domenica 2 aprile 2023
In carcere una semplice e straordinaria storia
martedì 28 marzo 2023
La Prigione e la Piazza
La Prigione e la Piazza
Arriva in Abruzzo, grazie a Voci di dentro, Associazione che promuove la cultura della
solidarietà e l’aiuto a detenuti ed ex detenuti, attiva nel volontariato
penitenziario e altri progetti, la seconda
edizione de La Prigione e la
Piazza, mostra-mercato di libri da e sul carcere, tour di incontri e
dibattiti nelle varie città d’Italia, promossa dalle associazioni Yairaiha
Onlus e Napoli Monitor.
Nelle due giornate, con un confronto aperto anche su temi caldi, sui quali l’opinione pubblica è divisa ma spesso non informata, interverranno: Elisa Mauri (psicologa e psicoterapeuta, autrice di “Perché il carcere? Costruire un immaginario che sappia farne a meno”), Francesca De Carolis (scrittrice, giornalista, ex TG1, ex Radio 1), Riccardo Rosa (promotore della piattaforma “Morire di pena. Per l’abolizione di ergastolo e 41bis”), Nicoletta Dosio (storica attivista del Movimento No Tav), Elton Kalica (Università di Padova), Sandra Berardi (presidente di Yairaiha Onlus), Antonella La Morgia (vicedirettore di Voci di dentro rivista e membro di Sulle regole), Francesco Lo Piccolo (presidente di Voci di dentro), Simona Anedda e Claudio Bottan, testimoni di ogni possibile “seconda chance”, lui dell’esperienza detentiva, lei della malattia.
Due giorni di lavori
all’aperto nelle piazze delle due città con una “coda particolare” dal titolo Una
semplice e straordinaria storia: nella sala di Conversazione a Lanciano
alle ore 17.30: Simona Anedda e Claudio Bottan racconteranno la loro
storia, lei disabile con la sclerosi
multipla ed in carrozzella alla conquista del mondo, e lui dopo anni di
detenzione impegnato in difesa della libertà e dei diritti degli emarginati.
Due persone che insieme hanno vinto ostacoli e pregiudizi.
sabato 11 marzo 2023
Un albero per rinascere
di MARIA POGGIO
Guardando gli alberi fioriti mi è venuto in mente che quando mi portarono in carcere avevo appena vissuto dei momenti indimenticabili. Ricordo, mi ero abbuffata di raccolta di ciliegie, amarene e di tutto un po'. Era come se sapessi che ne sarei stata privata e allora mi creavo le "riserve" come quando parti per una camminata e pensi alle riserve da portarti dietro per poter andare avanti.
In carcere quei momenti fatti di ricordi neanche lontani mi hanno aiutata a resistere al dolore delle privazioni. Guardando dalle sbarre vedevo i piccioni volare, li nutrivo; parlavo con loro ogni mattina e mi sembrava che mi ascoltassero. Vedevo alberi e montagne dove c'era solo cemento. La mente ci permette di fare tutto... anche di andare oltre.
Penso che un'iniziativa del tipo "un albero per rinascere" dovrebbe riguardare ogni carcere. Piantiamo alberi perché come loro possiamo colorare le esistenze e dimostrare che si può rinascere. Non e difficile, bisogna solo aver un po' di cura, tanto amore e tante buone intenzioni che nutrano la terra come fa l'acqua.
