversi problemi (sofferenza psicologica, integrazione, fragilità e condizione degli anziani, precarietà lavorativa, disagio giovanile, bullismo) dei quali ci occupiamo con il progetto #piazzabbracci, avviato quest’anno e ancora in corso, che offre un supporto psicologico alle categorie sociali svantaggiate e maggiormente colpite dagli effetti della pandemia.

                                                        di ANTONELLA LA MORGIA

 Il mondo fuori “è socialmente pericoloso” scrive Stefano Redaelli   nel suo Ombra mai più (Ed. Neo.), il nuovo romanzo che segue Beati gli Inquieti, in cui l’autore aveva affrontato il tema della   follia. Il protagonista Angelantonio Poloni, dopo aver trascorso tre anni in un centro di riabilitazione psichiatrica, scrivendo un romanzo con gli occhi dei pazienti (alla fine si scopre che anche   lui lo è), deve ora affrontare il difficile ritorno alla libertà, anche se “nessuno è più libero dei pazienti della Casa delle farfalle”. 

domenica 17 luglio 2022

troppo tardi

 Troppo tardi. Quando riconosceremo che la punizione del carcere non può avvenire prima di tutto, prima di ogni senso di umanità, sarà sempre troppo tardi.


PS. L’arresto è a seguito di una circolare della Procura di Milano di giugno, nella quale - “per risolvere” il problema dei borseggi a Milano (ingigantito e tipicizzato dai media nella costruzione di una realtà del consenso) - è stato scritto che “le donne incinta pizzicate a rubare, contrariamente a quanto accadeva prima, sarebbero potute finire in carcere”.




Mercoledì 20 luglio incontro con Stefano Redaelli

 

Semplificando, li chiamiamo pazzi, fuori di testa, folli. Stefano Redaelli, più attento e preciso, riesce a riconoscerne la vera natura: inquieti, come tutti noi. Forse per questo motivo i folli e i fragili fanno paura mentre si fanno strada tra pregiudizi di una società che esclude, emargina, rinchiude. Loro e tanti altri. Di questo, di mura e letteratura sapendo bene che dentro le mura delle istituzioni totali, come appunto le carceri, la cultura è assolutamente cancellata, parliamo Mercoledì 20 alle ore 21 in piazza G.B. Vico a Chieti.

L'incontro nell'ambito dell'Estate Teatina 2022, rientra nei nostri incontri sul tema "Scrivere salva" nonostante il carcere, nonostante le istituzioni totali che per la loro essenza, per la loro caratteristica e per esistere cercano di negare vita, sapere e coscienza. L'incontro di mercoledì 20 fa seguito a quello dello scorso 7 luglio alla libreria De Luca con la presentazione di "Lettere d'amore dal carcere" con Tonino di Toro, Rudy De Cesaris, Giuseppe De Pasqua per parlare di sofferenze, speranze, cambiamenti, affetti recisi.... e scoprire storie nascoste e ignorate… questioni che riguardano tutti.

sabato 25 giugno 2022

Come semi d'autunno

 In scena nel carcere di Pescara "Come semi d'autunno" rappresentazione teatrale realizzata dal laboratorio di Voci di dentro nell'ambito del progetto "Voci di dentro-Voci di fuori" finanziato con i fondi dell'otto per mille della Chiesa Valdese. 

Sul palco nove detenuti del carcere di Pescara che hanno frequentato il laboratorio di teatro, quattro tutor e quattro studentesse. I testi sono stati scritti dal gruppo di lavoro di Voci di dentro durante la pandemia: la scena si volge nella strada di una città, di giorno e di notte. In questa strada si incontrano persone di varia età e provenienza che si scambiano battute e racconti sulla propria vita mettendo a confronto idee, pregiudizi, difficoltà delle relazioni. Emergono così i temi della violenza, del rapporto uomo-donna, del dolore, del carcere, del gioco, dello sport, della musica, degli amori e delle occasioni perdute. 

