lunedì 18 ottobre 2021

𝗟'𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗲

𝑴𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒊𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒐
𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟮𝟯 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟳,𝟬𝟬
Ex Tempietto Tricalle
Tricalle Sistema Cultura, Chieti
📌𝐕𝐨𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨, Associazione attiva da anni sui temi del carcere e operante in progetti sociali con detenuti, ex detenuti e persone libere, ha scelto il mezzo fotografico e il dibattito in un incontro pubblico (nell’ambito del Progetto News No Fake ) per far conoscere il carcere nella sua “essenza”: un mondo a parte, ai margini, che la società non conosce se non in casi che arrivano alla ribalta della cronaca, com’è accaduto di recente per Santa Maria Capua Vetere.
📌 La mostra fotografica (le foto esposte fanno parte del Progetto Come polvere sotto il tappeto promosso dalla Camera Penale di Pisa e sono state pubblicate negli ultimi numeri di Voci di dentro) mette in luce la cronica condizione delle strutture e la vita nelle carceri, una vita dove l’annullamento della persona in spazi ristretti, quasi sempre malsani insieme con l’avvilimento che il sistema detentivo di per sé genera, sono in netto contrasto con il principio di umanità della pena sancito nella nostra Costituzione (art 27).
📌 Ma cos’è veramente il carcere: ovvero questo mondo “fuori dal mondo”? E perché quel cammino storico di civiltà che ci ha portati ad abolire la pena di morte sembra essersi arrestato, continuando ad ammettersi con il carcere che al male commesso dall’uomo altri uomini rispondano – su basi sancite dall’ordinamento – infliggendo altro male?
📌 È dunque necessario andare al cuore del problema. Interrogarsi sulla natura, sulle radici, sul significato e le conseguenze del punire in un modo piuttosto che un altro, con la mera afflizione fisica piuttosto che con l’elevazione morale dei detenuti. Perché questa, purtroppo, è l’esecuzione della pena detentiva oggi: il carcere è sofferenza in un luogo “patibolare”.
📌 Parlare dell’essenza del carcere è la strada per poterne immaginare le riforme, necessarie e urgenti, e per affrontarne – com’è giusto – i numerosi problemi, problemi che alla società, che il carcere non vuole vedere, finiscono col tornare: primo fra tutti, il conto sociale ed economico della recidiva, che in un’altissima percentuale (75%) si verifica dopo l’esperienza della detenzione.
📌 𝗩𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 offre un’occasione di riflessione per la collettività, per una narrazione che deve cominciare dal dialogo stesso sul carcere, e su come esso sia svolto sui media, nelle istituzioni, in ogni ambito culturale che investa la riflessione intorno alla giustizia, all’uomo, la dignità, i suoi diritti.

martedì 10 agosto 2021

UN SALUTO A FRANCESCO M.

 UN SALUTO A FRANCESCO M.

Mi ha telefonato mia figlia alle 10,00 di sera dandomi la notizia tremenda, inaccettabile della morte di Francesco M. Un violento colpo allo stomaco mi ha tolto il respiro e sono rimasto seduto sul divano attonito senza avere la capacità di muovere un solo muscolo. I ricordi, il suo viso mi scorrevano davanti come se stessi rivendo quei momenti nei quali, una forzata convivenza ci ha fatto incontrare, conoscere e scambiare qualche gesto di umana sopportazione. Lui molto più giovane di me passava i giorni impegnandosi nei lavori che gli erano stati affidati e nella cura del suo corpo che voleva mantenere tonico ed atletico a tutti i costi. Ore a percorrere di corsa il perimetro del campetto o coinvolto in mitici scontri di calcio dove la sua abilità emergeva sulla mediocrità degli altri; ecco Francesco era così sempre tirato al massimo curato nell’aspetto come se dovesse andare ad un incontro galante. Pronto allo scherzo, alla battuta viveva integrato nelle regole del gruppo dominante ma non perdeva occasione di dimostrare con puntuali interventi una sensibilità ed intelligenza non comune partecipando agli incontri settimanali che “Voci di dentro” teneva in carcere e scrivendo anche alcuni articoli.