in sintesi, dal rapporto di Antigone sulle donne detenute in Italia:
mercoledì 22 febbraio 2023
Cronaca di una morte annunciata
di EMILIAN DIMA MIHAI
mercoledì 8 febbraio 2023
Quelle telefonate che ti “riattaccano alla vita”
Pubblichiamo la lettera aperta di Ristretti - alla quale, tra gli altri, ha aderito Voci di dentro - rivolta ai direttori penitenziari e, per conoscenza, al Capo DAP, dottor Giovanni Russo e al Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento, dottor Gianfranco De Gesu
In un Paese in perenne emergenza, le uniche emergenze che quasi nessuno vuole vedere sono quelle che riguardano il carcere. Eppure è appena finito l’anno dei record, 84 suicidi, mai così tanti, e questa è una emergenza vera perché la gente sta morendo in carcere.Sostiene uno dei massimi esperti di suicidi, lo psichiatra Diego De Leo, che certo prevenire i suicidi è molto difficile, ma almeno si può cercare di creare una forma di protezione: “Aumentare le opportunità di comunicazione e le connessioni con il mondo ‘di fuori’ non solo renderebbe più tollerabile la vita all’interno dell’istituto di detenzione, ma sicuramente aiuterebbe nel prevenire almeno alcuni dei troppi suicidi che avvengono ancora nelle carceri italiane”.
Quelle telefonate che sono un’accelerata agli affetti delle persone in carcere.
giovedì 2 febbraio 2023
Corrispondenza telefonica
di CLAUDIO BOTTAN*
Una persona libera probabilmente non riesce nemmeno lontanamente ad immaginare cosa significhi l’assenza di comunicazione. Noi liberi diamo per scontato di avere sempre a portata di mano almeno un cellulare, che continuiamo a controllare compulsivamente per vedere se ci siamo persi qualche messaggio oppure un like. Occorre un enorme sforzo di fantasia per immedesimarsi nello stato d’animo di una persona detenuta, che ha a disposizione una telefonata alla settimana della durata massima di dieci minuti, sempre a patto che il destinatario della chiamata sia munito di un’utenza fissa. E già questo è un ostacolo, tant’è che il telefono fisso probabilmente ormai ce l’hanno solamente le famiglie dei carcerati.SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE, DISPONIBILI SEI POSTI
ALTRE INFO QUI: https://www.csvabruzzo.it/.../bando-di-servizio-civile.../
E QUI SUL PROGETTO NEL DETTAGLIO: https://www.csvabruzzo.it/.../12/ide_ali_di_libertaa.pdf
Il progetto in sintesi: favorire l’integrazione di chi, spesso senza possibilità di scelte, percorre strade sbagliate; contribuire alla promozione di una comunità capace di pacificazione e inclusione sociale, sostenere attività volte a ridurre ogni forma di violenza, favorire l’accesso all’informazione, stimolare la responsabilità e l’efficacia dell’istituzione penitenziaria.
lunedì 30 gennaio 2023
il video "Una notte d'ottobre"
Guarda il nostro
UNA NOTTE D'OTTOBRE
registrato al'auditorium dell'Università d'Annunzio nel 2018
clicca qui testo in giallo:
nottedottobre quandosispengonole luci logo csv.mp4 - Google Drive
Lo spettacolo (in scena 16 detenuti e 7 volontari) è ambientato in un piccolo paese della Baviera poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale e parla di gente comune, ora vittime e ora carnefici, coinvolte tutte in quella generale follia che ha poi dato il via allo sterminio di milioni di uomini. E mostra come il regime nazista ha trasformato le persone, rendendole incoscienti e incapaci di vedere quella immane tragedia che forse si sarebbe potuto evitare. In linea con la mission di Voci di dentro, lo spettacolo vuole essere un momento di riflessione contro la violenza, la sopraffazione, per i diritti e la legalità, perché l’uomo torni a vedere l’altro come se stesso, come amico e non come nemico, come persona e non come mezzo.