Lo spettacolo si intitola “Come semi d’autunno”, cioè quei semi che vengono messi a dimora d’inverno in attesa del loro germogliare in primavera. Semi d’autunno sono dunque le potenzialità che possono emergere da ogni persona nella introspezione, nel confronto e nello scambio.

La Regia è di Ugo Dragotti, la riduzione dei testi è a cura di Carla Viola.

domenica 5 giugno 2022

La prigione non serve a nessuno".

 

 Raf Vallone in Riso Amaro film del '49: "Il carcere l'ha inventato qualcuno che non c'era mai stato... la prigione non serve a nessuno". 

( Prima di diventare un attore, Raf Vallone era un giornalista de L'Unità).

 


 

mercoledì 1 giugno 2022

Un giornale senza padroni, un'associazione che fa liberi

La rivista Voci di dentro è scritta da detenuti ed esperti esce da 14 anni. Duemila copie stampate, diffuse per posta, e regalate nelle iniziative, incontri, convegni, altro.  In rete è gratuita. La rivista è scritta da chi conosce personalmente quello di cui parla. Non ha padroni, è informazione dal basso, è giornalismo sociale. Senza scopi se non quello di informare su una realtà (penale e giudiziaria) distorta, manipolata e usata dal sistema dei media (assieme al penale)  per fini che non hanno nulla a che vedere con il giornalismo, ma aderenti a un sistema che concretamente stereotipizza, semplifica, riduce le complessità sociali, producendo una realtà alterata, escludendo, promuovendo consenso. 

Voci di dentro è una associazione di volontariato nata nel 2008 e che si occupa di disagio. Voci di dentro è un’associazione organizzazione a 360 gradi che intende dare nuove chance a chi di chance ne ha avute poche, aprire porte e abbattere muri, diffondere valori di giustizia e rispetto dei diritti, mettere semi per un mondo migliore dove alla base di tutto c’è l’uguaglianza sociale ed economica delle persone. Il nostro lavoro si svolge dentro il carcere e fuori dal carcere. L’associazione è impegnata in un insieme di attività dedicate alla diffusione del diritto penale minimo, alla eliminazione di un sistema penale fondato sulla punizione senza fine, alla promozione dell’uso delle pene alternative, al reinserimento e all’aiuto delle persone in stato di disagio, con particolare attenzione a chi si trova, o si è trovato nel passato, in detenzione. L’associazione promuove incontri e convegni.

venerdì 28 gennaio 2022

I progetti/incontro con gli scout

 Voci di dentro incontra i ragazzi Scout d’Abruzzo (Agesci Abruzzo) coordinati dalla capo Scout Zelda Recchia . Durante l’incontro on-line (grande la partecipazione con oltre 100 ragazzi collegati) il Presidente di Voci di dentro Francesco Lo Piccolo ha presentato l’Associazione e i suoi scopi: promuovere la cultura della solidarietà, creare opportunità per un vero reinserimento dei detenuti, lavorare per favorire occasioni di giustizia sociale che non lascino indietro chi è più svantaggiato.  nel corso della lunga riunione on line sono stati anche illustrati i progetti dell'Associazione. In particolare, il Presidente e e altri volontari dell'Associazione, collegati anche loro on line, hanno parlato del progetto Voci di dentro-Voci di fuori e del laboratorio teatrale messo in piedi per portare in scena uno spettacolo recitato da detenuti, studenti, volontari e altri. 

Gli Scout incontrano il carcere si inserisce nel percorso di avvicinamento alla Route regionale, che segue i capitoli dell’Enciclica #fratellitutti di Papa Francesco. Con testimonianze di soci di Voci di dentro che hanno vissuto l’esperienza della reclusione, l’incontro è riuscito a stabilire il giusto clima con il giovane pubblico per domande, spiegazioni sulla realtà detentiva, rendendo così chiaro che il discorso su pena, carcere, principio rieducativo (art27cost) è legato alla crescita di una coscienza libera da pregiudizi, alla formazione di una cittadinanza attiva e solidale e alla considerazione dell’altro sempre “come uno di noi”. 