giovedì 8 luglio 2021

Il J'Accuse di Voci di dentro

“Cos’è il carcere? chi va lì? come e perché ci vanno, cosa succede lì? e qual è la vita dei detenuti, e quella, ugualmente, del personale di sorveglianza? come sono gli edifici, il cibo e l'igiene? come funzionano i regolamenti interni, il controllo medico e le officine; come si esce e cosa significa essere, nella nostra società, uno di quelli che sono usciti”. 
 Queste domande se le chiedeva nel ’71 Michel Foucault. Oggi, a 40 anni da allora, dobbiamo riconoscere che del carcere, e cioè che cosa sia e da chi sia popolato sappiamo ben poco o nulla. Sommersi da montagne di informazioni e notizie, ancora oggi la realtà resta ben nascosta. “Mascherata”. Davvero, se la pena del carcere fosse visibile allora nessuno invocherebbe il carcere…per nessuno. 
Perciò, ecco le fotografie e i testi che provano a raccontare il carcere, quello di oggi, quello dove la dignità umana è calpestata in tutte le sue forme, in tutti i suoi momenti. In prima pagina il nostro J’Accuse, come il J’Accuse di Zola apparso su l’Aurore nel 1898, per accusare, ancora una volta, un sistema che permette, nonostante tutto ciò sia noto, il perpetuarsi di questa situazione di violenza dell’uomo sull’uomo, delle istituzioni sull’uomo. Oltre alle immagini, gli articoli di detenuti ed ex detenuti, il testo del professor Ceraudo, autore di “Uomini come bestie. Il medico degli ultimi”. Un “viaggio” nell’illegalità di questo stato che si è preso innanzitutto i corpi di uomini e donne trasformati in folli, come un tempo, prima di Basaglia, si trasformavano in folli donne e uomini e anche bambini. Un viaggio nelle carceri come nei campi di concentramento raccontati in “Se questo è un uomo” da Primo Levi.
In questo numero troverete un’intervista all’Arcivescovo Forte e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze Bortolato, autore con Edoardo Vigna di un libro dal titolo “Vendetta pubblica. Il carcere in Italia”, che ricorda come nel nostro paese i giudici della Sorveglianza sono una sparuta compagine di appena 200 persone. E poi, ancora, le riflessioni del portavoce di Amnesty International Riccardo Noury con il quale approfondiamo anche la vicenda di Zaki, in carcere dal febbraio dello scorso anno. In questo numero, inoltre, un’ampia sezione che abbiamo chiamato “il corpo e il diritto” con un intervento sul Ddl Zan, un approfondimento di un nostro esperto sull’identità di genere, le riflessioni sul potere maschile e sulla donna, sulla disabilità, sull’arte del tatuaggio, e sullo spettacolo teatrale “Stabat Mater” dedicato alla morte di Cristo e al dolore di Maria, dolore che nessuna resurrezione potrà mai cancellare. Eric Salerno, infine ci guida in Israele e Palestina, in un viaggio tra popoli in guerra in terre che la follia umana ha reso inaccessibili, con la speranza che si possa un giorno camminare in questo nostro mondo con più rispetto e meno avidità. Anche in questo numero il doppio inserto “News No Fake” dedicato al Covid frutto di un progetto finanziato dalla Regione Abruzzo.

martedì 22 giugno 2021

Relazione al Parlamento 2021 del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale


 < https://www.radioradicale.it/scheda/640043 da il dubbio: La relazione del Garante Mauro Palma, prima parte: il “populismo penale” La prima parte di divide in diversi capitoli. Nello specifico, il primo riguarda l’analisi del fenomeno del cosiddetto “populismo penale” che secondo il Garante ha trovato espressione nel contrasto alle detenzioni domiciliari concesse per consentire al sistema penitenziario di prevenire il contagio all’interno degli Istituti. Il secondo è quello relativo all’adozione delle navi quarantena per le persone migranti che arrivano irregolarmente in Italia. Il terzo è sulle Residenze sanitarie assistenziali per persone anziane che con il Covid sono divenute manifestamente dei luoghi chiusi. Il quarto capitolo riguarda l’introduzione, in base al decreto-legge 21 ottobre 2020 n. 130, del diritto di reclamo per i migranti trattenuti. Il quinto capitolo dal titolo “Ordine dentro, ordine fuori” è sul rapporto tra le forze di polizia interne agli Istituti penitenziari e quelle che agiscono all’esterno, questione emersa con forza nel dibattito successivo ai gravi disordini scoppiati in carcere nel marzo 2020. Infine si affronta il tema riguardante la designazione in norma primaria del Garante nazionale quale National preventive mechanism (Npm) in base al Protocollo Onu sulla prevenzione della tortura-Opcat e la modifica del nome del Garante nazionale con l’eliminazione del riferimento al termine “detenuti”. I dati: la popolazione detenuta è in flessione Veniamo ai dati che riguardano il tema penale. Il Garante nazionale ne anticipa alcuni. Se il 2020 era iniziato con 60.971 presenze negli Istituti penitenziari, il 2021 è iniziato con 53.329. La popolazione detenuta, quindi, ha avuto una flessione. La decrescita, secondo il Garante, ovviamente è dipesa dai minori ingressi dalla libertà e dal maggiore ricorso alla detenzione domiciliare (principalmente dovuta a maggiore attività della magistratura di sorveglianza, piuttosto che all’efficacia dei provvedimenti governativi adottati). Il Garante nazionale sottolinea la pur limitata ripresa della crescita dei numeri che determina l’attuale registrazione di 53.661 (al 7 giugno 2021) persone, anche se il numero di coloro che sono effettivamente presenti è 52.634, usufruendo gli altri della licenza prolungata nella semilibertà. La capienza è di 50.781 posti, di cui effettivamente disponibili 47.445. La durata delle pene Il Garante anticipa anche due questioni sulla durata delle pene che possono essere utili al dibattito attuale: 26.385 devono rimanere in carcere per meno di tre anni (di questi, 7.123 hanno avuto una pena inflitta inferiore ai tre anni). Gli ergastolani sono 1.779 di cui ostativi 1.259; la liberazione condizionale di cui molto si dibatte è stata data a un ergastolano (ovviamente non ostativo) nel 2019, a quattro nel 2020, a nessuno nel 2021.Degna di nota la quarta parte denominata “Orizzonti”. Lo sguardo è rivolto al futuro e alle linee di azioni che il Garante intende aprire o sviluppare nel dialogo con il Parlamento. Il primo tema riguarda l’intervento legislativo che dovrà seguire nel corso dell’anno la pronuncia della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo; il secondo tratta la nota questione del riconoscimento della cittadinanza delle cosiddette “seconde generazioni”; il terzo è relativo alla necessità di portare a compimento il Regolamento unico dei Centri per il rimpatrio; il quarto concerne l’esigenza di rivedere complessivamente il sistema delle misure di sicurezza e in particolare di superare le problematicità delle Residenze per le misure di sicurezza di tipo psichiatrico (Rems) senza snaturarne le caratteristiche che hanno segnato il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, ciò anche in considerazione dell’imminente pronuncia della Corte europea dei diritti umani. L’ultimo argomento attiene alla necessità di un intervento regolativo che renda effettiva applicazione ai principi della cosiddetta “Legge Zampa” sulla determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati.

giovedì 6 maggio 2021

Una lettera dal carcere

Icks Borea, che ringraziamo, legge una lettera che ci è arrivata la scorsa settimana per posta ordinaria. E' scritta da un detenuto e rappresenta bene il sentimento e il clima che c'è oggi all'interno degli istituti di pena. L'autore ci chiede anche di pubblicarla con nome e cognome. Per tutelarlo abbiamo invece deciso di omettere il suo nome e anche la città dove si trova il carcere. 
Il testo verrà pubblicato anche sul numero di maggio di Voci di dentro in uscita la prossima settimana. 


