giovedì 22 agosto 2019

I Garanti, ora il diritto alla sessualità in carcere

Grazia Zuffa per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 14 agosto 2019

S
i riparla di affettività e sessualità in carcere. L’iniziativa parte dalla Conferenza dei garanti regionali delle persone private della libertà, che chiedono ai consigli regionali di fare propria una proposta di legge per la “tutela delle relazioni affettive e intime delle persone detenute”, per poi presentarla alle Camere. L’idea di rivolgersi ai consigli regionali è quanto mai opportuna. Il coinvolgimento di istituzioni decentrate come le Regioni darà risonanza – si spera – a una campagna di largo respiro che riaffermi i limiti (costituzionali) della pena nella sua valenza afflittiva, e di converso riproponga il tema dei diritti fondamentali che le persone mantengono pur se ristrette.
Perché questa è la questione, al nocciolo. Può lo Stato privare le persone del diritto a una vita sessuale e a coltivare affetti solo perché imprigionate? Togliere ai detenuti e alle detenute una vita relazionale e sessuale non contrasta col loro diritto alla salute, inteso come diritto alla tutela del benessere psicofisico e sociale? E non è forse il diritto alla salute il primo dei diritti fondamentali per tutti i cittadini e le cittadine, liberi o detenuti?
Questi quesiti, che rimandano a principi etici e costituzionali, non sono inediti e vi sono pronunciamenti autorevoli a favore del diritto alla sessualità e all’affettività in carcere. Li citeremo tra poco. E allora perché i detenuti e le detenute italiane aspettano da oltre venti anni che tali principi si calino nel concreto della vita carceraria?
La prima iniziativa risale al secolo scorso, al 1999. Alessandro Margara, allora direttore dell’Amministrazione Penitenziaria, propose di modificare il Regolamento di attuazione dell’ordinamento penitenziario introducendo la possibilità per i detenuti di trascorrere coi propri cari fino a ventiquattro ore consecutive in apposite unità abitative protette da privacy all’interno dell’istituto penitenziario.

lunedì 19 agosto 2019

Lettera al Garante Prof. Gianmarco Cifaldi

Pubblichiamo qui la lettera di benvenuto inviata al Professor Cifaldi da un detenuto del carcere di Chieti a nome della redazione interna all'Istituto di Madonna del Freddo di Voci di dentro.



domenica 28 luglio 2019

L’Abruzzo ha scelto il SUO garante dei detenuti

La lettera di Francesco Lo Piccolo
Giornalista, Presidente Di Voci Di Dentro

"La Regione Abruzzo ha scelto il SUO garante dei detenuti.  Per me, che conosco e capisco il mondo del carcere, questa partita è ora chiusa. Ed è chiusa in un modo che non mi piace. Ma del resto cosa aspettarsi dalla Regione Abruzzo? Da una Regione dove ha la maggioranza un partito il cui leader usa termini come “devono marcire in carcere”, da una Regione dove c'è un altro partito che non comanda più e che non sa fare pubblicamente una sua scelta e imbuca cinque schede bianche, da una Regione dove c’è il gruppetto grillino che del carcere parla con frasi fatte e stereotipi…beh da questa Regione non  c’è davvero da aspettarsi nulla di buono. In tutti i campi, in tutti i sensi.
Mi ero candidato a Garante perché lo ritenevo e lo ritengo tutt’ora un punto di arrivo del mio percorso nel campo dei diritti, percorso fatto di impegno sociale e di anni di studio e ricerca sulle tematiche penitenziarie e detentive (recentemente mi sono persino preso una laurea in sociologia e criminologia). E perché la mia figura corrisponde appieno ad almeno tre dei cinque requisiti richiesti ai candidati: ovvero aver svolto attività di grande responsabilità e rilievo in ambito sociale e conoscere a fondo le problematiche della reclusione e del rapporto mondo esterno - mondo interno, con attenzione particolare al dettato costituzionale del reinserimento dei detenuti; avere comprovata competenza nel campo delle scienze giuridiche, scienze sociali e dei diritti umani e con esperienza in ambito penitenziario; avere alta e riconosciuta professionalità o essersi distinto in attività di impegno sociale.