Principi totalmente in linea con il senso del progetto di costruzione della compagnia teatrale avviata grazie al bando della Tavola Valdese che ha finanziato, con i fondi dell'otto per mille il progetto "Voci di dentro-Voci di fuori: laboratori e tanto altro, presso la sede di Voci di dentro e all'interno del carcere di Pescara   con l’obiettivo di stabilire un ponte con l’esterno e rendere partecipe il contesto sociale rispetto a ciò che si realizza dentro gli Istituti di pena.

venerdì 21 gennaio 2022

il volto del carcere


Scatti in bianco e nero di un mondo rinchiuso per mostrare il vero volto del carcere: senza ritocchi e senza pregiudizi. Le foto della mostra "Come sabbia sotto il tappeto".

Mostra fotografica "Come sabbia sotto al tappeto" della Camera Penale di Pisa, in collaborazione con la direzione della casa circondariale Don Bosco, patrocinata dall’Unione delle Camere Penali, dal Comune di Pisa e dall’Ordine degli Avvocati.

Il reportage è stato realizzato nel 2015 all’interno del Don Bosco di Pisa da Serena Caputo, avvocato penalista del foro di Pisa, segretario della Camera penale (promotrice del progetto), Veronica Croccia, co-direttrice della scuola di fotografia Fotografando di Montopoli in Val d’Arno, e Francesca Fascione, laurea in ingegneria edile-architettura e la passione per la fotografia urbana.


mercoledì 19 gennaio 2022

Mostra "Il fai da te carcerario"/i progetti





E’ stata una giornata intensa e ricca di emozioni quella celebrata ieri - domenica 16 gennaio -  in ricordo di Valentino Di Bartolomeo, Comandante della Polizia Penitenziaria morto per causa del Covid lo scorso anno. Organizzata dall’Associazione Voci di dentro sono stare esposte in mostra all’ex tempietto del Tricalle , ora Centro di Produzione Tricalle Sistema Cultura, decine di oggetti raccolti negli anni da Di Bartolomeo e realizzati dai detenuti, vere e proprie testimonianze del Fai da te carcerario: scatole di sigarette o saponette trasformate in portacenere, pezzi di latta bucherellata usati come grattugia, vecchi walkman usati come motore per le macchinette per tatuaggi. Poliziotti, la regista Paola Capone, il presidente dell’Anppe Antonio Mariano, il direttore della Casa Circondariale di Chieti Franco Pettinelli, la moglie e i figli dello stesso Valentino  e decine di persone, tra loro tanti studenti, hanno partecipato all’evento assieme ai volontari di Voci di dentro.

Francesco Lo Piccolo, Presidente di Voci di dentro, in apertura della mostra ha ricordato la figura del Comandante: “E stato un grande amico di Voci di dentro, mi ha aiutato e ci ha aiutato a comprendere la realtà del carcere. Scriveva spesso nella rivista e credeva in quello che facevamo, ben convinto che la funzione della polizia penitenziaria fosse, tra le altre, quella di garantire lo svolgimento delle attività come quelle messe in atto da Voci di dentro. Attività che portano conoscenza e cultura”.

Nel corso della giornata l’associazione ha anche presentato i progetti in corso a cominciare da “#piazzabbracci” finanziato dalla Regione Abruzzo: in continuità con altre iniziative passate, con piazzabbracci Voci di dentro parte dal “cuore” dei problemi attuali, legati alla pandemia - disagio, disoccupazione, svantaggio sociale, povertà e solitudine -, per arrivare alla “mente” delle persone, con interventi di supporto, ascolto e psico-aiuto. Ha aggiunto Lo Piccolo: “Il carcere è un luogo di sofferenza e sempre più al suo interno vi finiscono persone ai margini come tossicodipendenti, poveri, disabili, privi di risorse. Da qui il lavoro dell’associazione dentro e fuori. Dentro con i nostri laboratori di scrittura e altro, fuori con sportelli itineranti di psico-aiuto”. Ma anche il teatro, oltre alla rivista bimestrale scritta da detenuti ed esperti del sistema penale, è al centro di Voci di dentro. Ancora Lo Piccolo: “Grazie a un  bando della Tavola Valdese, l’associazione sta avviando “semi d’autunno” una rappresentazione teatrale rielaborata da Carla Viola, insegnante, che vedrà sul palco  detenuti del carcere di Pescara, ex detenuti e studenti”. Anche questo in ricordo di Valentino Di Bartolomeo promotore della compagnia di teatro del carcere di Chieti, diretta da Paola Capone, formata da agenti di polizia penitenziaria e detenuti.