mercoledì 18 gennaio 2023
Il doppio dramma
86 nel 2022
Non sono semplici numeri, questi numeri indicano il numero delle persone che si sono tolte la vita mentre erano ristrette in carcere; sempre di più fino ad arrivare alle 86 del 2022. Una strage. Ad eccezione di un po' di clamore, il più delle volte è stata una strage ignorata e erroneamente considerata "nel suo insieme" come frutto di sofferenze e fragilità.Nell'ultimo numero della nostra rivista abbiamo ricordato le parole di Margara: "SENTIRE TUTTI LA RESPONSABILITÀ DI QUESTI MORTI E DEL CARCERE CHE LI PRODUCE È UNA SCELTA ETICA DESUETA". Margara disse così nel 2009, ma quel sentimento, quell'invito a sentirsi responsabili continua a restare inascoltato. E questo è l'altro dramma di questa strage. (grafico e dati Voci di dentro)
mercoledì 4 gennaio 2023
Porte, portoni, portoncini
di CLAUDIO BOTTAN
...Sfuggire al cambiamento
vorrebbe dire sprecare il dolore
Si può entrare in galera e uscirne da una "porta" di cambiamento che qualcuno ha aperto?
Non faccio buonismo, tutt’altro. Il carcere cambia per sempre ed è innegabile, ma sfuggire al cambiamento vorrebbe dire sprecare il dolore.
L'illogicità che la detenzione lascia addosso una logica ce l'ha, tutta sua: vera galera non sono le sbarre, il cemento. La galera, quella che piega la roccia, è lo stare esposti alle domande, reggere l'urto del passato senza defilarsi: le domande dei più giovani (non potevi pensarci prima?), le domande di mio figlio (papà, perché?), gli sguardi della gente, le loro attenzioni, i miei rimpianti: questa è la galera che mi tormenta. Mai l'avrei immaginato mentre ero là dentro.
Allora devono spalancarsi le porte su quel luogo buio, fermo nel tempo, ma in cui il tempo è l'unica cosa a contare davvero. Il carcere ha bisogno di essere raccontato, deve essere ascoltato dalla voce di chi ha avuto la dolorosa sventura di passarci per la pena; deve essere condiviso con chi ha scelto di entrarci per alleviare la pena di altre persone. Incontrare i volontari significa restituire parte del calore umano ricevuto; il solo fatto di sentirsi chiamare per nome, in un luogo ingessato dai ruoli che impongono distanze tra buoni e cattivi, è una porta aperta verso il cambiamento. Ci vuole il coraggio di varcarla quella porta, volontariamente.
sabato 31 dicembre 2022
Fuga dal Beccaria. Quei “ragazzi Papillon” chiedono anche a noi di oltrepassare i muri del carcere
di ANTONELLA LA MORGIA
La fuga di sette ragazzi dal carcere minorile Beccaria non
andrebbe letta come la conseguenza di cosa mancava- e avrebbe dovuto esserci - al
penitenziario in cui erano reclusi. Cioè, l’assenza di punti vulnerabili di cui
è stato facile approfittare: le impalcature e le protezioni di un cantiere nell’edificio
i cui lavori non erano terminati. O la scarsa sorveglianza degli agenti per un
organico insufficiente.
D’accordo. Mettiamo più personale di polizia a guardarli
come cani e pastori un gregge. Oggi solo a qualche illuminato direttore, ai
cappellani, ai pochi educatori e ancora ai sempre meno numerosi volontari va
riconosciuta la lodevole missione – laica o evangelica che sia - di riprendere
quelle vite smarrite, come pecore. E mettiamo muri più alti, a chiudere ancora
più aria, luce, cielo di quanto non filtri, per sognare di rubarli nel giorno
di Natale.
Questo episodio piuttosto che evidenziare cosa mancava, ci dice invece cosa c’era in quel carcere. Spesso, quasi sempre, cosa c’è in ogni carcere. Solitudine, vuoto, negazione di diritti diversi da quell’integrità della libertà personale che la pena detentiva principalmente aggredisce, poi però portandosi dietro molte altre e afflittive privazioni, che investono affetti, occupazioni, direzioni e impegni, aspettative, desideri, interessi.
