martedì 2 gennaio 2024

Amore e 41-bis. Una lucida follia?

 

Amo un uomo che, dopo tre decenni al 41-bis, avrebbe il diritto di trovare una strada per tornare alla vita, per spendere nel mondo, tra gli altri, le conoscenze che tanti anni di sepoltura gli hanno dato.

"Amo un fantasma". Mi è stato suggerito di partire da questo titolo per scrivere della mia esperienza. Lo guardo - il titolo- e le labbra mi si increspano in un sorriso. Avete mai sentito parlare di un fantasma che deve stare attento al colesterolo? No? Neppure io. E quindi penso all'amore mio che, quando io scrivo "male", mi risponde subito "non piagnucolare". Perché "amo un fantasma" in realtà mi riporta alla casa di mia madre, così vuota dopo che mio padre morì, e alle lettere di lei che trovai nascoste perché non si potevano imbucare, mentre le mie vanno di là del mare e -se arrivano nel cimitero dei vivi- è in mano ad un uomo che arrivano, sebbene aperte, già lette, passate per molte mani... Fantasma qui è la responsabilità di chi dovrebbe prevedere il diritto all'affettività, al coltivare rapporti sani e invece nega colloqui, si impone come mastodontico apparato con tempi da lemure e il cervello di una medusa...  Parlando di fantasmi, mi capita di parlare con quelli dei due grandi giudici che pensarono il “carcere duro”, il 41-bis. Un dialogo in cui mi capita di dire: "ma vi rendete conto di cosa hanno fatto del vostro lavoro? Un sistema per annullare l'uomo! Dovreste andare a parlare di notte all'orecchio dei vostri colleghi e dirglielo di avere il vostro coraggio di stravolgere tutto, guardare in faccia ciò che accade!". Saranno deliri di chi apparecchia per uno e dorme da solo in attesa che qualcosa cambi?