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martedì 23 marzo 2021

Perché il carcere? Riflessioni


 

Perché il carcere? Costruire un immaginario che sappia fare a meno del carcere
Riflessioni con l'autrice Elisa Mauri, Ornella  Favero e Francesco Lo Piccolo


Dal retro di copertina del libro, edito da "Sensibili alle foglie:  
"I numerosi interrogativi che questo libro si e ci pone hanno lo scopo di indurci a sospendere il giudizio su chi è in carcere, invitandoci, come a suo tempo Basaglia fece con i manicomializzati, a guardare le persone e non i modelli e le teorie che si hanno in testa. Partendo dai rapporti reali, con persone in carne ed ossa, incontrate nell’ambito della sua attività, l’Autrice si chiede come facciamo a non vedere che le decine di migliaia di persone detenute chiamano in causa le comunità da cui provengono, i servizi, le opportunità e i diritti che lo Stato ha saputo o non ha saputo garantire a tutti. Tra l’altro ci ricorda che “esistono servizi nei nostri territori che restano in piedi e funzionano grazie a chi lavora gratis, come i tirocinanti o i volontari”. Attingendo a Foucault, all’idea che questa istituzione sia figlia di quel “potere normalizzatore” e disciplinare operante all’interno del “regime panoptico”, l’Autrice si chiede se non possa essere immaginata oggi una rivoluzione contro il sistema retributivo, dove si risponde al male del reato perpetrando altro male. Ci invita a parlare di carcere, a renderci conto che le persone che stanno “lì dentro” appartengono alla società, che a lei dovranno tornare e che la soluzione non è la loro ghettizzazione, perché questo non porta né quella rieducazione voluta dalla Costituzione né sicurezza. E ci lascia una domanda: “Perché pensiamo che la sicurezza pubblica dipenda dall’aumento delle sanzioni e del controllo piuttosto che dalla creazione di legami sociali sani e saldi?” 

domenica 7 marzo 2021

Voci di dentro, numero marzo 2021

 

Varianti è il titolo del numero di Marzo di Voci di dentro (56 pagine, compreso l’inserto NewsNoFake progetto finanziato dalla Regione Abruzzo) mensile scritto da detenuti, ex detenuti, volontari ed esperti dell’Associazione di volontariato. In copertina Lorena Fornasier, triestina che ha scelto una parte scomoda, ma che si impone come necessaria: stare dalla parte dell’altro, del migrante, del povero, del detenuto, o di chi ha vissuto il cammino della persecuzione, deportazione e sterminio come è ben raccontato in uno speciale dedicato alla Shoah con interviste a Corradini e Palmerio. Nelle 56 pagine della rivista anche una sezione dedicata alla donna (a ridosso dell’8 marzo) con i racconti di alcune donne detenute e di una mamma col figlio in carcere e alcune pagine sul Congo alla ribalta in questi giorni per la morte dell’ambasciatore Attanasio. Varianti dunque come cambiamenti, modelli e modi diversi di affrontare questa nostra vita; varianti come sfida a vedere le cose da un altro punto di vista per capire e scegliere tra falsi miti e fake news.


   il mensile di Voci di dentro può essere sfogliato qui:  https://www.calameo.com/read/00034215466c0c0a59844

   per avere una copia direttamente a casa:

1) contributo all'associazione (20 euro o più per tutte le 10 copie in programma nel 2021).

2) versamento sul c/c N 95540639 intestato a Voci di dentro Associazione oppure bonifico: IBAN IT17H0760115500000095540639

3) mail a voci@vocididentro.it con estremi del versamento e indirizzo dove si desidera che siano spedite le riviste

 

venerdì 19 febbraio 2021

Focolaio Covid anche nel carcere di Pescara

 

Focolaio Covid anche nel carcere di Pescara. In base ai tamponi effettuati tra i detenuti nei giorni scorsi, dai dati dell’Unità di Medicina penitenziaria della Asl di Pescara, sono risultati positivi 7 detenuti della seconda sezione giudiziaria. Sono stati isolati, come pure sono in isolamento tutti i detenuti della sezione. La preoccupazione è molta, evidentemente non sono bastate le misure messe in atto compreso lo smart working  di  gran parte del personale, educatori compresi.