 

lunedì 17 gennaio 2022

Emozioni in ricordo di Valentino


E’ stata una giornata intensa e ricca di emozioni quella celebrata ieri - domenica 16 gennaio -  in ricordo di Valentino Di Bartolomeo, Comandante della Polizia Penitenziaria morto per causa del Covid lo scorso anno. Organizzata dall’Associazione Voci di dentro sono stare esposte in mostra all’ex tempietto del Tricalle , ora Centro di Produzione Tricalle Sistema Cultura, decine di oggetti raccolti negli anni da Di Bartolomeo e realizzati dai detenuti, vere e proprie testimonianze del Fai da te carcerario: scatole di sigarette o saponette trasformate in portacenere, pezzi di latta bucherellata usati come grattugia, vecchi walkman usati come motore per le macchinette per tatuaggi. Poliziotti, la regista Paola Capone, il presidente dell’Anppe Antonio Mariano, il direttore della Casa Circondariale di Chieti Franco Pettinelli, la moglie e i figli dello stesso Valentino  e decine di persone, tra loro tanti studenti, hanno partecipato all’evento assieme ai volontari di Voci di dentro.

Francesco Lo Piccolo, Presidente di Voci di dentro, in apertura della mostra ha ricordato la figura del Comandante: “E stato un grande amico di Voci di dentro, mi ha aiutato e ci ha aiutato a comprendere la realtà del carcere. Scriveva spesso nella rivista e credeva in quello che facevamo, ben convinto che la funzione della polizia penitenziaria fosse, tra le altre, quella di garantire lo svolgimento delle attività come quelle messe in atto da Voci di dentro. Attività che portano conoscenza e cultura”.

Nel corso della giornata l’associazione ha anche presentato i progetti in corso a cominciare da “#piazzabbracci” finanziato dalla Regione Abruzzo: in continuità con altre iniziative passate, con #"piazzabbracci" Voci di dentro parte dal “cuore” dei problemi attuali, legati alla pandemia - disagio, disoccupazione, svantaggio sociale, povertà e solitudine -, per arrivare alla “mente” delle persone, con interventi di supporto, ascolto e psico-aiuto. Ha aggiunto Lo Piccolo: “Il carcere è un luogo di sofferenza e sempre più al suo interno vi finiscono persone ai margini come tossicodipendenti, poveri, disabili, privi di risorse. Da qui il lavoro dell’associazione dentro e fuori. Dentro con i nostri laboratori di scrittura e altro, fuori con sportelli itineranti di psico-aiuto”. 

Ma anche il teatro, oltre alla rivista bimestrale scritta da detenuti ed esperti del sistema penale, è al centro di Voci di dentro. Ancora Lo Piccolo: “Grazie a un  bando della Tavola Valdese, l’associazione sta avviando “semi d’autunno” una rappresentazione teatrale rielaborata da Carla Viola, insegnante, che vedrà sul palco  detenuti del carcere di Pescara, ex detenuti e studenti”. 

Anche questo in ricordo di Valentino Di Bartolomeo promotore della compagnia di teatro del carcere di Chieti, diretta da Paola Capone, formata da agenti di polizia penitenziaria e detenuti.

domenica 16 gennaio 2022

Il progetto #piazzabbracci

Al via #piazzabbracci. Con #piazzabbracci, il nuovo progetto finanziato dalla Regione Abruzzo (art. 5 Cod. Terzo Settore) l’Associazione Voci di dentro parte dal “cuore” dei problemi attuali, legati alla pandemia - disagio, disoccupazione, svantaggio sociale, povertà e solitudine -, per arrivare alla “mente” delle persone, con interventi di supporto, ascolto e psico-aiuto.