Voci di dentro alle Terme romane


domenica 2 giugno 2019

Garante dei detenuti in Abruzzo, aperto il bando


Lettera del presidente di Voci di dentro Francesco Lo Piccolo, candidato a Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale


La Regione Abruzzo con determinazione dirigenziale n.43/APL/AIE del 8.5.2019 ha pubblicato l’avviso per la presentazione delle candidature alla carica di Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale (il termine è fissato per martedì 4 giugno 2019, qui moduli FileAllegato A) - Formato OdtAllegato B) - formato odt , PDF iconAvviso). E’ il secondo avviso dopo quello del 2015 (allora si proposero 17 persone), ma non si arrivò mai alla nomina a causa delle purtroppo consuete liti tra i partiti.

Questa volta dovrebbe andare in modo diverso: la Regione ha infatti stabilito che se dopo tre votazioni nessun candidato raggiunge il quorum richiesto (maggioranza dei due terzi dei voti favorevoli) potrà essere eletto Garante chi raggiungerà  la maggioranza assoluta dei voti: Forse la strada per far sì che entro l’anno anche l’Abruzzo – ultima Regione a non avere il Garante – possa mettersi in regola e nominare questa importante figura di garanzia per la popolazione detenuta.

Naturalmente, come già avevo fatto nel 2015, anche adesso presenterò la mia candidatura alla carica di Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Scelta d’obbligo, giusto sbocco del mio percorso: sono giornalista, sono stato consulente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo per la “Carta di Milano”, quindi membro della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Abruzzo, poi sono stato indicato anche referente dei detenuti per i Radicali Abruzzo. Ma soprattutto sono volontario in carcere da undici anni, fondatore dell’Associazione Voci di dentro, direttore del magazine Voci di dentro scritto dai detenuti di Chieti e Pescara, e promotore di diverse iniziative dentro il carcere e fuori per eliminare le condizioni che determinano situazione di disagio.

In tutti questi anni di impegno in questo campo ho imparato a conoscere i detenuti, a scoprire che spesso sono individui marginati e marginali: molti tra loro non hanno avuto chance, altri scientemente (chi più e chi meno) hanno compiuto scelte sbagliate e hanno fatto violenza, altri ancora o non sono stati capaci di vedere altre scelte, o non avevano che una sola scelta, o sono finiti nel circuito penale (sempre più invasivo) per un errore di un momento. Persone che hanno sì fatto soffrire, ma che a loro volta soffrono. Disuguali in un mondo ingiusto, governato oggi più di ieri da fanatismi e populismi, da un sistema sociale economico-finanziario che vede al primo posto l’utilitarismo, il profitto, il dominio, per apparire, avere, consumare. Etichettati e bloccati nello stereotipo del criminale, deumanizzati, vittime di una istituzione totale che nei fatti e a dispetto dei tanti propositi (art. 27 della Costituzione) li spoglia dei loro diritti, applicando sistemi infantilizzanti, deresponsabilizzandoli e rinchiudendoli tutti assieme (piccoli ladruncoli alle prime armi, mafiosi e camorristi, poveri e ricchi, stranieri, giovani e vecchi, malati e sani, dipendenti da sostanze, alcool, gioco, colletti bianchi, eccetera) in sezioni e celle molto spesso per 16 ore al giorno dove si ripropongono ancora le stesse dinamiche sociali del fuori (discriminazione, sopraffazione, violenza). Un luogo dove la vista si ferma a pochi metri dai loro occhi, dove per anni si relazionano solo tra loro e solo con persone che ordinano e dove la disparità di potere è regola. Infine dove rieducazione e attività risocializzanti sono solo parole a causa di una organizzazione-burocratizzazione che privilegia innanzitutto la sicurezza, il contenimento, la punizione fine a se stessa. Non a caso in media negli istituti penitenziari italiani ci sono un agente ogni due detenuti, mentre c’è un solo educatore ogni 60 detenuti.

Ma soprattutto sono convinto che la dignità di una persona non può mai essere calpestata e che i suoi diritti restano tali, inviolabili. 
Per questo mi ricandido a Garante in Abruzzo delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

venerdì 12 aprile 2019

Il nuovo numero di Voci di dentro

Il nuovo numero sul 25 aprile dedicato a Greta

32 pag. in carta patinata direttamente a casa, 
prenota la tua copia scrivendo a rivista@vocididentro.it e te la invieremo per posta
Qui un passaggio dell'editoriale del nostro Ennio: 
"...Perché Greta è la testimonianza più credibile di come sia possibile portare avanti un pensiero che da utopia diventa progetto condiviso rivolgendosi al mondo dei giovani sensibilizzandolo alla gravità dei fatti ed all’urgenza di intervento per evitare che la catastrofe incombente renda precario il loro futuro compromesso nella sopravvivenza.
Perché Greta è uno sprone, un monito a quanti rincorrono un obiettivo, un proponimento, una meta come potrebbe essere per noi oggi la LIBERAZIONE da questa condizione di non-vita per rientrare nella società consapevoli della nuova linea di vita da seguire per contrastare possibili ricadute".