Stabile al momento la situazione nel carcere di Chieti: sono positivi 51 detenuti, tutti - tranne due che sono stati ricoverati in ospedale - sono asintomatici o pauci asintomatici (raffreddore, un po’ di febbre, malessere vario).  Situazione stabile, ma sempre seria, in pratica è contagiato quasi tutto il carcere perché solo 9 (sempre in base ai dati di ieri comunicati a Voci di dentro dalla Asl Chieti-Lanciano-Vasto) sono negativi. Per quanto riguarda gli agenti, il dato dei giorni scorsi  (dieci positivi) è ridimensionato dall’Istituto di Madonna del Freddo: sarebbero solo cinque gli agenti positivi.

A Chieti e Pescara il clima tra i detenuti è comunque di apprensione: tranquilli, costretti ad abituarsi al peggio. Agenti e direzione stanno facendo il massimo pur essendo anche sotto organico. Nei giorni scorsi  sono anche cominciate le vaccinazioni del personale, innanzitutto gli agenti, spesso persone non giovanissime.

Voci di dentro ribadisce la necessità sempre più urgente di immadiata campagna di vaccinazione per tutti, volontari compresi, misure deflattive contro il sovraffollamento, la riduzione da parte della magistratura di ricorrere alla custodia cautelare se non in casi estremi, l’aumento da 45 giorni a 75 giorni del periodo di pena da ridurre ogni semestre per i detenuti che tengono una buona condotta, i domiciliari per persone malate e a rischio in caso di contagio da Covis, l’invio ai domiciliari di coloro sotto i 4 anni di pena.

martedì 9 febbraio 2021

Nel carcere di Chieti una decina di detenuti sono risultati positivi al virus

Focolaio di Covid nel carcere di Chieti, almeno dieci detenuti sono risultati positivi al virus. La notizia è di poche ore fa e arriva direttamente dai parenti di alcuni detenuti informati per telefono questa mattina. La preoccupazione è molta: la casa circondariale di Chieti è vecchia e fatiscente, ci sono celle anche da sei persone, alcune hanno ancora la turca. La promiscuità, l’impossibilità di mantenere le distanze stanno rischiando di mandare in tilt tutto l’istituto di Madonna del Freddo dove sono rinchiuse un centinaio di persone, molte delle quali malate. Nessuna notizia sullo stato di salute del personale, agenti, impiegati, personale della direzione. Una situazione preoccupante: non ci sono celle per la quarantena, non ci sono stanze dove mettere le persone risultate positive. Una delle ipotesi in via di definizione è lo spostamento di tutti i positivi nella sezione femminile . Al momento la direzione del carcere ha sospeso tutte le attività dei volontari (molto poche a dire il vero) che fino a sabato si tenevano unicamente via skype.

Il focolaio di Chieti e che fa seguito a tanti altri focolai scoppiati in questi ultimi giorni in diversi istituti di pena è frutto di una continua disattenzione e incapacità di tutto il sistema penale. Basti dire che nel carcere di Chieti, ma succede in tanti carceri in Italia, si continuano a portare in cella persone con una pena di pochi mesi o persone che devono scontare carcerazioni per reati compiuti anche dieci anni fa. Uno tra tanti il caso di un detenuto che è stato portato in carcere a Chieti per una pena di pochi mesi, si è fatto la quarantena, poi è stato messo fuori. E’ normale tutto ciò?. Per noi la risposta è no. E le conseguenze oggi si vedono: sovraffollamento, poca sicurezza, e adesso anche il contagio di una decina di persone… che potrebbero finire in ospedale e intasare ancora di più il sistema sanitario con ospedali ormai al completo.

Lo diciamo da sempre e e oggi a maggio ragione: occorre subito una via d’uscita da un luogo-ghetto che appare sempre più sbagliato, inutile e dannoso, addirittura come ha scritto anni fa Bobbio "la più efficace scuola del delitto: riproduce, non elimina, anzi moltiplica il male". Il carcere non deve essere al centro di ogni cosa, ci sono alternative come la messa alla prova, i lavori di pubblica utilità, i domiciliari. E nell'immediato per fronteggiare la pandemia tutte le persone con pene sotto i tre anni devono essere mandate a casa ai domiciliari, e a casa devono essere mandati tutti coloro che hanno più di settant'anni, tutti i malati, le donne (qualche migliaio dentro per reati spesso minori), le persone con dipendenze gravi, i bambini. Blocco degli automatismi ecc.