sabato 24 dicembre 2022
Speciale Natale 2022
Questo numero speciale di Voci di dentro dal titolo Natale 22 è nato nelle redazioni delle carceri di Chieti e Pescara. Sono pensieri e riflessioni a ridosso della festività del Natale, un giorno di festa per tanti, ma non per tutti. Non per le persone che vivono in paesi in guerra, non per i migranti che a bordo di piccole imbarcazioni cercano salvezze in terre straniere. Un giorno che non è uguale per tutti in questo mondo di ingiustizie e di disuguaglianze. Nonostante gli appelli alla pace. In questi pensieri ritorna costante la sofferenza di chi si trova in carcere e che è stato diviso dalla famiglia, dagli affetti più cari, soprattutto dai figli. Sono circa ventimila i detenuti rinchiusi nelle carceri italiane che hanno figli. A loro, padri e madri in carcere, e ai loro figli, è dedicata questa pubblicazione che mettiamo in rete. per sfogliare clicca qui: Natale 2022 (calameo.com) Qui sotto il podcast di Carlotta Toschi:
sabato 10 dicembre 2022
Gli eventi di Voci di dentro questa settimana
Il calendario 2023 "Volti di dentro", gli incontri pubblici con Simona e Claudio, distribuzione di vestiti e abiti caldi per le persone detenute, un convegno a L’Aquila, la distribuzione del nuovo numero della rivista dedicato ad Assange. E’ davvero un programma fitto di iniziative quello che impegna Voci di dentro da domani, domenica 11, fino alla fine del 2022. Tutto all’insegna della solidarietà e della la cultura in difesa dei diritti continuamente violati. In tutti i campi.
Martedì 13 dicembre e mercoledì 14 dicembre. A Chieti. “Una storia semplice e straordinaria”. Ospiti di Voci di dentro, Simona Anedda e Claudio Bottan racconteranno la loro storia prima agli studenti dell’Istituto Galiani (martedì ore 10.30) e poi a conclusione della loro tappa abruzzese al Teatro Marrucino nell’ambito della rassegna “Amami Teatro” (ore 16). Simona è affetta da sclerosi multipla e sogna di arrivare fino all’Himalaya sulla sua sedia a rotelle, Claudio è un ex detenuto che ha deciso di spendersi in modo definitivo e totale per gli altri. Due storie di fragilità ed esclusione che insieme si completano diventando una sola Storia, semplice e straordinaria: “È difficile raccontare le emozioni e la commozione che si leggono sul volto delle persone che li ascoltano mentre parlano di come si sono conosciuti e del legame che si è creato. Per capire bisogna solo ascoltarli. Simona non muove più braccia e gambe, ma con la sua tenacia e grazie al suo “angelo custode” continua a progettare nuove sfide. Francesco Lo Piccolo: “Simona e Claudio sono speranza, positività e resilienza. Nella loro storia c’è la sintesi dei valori dell’associazione Voci di dentro: reinserimento sociale, diritti, uguaglianza. Voci di dentro è la loro “casa”. Antonella La Morgia: “Senza retorica o lacrime da talk show è la storia di chi impara nuovamente a vivere, nonostante tutti gli imprevisti in cui si può cadere. E’ la storia di chi impara di nuovo a camminare malgrado i molti ostacoli” . Per l’occasione, Simona, Claudio e Voci di dentro doneranno al Comune una carrozzina per disabili. L’incontro al Galiani è riservato agli studenti, l’incontro al Teatro Marrucino è aperto alla cittadinanza che è invitata a partecipare. In collaborazione con Csv, Ist. Galiani, User, FAI, CNA, e col patrocinio del Comune di Chieti.
mercoledì 30 novembre 2022
La gogna mediatica e gli effetti collaterali
di LUIGI MOLLO
La gogna mediatica “è un processo parallelo punitivo quanto il processo penale”, perché “arma” l’opinione pubblica che non è in grado di utilizzare quelle “armi” in maniera corretta. Nel sistema giudiziario italiano, ci sono già norme che possono evitarlo. Quando si crea l’aspettativa della condanna serve un giudice coraggioso per assolvere anche attraverso un equilibrio nell’informazione che lo renda libero di decidere.