 clicca, sfoglia e leggi

mercoledì 9 gennaio 2019

Per il Giorno della Memoria



Lo spettacolo teatrale “Una notte d’ottobre”, realizzato dall’Associazione “Voci di dentro” in collaborazione con la Casa Circondariale di Pescara, è in programma il 25 gennaio 2019 al Teatro comunale di Atri alle ore 17.30 e il 26 gennaio 2019 al Teatro comunale di Ortona, sempre alle ore 17.30. La rappresentazione, che viene proposta in concomitanza con le celebrazioni  nella ricorrenza del Giorno della Memoria,  è liberamente tratta dal libro di Erika Mann “Quando si spengono le luci - Storie dal Terzo Reich”; il cast è composto da 16 detenuti della Casa Circondariale di Pescara e da 7 volontari dell’Associazione. 

La rappresentazione  è già andata in scena (con il titolo “Quando si spengono le luci”) l’11 aprile di quest’anno all’Auditorium dell’Università D’Annunzio alla presenza dell’ambasciatore di Israele Ofer Sachs, e il 16 aprile al Teatro Circus di Pescara. E con il nuovo titolo “Una notte d’ottobre”  - come concordato con gli eredi di Erika Mann e l’editore tedesco – è andata in scena il 2 giugno al Teatro Marrucino di Chieti.

Lo spettacolo è ambientato in un piccolo paese della Baviera poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale e parla di gente comune, ora vittime e ora carnefici, coinvolte tutte in quella generale follia che ha poi dato il via allo sterminio di milioni di uomini. E mostra come il regime nazista ha trasformato le persone, rendendole incoscienti e incapaci di vedere quella immane tragedia che forse si sarebbe potuto evitare. In linea con la mission di Voci di dentro, lo spettacolo vuole essere un momento di riflessione contro la violenza, la sopraffazione, per i diritti e la legalità, perché l’uomo torni  a vedere l’altro come se stesso, come amico e non come nemico, come persona e non come mezzo.  

Diversamente dal libro della scrittrice tedesca, “Una notte d’ottobre” si conclude in un campo di annientamento, ma dal quale emerge uno spiraglio di luce rappresentato da una corsa verso la salvezza. Una corsa che vuole indicare la spinta dei popoli verso la libertà, verso un futuro di speranza, nonostante i tanti conflitti ancora in atto in molte parti del mondo e che è scandita da una conta che si arresta al numero otto. Otto come infinito, come doppia porta dalla quale l’uomo rinasce dopo gli errori (come gli errori delle persone che finiscono nel circuito della giustizia), e ancora come l’ottava lettera dell’alfabeto ebraico che significa terra, rifugio, salvezza.
“Una notte d’ottobre” è inserita nel Programma delle celebrazioni del Mese della Memoria organizzato dal Comune di Ortona e dalla Biblioteca Comunale. Ha il patrocinio del Comune di Ortona, del Comune di Atri, dell’Università degli Studi G. d’Annunzio, della Cattedra di Sociologia Penitenziaria e Rieducazione Sociale dell’Università degli Studi G. d’Annunzio (Prof. Gianmarco Cifaldi). “Una notte d’ottobre” si svolge con l’Egida scientifica dell’Osservatorio Laboratorio Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva (O.L.T.R.E.E.E.) dell’Università Roma Tre (Direttore Prof. Matteo Villanova) e ha il patrocinio del Master in “Educazione affettiva e sessuale, clinico e forense, per l’infanzia, l’adolescenza e la genitorialità” che a breve ospiterà lo spettacolo in un seminario didattico sulle emozioni.

Le rappresentazioni di “Una notte d’ottobre” nei teatri di Atri e Ortona saranno precedute dalla testimonianze degli scrittori Pier Vittorio Buffa e Giovanni D'Alessandro, dai contributi video dell’artista Moni Ovadia e della saggista Daniela Padoan, da un messaggio della senatrice Liliana Segre.

INGRESSO LIBERO