martedì 26 settembre 2023

Intervista al cantautore Marco Chiavistrelli


di Antonella Ricciardi

Intervista al cantautore Marco Chiavistrelli, da decenni impegnato nel sociale, spesso accanto a molti dei nomi più validi del panorama musicale italiano, su alcune delle tematiche che gli stanno più a cuore. Da tempo, infatti, il suo ispirato talento è al servizio di nobili ideali, per i diritti di tutti, e soprattutto sociali, oltre che per un modo libero da discriminazioni, ed invece equosolidale, ambientalista, pacifista. Artista poliedrico, completo, le sue sonorità variano dal folk al rock, dal blues al gospel, ai ritmi mediterranei. 

Particolarmente sensibile al mondo delle carceri, sovraffollate soprattutto di emarginati, Marco Chiavistrelli ha dedicato numerose canzoni a detenuti: ad esempio, a Carmelo Musumeci, uno dei pochi ad essere usciti da un ergastolo ostativo, che ha conseguito tre Lauree, e non ha dimenticato i suoi compagni di sventura: aiutarli è la sua missione di vita; a Ramona Cortese, una detenuta inerme e con molte problematiche, trovata impiccata in circostanze oscure; ad Alfredo Cospito, anarchico al 41 bis ed in situazione ostativa (solo di recente Corte Costituzionale e Cassazione hanno riconosciuto non debba avere l'ergastolo), per atti dimostrativi contro rappresentanti del potere: una figura che ricorda quella del Bombarolo di un altro cantastorie, il celeberrimo, l’anarchico, pacifico e poetico, Fabrizio De Andrè, che lo definiva "Se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato", soprattutto rispetto ad un certo potere che non si metteva in discussione. Alfredo Cospito aveva sostenuto uno degli scioperi della fame più lunghi della storia, circa sei mesi, contro il 41 bis ed in generale il carcere ostativo, sostenendo di attuarlo non solo per lui, ma anche per gli altri, poiché, affermava, “ci sono mafioso anziani e malati, che non uccidono più”. Sciopero interrotto solo dalla possibilità di non essere più condannato all’ergastolo. 

martedì 12 settembre 2023

Lettera dal carcere di Viterbo

 Sono 112 le persone morte in carcere dall’inizio dell’anno, 50 per impiccagione o per avere inalato gas, 62 per altre cause. E le responsabilità dello Stato, dell’Amministrazione penitenziaria e di chi (sistema sanitario compreso) deve assicurare il diritto alla salute continuano a ed essere ignorate. Per noi di Voci di dentro le morti negli istituti di pena NON POSSONO ESSERE DEFINITI SUICIDI. Ecco la lettera aperta inviata dal carcere di Viterbo alla direttrice Anna Maria Dello Preite dopo il malore e la morte di un detenuto e il tentato suicidio di un altro.

Lettera aperta 

alla c.a. della direttrice Lo Preite del c.c. Viterbo e pc a Ministero della Giustizia, a presidente della Repubblica e del CSM, e alla Corte Europea del diritto dell’uomo a Strasburgo 

Egregia direttrice Lo Preite chi scrive sono i detenuti della sezione che nei scorsi giorni hanno intrapreso uno sciopero pacifico per solidarietà ad un detenuto della stessa sezione che da 3 giorni vomitava sangue e non veniva visitato. Abbiamo chiesto un confronto con lei e non rispondendoci ci ha costretti a non rientrare nelle celle affinché non fosse stato visitato il detenuto. In 2 anni di mandato ha trasformato questo carcere in uno staliniano gulag “da dove si entrava vivo non era certo di uscire nella stessa modalità”. Lei ha rifiutato il confronto preferendo troneggiarsi nella vetrina offerta dalla messa in carcere del vescovo. Con la nostra protesta chiedevamo soprattutto il rispetto del diritto alla salute, curarci, diritto negatoci dalla mancata volontà e competenza di alcuni sanitari incaricati. La bontà della nostra protesta ha purtroppo ricevuto conferma dagli eventi successivi ed è stata punita trasformandoci per sua decisione da detenuti in prigionieri. Questa prigionia ha provocato un tentativo di impiccagione (salvato dal pronto intervento del suo compagno di cella) e un decesso nella serata del venerdì 8 settembre. La morte del detenuto Imran, bengalese che veniva segnalato durante il confronto con la comandante come persona ammalata e non curata, è stata classificata come “naturale” ma noi riteniamo che con le adeguate cure pretendenti poteva essere salvato!!! Tra l’altro il detenuto defunto aveva un residuo pena di pochi mesi e di certo non poteva essere considerato socialmente pericoloso ma purtroppo è noto che a Viterbo i benefici della legge non vengono quasi mai applicati. Segnaliamo inoltre che ci sono i detenuti non curati a partire da problemi di denti, con pus compreso sino a prostate ingrossate e rigurgiti di sangue dallo stomaco. Lei direttrice, evidentemente non è interessata ad occuparsi del benessere e della salute dei detenuti, si ci ha inviato la comandante, degna persona ma sprovvista dei poteri relativi alle nostre richieste. Ad oggi noi “prigionieri” puniti, speriamo che chi di dovere abbia ad intervenire in una conclamata situazione al di fuori di ogni standard europeo e di umanità. Esprimiamo comprensione nei confronti del personale di custodia, vittima come noi di un sistema malato o, meglio, mal gestito. Con la speranza che tutto non venga messo a tacere mediante i soliti trasferimenti di detenuti diventati testimoni e comunque scomodi. Inverosimilmente abbiamo saputo che venerdì 8 settembre 2023 ci è stata negata assistenza legale impedendo all’avv. di vederci.

(a seguire le firme  di un trentina di detenuti)