L'editoriale
In stampa il nuovo numero di voci di dentro. 64 pagine sul carcere, sulle sofferenze, sui suicidi arrivati a quota 81 da inizio 2022, su Iran, su Russia e sul nostro giornalismo, giornalismo d’emergenza
Se esiste un giornalismo d’emergenza, tal quale la medicina che presta il soccorso urgente e interviene in situazioni critiche come i terremoti, è arrivato il momento di essere quel tipo di giornalisti. È arrivato il momento di presidiare, medicarne le ferite, salvandola dagli attacchi, il poco di professione militante che resta e che sempre molto ha da dire (salvo essere messa a tacere), stando a fianco di chi, se ha scelto di raccontare la verità offrendone le fonti, lo ha fatto fedele a un compito: informare è abbattere i segreti che avvolgono il potere, perché la trasparenza è il presupposto della democrazia.
Sartoria sociale, come ricucire un futuro per abiti e persone
È la prima impresa sociale nata a Palermo in un bene confiscato alla mafia. Una realtà imprenditoriale che offre una opportunità concreta di lavoro a persone svantaggiate o in situazioni di disagio
di Claudio Bottan
Tutti abbiamo avuto le nostre difficoltà. Anzi, “tutti siamo ex di qualcosa” ama ripetere Rosalba Romano, socia fondatrice e volontaria della cooperativa sociale Al Revés di Palermo che ha dato vita a “Sartoria sociale”. Si tratta di un’impresa nel campo del riciclo tessile e sartoriale, che ha sede in un bene confiscato alla mafia e gestisce anche un laboratorio di cucito presso la casa Circondariale Pagliarelli. “Siamo persone che non si vergognano di ammettere le proprie debolezze - aggiunge Rosalba - e che, nello spirito di una rete di solidarietà, si danno e danno una mano. Prova ne è che il nostro servizio non ha chiuso nemmeno un giorno durante la pandemia, che abbiamo affrontato producendo mascherine e portandole ovunque. Siamo persone qualsiasi, cittadini che hanno scelto di non cedere alla crisi depressiva”.
AM@NETTA, quando il lavoro e la creatività rimettono in carreggiata
Le “t-shirt a due ruote” del carcere di Novara che piacciono ai bikers
di Claudio Bottan
Il tempo libero è il problema dei carcerati! Così pensava il garante dei detenuti del comune di Busto Arsizio durante i primi mesi di incarico, dopo un anno in cui aveva gestito, come volontario, una piccola redazione interna alla casa Circondariale cittadina. Agli occhi di Matteo Tosi, in quei pomeriggi “al fresco”, niente, nemmeno il famigerato sovraffollamento, era sembrato più disumano e disperante dell’essere buttati lì, parcheggiati a non fare niente, senza possibilità di essere utili né di impegnare la testa: davvero “a marcire”, come si augurano solo certi peggiori. Ed era convinto che l’articolo 1 della Costituzione gli desse ragione.
lunedì 21 novembre 2022
Ottanta morti. Una strage
di CLAUDIO BOTTAN
Nelle carceri italiane si sta consumando una strage silenziosa. Qualcosa che mi rimanda continuamente indietro nel tempo, a corpi gettati oltre le sbarre.
«Mister Robert Sands, un prigioniero nel carcere di Maze, è morto oggi alle 1,17 del mattino. Si è tolto la vita rifiutando cibo e cure mediche per sessantasei giorni». All’alba del 5 maggio 1981 un conciso comunicato del governo britannico annunciava al mondo che l’ineluttabile destino del leader dei ribelli irlandesi si era compiuto. Bobby Sands aveva iniziato uno sciopero della fame come protesta estrema per rivendicare lo status di prigioniero politico che gli era stato negato da Londra, e per affermare il suo desiderio di libertà si era lasciato morire a soli 27 anni.
Ottanta morti, ottanta persone, ottanta storie. Nelle carceri italiane si sta replicando la storia: persone, individui, fragilità che trovano libertà nella morte gettata in faccia a chi non vuole vedere. Corpi che volano oltre le sbarre e si schiantano sulle nostre coscienze come estrema protesta per attirare l’attenzione sulla solitudine, sulla fragilità, sul disagio psichico degli ultimi. Corpi che pesano.
mercoledì 19 ottobre 2022
Suicidi, nuovi psicologi, caso Ioia. Tre storie nel mondo del carcere. Perché regni la quiete
sabato 1 ottobre 2022
𝙎𝙚 𝙢𝙞 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤, 𝙡𝙚𝙞 𝙚̀ 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙖 𝙫𝙞𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙡𝙞𝙩𝙖̀!
𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗲 … 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗮.
martedì 27 settembre 2022
Contro la strage nelle carceri
Comunicato stampa sulla strage nelle carceri a firma di Sbarre di Zucchero,
Nessuno Tocchi Caino, Voci di dentro, Diritti umani dei detenuti calpestati da
uno stato assente, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti
Orizzonti. Di fronte a numeri così impressionanti - 65 suicidi dall’inizio
dell’anno, uno ogni 4 giorni - denunciamo la disumanità di un sistema che non
riesce ad avere attenzione e cura degli esseri umani che gli sono affidati. Il
carcere non può essere una sorta di pattumiera dove gettare tutti assieme
malati, disagiati, disoccupati, emarginati, stranieri, dipendenti da sostanze,
giovani vittime di chi li ha trasformati in manovali della criminalità per i
suoi profitti. In undici punti le nostre richieste.
Prime adesioni:
Associazione (R) esistenza Anticamorra, Movimento madri doppiamente disperate,
Associazione Loscarcere OdV, Happy Bridge Odv, Associazione Recidiva Zero,
Associazione il Viandante, Associazione Il Coraggio, Gioco di squadra OdV,
Folsom Prison Blues, Comitato Riforma Giustizia.
altre adesioni al 28/09/2022: ARCI sezione carcere, gruppo Fb "Dalla parte dei detenuti" , Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Friuli Venezia Giulia, Il Carcere Possibile Onlus
altre adesioni al 30 settembre: Organizzazione di volontariato penitenziario nazionale CRIVOP ITALIA ODV
Per nuove adesioni scrivere a: sbarredizucchero@gmail.com
COMUNICATO STAMPA
Mai più una/uno di meno
Non si ferma la strage nelle carceri
italiane. Dall’inizio dell’anno, in questi 8 mesi e 25 giorni, 65 persone si
sono uccise nelle loro celle: 16 avevano tra i 20 e i 37 anni, 8 avevano oltre
cinquant’anni, tra loro quattro donne. Una persona ogni 4 giorni ha infilato la
testa attorno a un cappio o ha inalato il gas del fornellino. Nel solo mese di
agosto una persona si è suicidata ogni due giorni. Morti di solitudine, paura,
disperazione, angoscia. Perché senza speranza. Morti di galera.
Persone diventate vittime di un sistema
carcere mantenuto in piedi, nonostante i suoi risultati spesso fallimentari, da
chi non vuole vedere e da chi non sa gestire il disagio con i giusti
strumenti di una società civile, che dovrebbero essere innanzitutto medici,
educatori, insegnanti. E poi con politiche per l’inclusione e per l’inserimento
sociale e lavorativo. Morti di galera (certo sappiamo bene che non tutte le
carceri sono uguali, ma il dolore è tanto ovunque, e anche la solitudine, e la
scarsa attenzione per gli affetti delle persone detenute). Morti in una galera
dove con la morte e la sofferenza si convive giorno dopo giorno.
Per questo motivo ci facciamo portavoce delle
compagne e dei compagni di queste 65 persone che si sono tolte la vita e delle
persone che soffrono nelle carceri italiane, bollenti in estate e gelide in
inverno, dove è pesante il degrado reso ancor più insopportabile dal
sovraffollamento, e denunciamo la disumanità di un sistema che non riesce ad
avere attenzione e cura degli esseri umani che gli sono affidati.
Chiediamo oggi con forza, come del resto
lo facciamo da tanto tempo, che la società non si volti dall’altra parte (non
tutta ma tanta parte lo fa) e che si renda conto che, suicidio dopo suicidio,
si sta reintroducendo di fatto la pena di morte cancellata con l’entrata in
vigore della Costituzione italiana il 1 gennaio 1948. Allo stesso tempo
chiediamo che sia finalmente applicato l’articolo 27 della Costituzione al
secondo e al terzo comma dove si afferma che “l’imputato non è
considerato colpevole sino alla condanna definitiva e che le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla
rieducazione del condannato”.
Vogliamo che il dolore che queste 65
persone hanno manifestato rinunciando alla propria vita sia
finalmente ascoltato e sia messa fine a questa strage, che può terminare quando
il carcere cesserà di essere una sorta di pattumiera dove gettare tutti assieme
malati, disagiati, disoccupati, emarginati, stranieri, dipendenti da sostanze,
giovani vittime di chi li ha trasformati in manovali della criminalità per i
suoi profitti.
Chiediamo innanzitutto
• che si combatta in tutti i modi
l’isolamento del sistema carcere, favorendo sempre di più l’ingresso negli
istituti della società civile;
• che le donne in carcere siano
rispettate e non schiacciate in un sistema e una organizzazione prettamente
maschili;
• che diventi realtà l’affermazione
che nessuna mamma con bambino deve più stare in cella; lo si è detto troppe
volte, è ora di tradurlo in pratica;
• che sia agevolata l’organizzazione
di corsi e laboratori gestiti dalle associazioni di volontariato, e la vita
delle carceri non finisca alle tre del pomeriggio, come succede ancora in
moltissimi istituti;
• che il sistema sanitario prenda in
carico davvero le persone e le curi come meritano tutti gli esseri umani, e che
ci si ricordi sempre che chi è malato gravemente non deve stare in carcere;
• che vengano aumentate le ore di
colloqui settimanali e liberalizzate le telefonate come accade in molti paesi
d’Europa, con telefonini personali per ciascun detenuto abilitati a chiamare
parenti e avvocati: non si tratta di un lusso, ma di un po’ di umanità e di
rispetto della sofferenza, anche quella delle famiglie;
• che vengano assunti in misura
adeguata operatori, come psicologi ed educatori, che oggi sono del tutto
insufficienti;
• che venga depenalizzato il consumo
di sostanze stupefacenti, perché la legge attuale sulle droghe porta spesso in
carcere persone che non ci dovrebbero stare;
• che venga posto un limite all’uso
della custodia cautelare - un vero e proprio abuso visto che l’Italia è il
quinto Paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia
cautelare, il 31%, ovvero un detenuto ogni tre;
• che venga rispettato lo stesso
Ordinamento penitenziario, che a più di quarant’anni dalla sua emanazione è
ancora in parte inapplicato, come ad esempio là dove parla di Consigli di aiuto
sociale, che dovrebbero occuparsi del reinserimento delle persone detenute
nella società e non sono mai stati istituiti;
• che vengano sviluppati e
rafforzati programmi per il reinserimento delle persone che escono dal carcere
con le misure di comunità, che poi sono l’unico modo vero per porre un freno
alla recidiva.
Potremmo continuare all’infinito, perché
tante sono le richieste e altrettanti sono i diritti continuamente violati.
Alla base di tutto restano però dei
principi di civiltà: la sicurezza si raggiunge facendo prevenzione, la
prevenzione si fa migliorando la qualità di vita nelle carceri.
La strage di quest’anno deve cessare. Mai più una/uno di meno.
Sbarre di zucchero, Nessuno Tocchi Caino, Voci di dentro, Diritti umani dei detenuti calpestati da uno stato assente, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Ristretti Orizzonti
Per adesioni scrivere a: sbarredizucchero@gmail.com











